Suffocation sommergono la Gala hala di interiora e sangue! (2010)

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Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Gala hala, Lubiana
Data del concerto: 22.03.2010
Numero di spettatori: 0

I Dirty Skunks ci hanno regalato ancora una volta una primavera di concerti coi fiocchi, e stavolta hanno portato a Lubiana nientemeno che i re del death metal, i Suffocation! Dopo tre anni sono tornati sul luogo del delitto, la Gala hala, stavolta con il tour Legacy of Blood, in onore del disco uscito l’anno scorso, Blood Oath. A fargli compagnia, un bel bocconcino di band: Burning the Masses, Fleshgod Apocalypse, Nervecell e Annotations of an Autopsy.

Ad aprire le danze sono stati i giovani deathcorer californiani Burning the Masses, che due anni fa hanno pubblicato il loro debutto, intitolato Mind Control. Oggi, in un genere ormai cantato e ricantato, annacquato e masticato fino alla nausea, dove la maggior parte delle band si somiglia come due gocce d’acqua, è davvero dura inventarsi qualcosa di nuovo o suonare anche solo vagamente personali. Ecco, i Burning the Masses alla Gala hala, che nonostante l’orario presto si stava già riempiendo bene, hanno dimostrato di avere comunque qualche idea tutta loro. Orecchie e occhi erano puntati soprattutto, e per la maggior parte del tempo, sui chitarristi Chris Valenzuela e Arde Ostowari, che facevano correre le dita sui manici delle loro chitarre in modo insolitamente bravo e veloce per il genere. Gli assoli dei Burning the Masses, davvero spettacolari, dal punto di vista tecnico si avvicinano a gente come i The Faceless, per dire. Peccato che a trascinarli troppo spesso e troppo in fretta nella media del deathcore ci pensino i breakdown triti e ritriti, una sezione ritmica nella norma e il cantante Cameron “Big Chocolate” Argon, che suona come il cantante di un qualunque deathcore band “xy” e ha un soprannome che starebbe benissimo a un attore porno. La Grande Cioccolatina sarà pure una belva vocale brutale, ma i suoi grugniti e le sue urla suonano generici più che mai. I Burning the Masses hanno fatto il loro lavoro di apripista in modo solido e sicuro, ma anche facilmente dimenticabile.

A un livello qualitativo più alto hanno portato il concerto gli italiani Fleshgod Apocalypse, che l’anno scorso si sono fatti notare con l’ottimo debutto Oracle, uscito per la Candlelight. In una buona mezz’oretta gli italiani hanno avuto modo di presentare un po’ di pezzi del debutto e il tanto atteso EP Mafia. E se di solito alle band italiane facciamo le pernacchie, con i Fleshgod Apocalypse possiamo solo sorridere davanti a un death metal tecnico infernalmente buono, con un pizzico in più di brutalità e allo stesso tempo di melodia; il cantante principale Tommaso Riccardi si fa notare persino per la buona conoscenza dell’inglese, che tra gli italiani è più un’eccezione che la regola. I ragazzi hanno sfoderato un mix devastante di death metal tecnico sostenuto da una batteria dinamica e tellurica e da assoli mozzafiato, il tutto alternato a momenti di groove grasso e condito con un pizzico di melodia. Sono suonati alla grande i pezzi del debutto come Requiem e SJ Minore, Thru Our Scars ha dimostrato che Mafia promette niente meno di Oracle, e la bella sorpresa è arrivata dai Fleshgod Apocalypse con un classico degli At the Gates suonato alla perfezione, Blinded by Fear.

La tensione prima dell’arrivo dei grandi Suffocation l’hanno alzata con successo i thrash/death metaller di Dubai Nervecell. Qualche tempo fa avevamo avuto occasione di vederli sul secondo palco del Metalcamp, stavolta invece per la prima volta hanno suonato da noi in un club e ci hanno presentato con successo i pezzi devastanti death/thrash del debutto Preaching Venom. Che titolo azzeccato! Dal palco i Nervecell hanno sputato letteralmente a fiotti inni thrash velenosi, pieni di buoni riff e di svolte vivaci e dinamiche, mentre l’energico e sicuro frontman/bassista Rajeh Khazaal con la sua voce brutale e aggressiva ha pensato allo spettro death dei Nervecell e ha dimostrato come si predica veleno! Le ossa ce le ha scosse per bene il batterista Louis Rando, che ha eseguito alla grande e con sicurezza passaggi variegati e assalti devastanti di doppio pedale, quelli che sull’album aveva suonato David Haley (Psycroptic). I pezzi dell’album i Nervecell li hanno eseguiti in modo davvero devastante, sicuro e senza compromessi, e come ciliegina sulla torta hanno piazzato un’ottima versione dell’inno dei Bolt Thrower Where Next to Conquer.

Se fino a quel momento la tensione prima dei Suffocation era salita parecchio, e con lei la qualità delle band, con l’arrivo del quintetto inglese Annotations of an Autopsy è scesa in picchiata. I ragazzi hanno suonato un deathcore noioso, pieno di breakdown mortalmente piatti, linee di chitarra monotone e una sezione ritmica soporifera, mentre il cantante “Sewer mouth” Steve Regan ci ha mostrato un altro growl deathcore identico a tutti gli altri. Quaranta minuti buoni di AoaA sono stati davvero difficili da sopportare, anche se il bocca di fogna Steve ce l’ha messa tutta per risultare simpatico invitando tutti a bere birra insieme. Durante la loro esibizione ci è passata la voglia anche della birra.

Poi, finalmente, è arrivato il momento tanto atteso! Sul palco della Gala hala, dopo tre anni, sono tornati trionfanti i giganti newyorkesi del death metal, i Suffocation di Long Island. Senza tanti convenevoli ci hanno subito falciati con l’opener del culto di debutto Effigy of the Forgotten, Liege of Inveracity. Nei primi secondi del concerto i Suffocation hanno spalancato le porte dell’inferno e alla Gala hala hanno alzato la temperatura di qualche decina di gradi. Il pubblico ha cominciato a comportarsi come un branco di demoni in cerca di sesso, birra e buon death metal blasfemo, ed è partito un mosh senza sosta, arti che volavano ovunque, e ai ragazzi sul palco hanno fatto presto compagnia gli stagediver. E i Suffocation avanti senza pietà: lo straordinario duo di chitarre Terrance Hobbs e Guy Marchais con riff magistrali e infernali e assoli demoniaci, Derek Boyer a dimostrare come si suona il basso nel death metal, il fantastico Mike Smith con una batteria da togliere il fiato che faceva tremare le fondamenta della Gala hala e le ossa del pubblico (anche se si è rasato i dread e con la fascia in testa sembrava un cestista della NBA). E poi, ovviamente, last but not least, il leggendario Frank “the Tank” Mullen, uno dei frontman più folli in circolazione e growler senza compromessi, che dal vivo suona bene come sul debutto uscito quasi vent’anni fa! Quando Frank tira fuori la lingua e alza il braccio nel suo caratteristico, indimenticabile gesto a falce, subito si alzano le braccia anche tra il pubblico, che segue il pazzo Frank. È incredibile che i Suffocation terrorizzino i palchi da 20 anni e siano ancora così maledettamente bravi, pieni di energia, sempre pronti a dare tutto sul palco e a mettere in piedi un concerto che non dimentichi tanto facilmente. Come non dimentichi gli inni del death metal classico che suonano i Suffocation: il cult Effigy of the Forgotten, Pierced From Within, Suspended in Tribulation! Pazzesco! E quando Frank con i migliori discorsetti di presentazione di tutti i tempi annuncia un pezzo dicendo che devi amare il tuo marmocchio anche se è un serial killer, non può che essere il turno di Breeding the Spawn. E quando Frank the Tank dice che a volte ami una donna bellissima così tanto che vorresti solo avvolgerti nelle sue viscere, i Suffocation ti asfaltano con la leggendaria dichiarazione d’amore Entrails of You. Ovviamente il posto d’onore nel concerto l’ha avuto il disco uscito l’anno scorso, Blood Oath, ed è giusto così, perché pezzi come Blood Oath, Cataclysmic Purification e Come Hell or High Priest dal vivo suonavano d’impatto quanto i vecchi classici e sono la conferma abbondante che la forza dei Suffocation, anche dopo 20 anni di attività, non cala nemmeno un po’. Purtroppo ogni cosa bella prima o poi finisce, e così è toccato salutare anche i Suffocation, e lo hanno fatto con l’ottima Bind, Torture, Kill! Con questo concerto i Suffocation hanno ribadito di essere una delle migliori death metal band del mondo, e quando gli giuri fedeltà di sangue, quel giuramento dura finché non marcisci due metri sottoterra e spingi su le margherite dal basso!

Foto: Martin Prezelj

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