Symphonicities

0 6

Autore: Jernej Vene

Artista: Sting
Etichetta: Deutsche Grammophon
Uscita: 2010
Durata: 55:39
Voto: 4/5

Il britannico Gordon Matthew Thomas Sumner, meglio noto come Sting, come leader e autore principale del trio The Police e come solista di successo è senza dubbio una vera icona viva della cultura pop. Nella carriera ha messo in fila una valanga di pezzi immortali che accompagnano chiunque, che lo voglia o no. Symphonicities è un disco in cui porta una selezione dei suoi brani insieme alla London Philharmonic Concert Orchestra. Il viaggio è interessante, perché alcuni pezzi hanno ricevuto vestiti nuovi di zecca e davvero curiosi. Certi fan di Sting sono ormai un po’ stufi di aspettare canzoni nuove. Ovviamente le vogliono nella sua sfera musicale di casa, cioè il pop rock, finito negli ultimi anni su un binario morto. L’ultimo disco di materiale pop, Sacred Songs, è uscito addirittura nel 2003. È chiarissimo che Sting può permettersi qualsiasi svolta di carriera. A dargli libertà artistica è soprattutto la credibilità conquistata col lavoro passato, oltre a un bel fiuto per le ricerche musicali nuove ed emozionanti. Così nel 2006 ha registrato con il liutista bosniaco Edin Karamazov il disco Songs From The Labyrinth, in cui già lasciava intravedere l’entusiasmo per la musica classica. Porta la data 2009 il disco natalizio-invernale If On A Winter’s Night, in cui ha rielaborato melodie popolari con un’orchestra di medie dimensioni. Il disco è andato abbastanza bene, quindi ha deciso di proseguire con la formula. Il titolo Symphonicities tira una linea parallela con il celebre ultimo album in studio dei The Police, Synchronicity. Ad accompagnare Sting qui c’è la rinomata orchestra reale di Londra, che negli ambienti accademici è considerata l’orchestra nazionale britannica.

Dal punto di vista tecnico a Sting non c’è nulla da rimproverare. È vero che alcuni brani sono molto simili agli originali nello spirito, ma quasi due terzi prendono vita in un’anima nuova. L’orchestra sinfonica regala ovviamente più ampiezza alle melodie di Sting. I successi noti respirano arieggiati, freschi e briosi. Molti vedono Sting come un tipo serio, forse perfino un po’ altezzoso. A giudicare dalla sua opera, c’è una buona probabilità che lo sia davvero. Però affronta i nuovi progetti concentrato, con la testa e con tutto sé stesso, e per questo si è concesso la collaborazione con un’orchestra così eminente. Il repertorio di Sting è sterminato, e scegliere i pezzi da rielaborare, o meglio da rifare, non è stato facile. Eppure ha pescato con furbizia tra i grandi hit e qualche cosa meno nota, per non dire oscura. Ai brani si è avvicinato con libertà, in certi punti li ha trasformati e allungati. Sting rivela di ascoltare classica fin da piccolo, ma di non aver mai creduto che qualcuno avrebbe pagato per i suoi esperimenti in questo campo. Di certo conta anche l’apporto dei classici, che hanno insaporito i pezzi e se li sono fatti propri.

Dal punto di vista sonoro la musica ovviamente ispira, e con un ensemble così rinomato sull’esecuzione non si può proprio eccepire nulla. Sting dimostra ancora una volta di saper aggiungere contenuti di qualità alla sua discografia. Questo nuovo allontanamento dal pop gli ha portato, in età matura, nuovi ascoltatori. Difficile dire se Symphonicities giovi di più a Sting o all’orchestra. Nel mondo digitale di oggi è scontato che la promozione sia parte integrante della presentazione dei nuovi progetti. Ci sono intere scienze in proposito, ma a volte ci si chiede se serva davvero. Nel caso di Sting e della Royal Philharmonic Concert Orchestra di certo no. Gli ascoltatori fedeli di entrambi hanno sicuramente colto il senso dell’idea dietro Symphonicities e l’hanno fatta propria. Se prendiamo il disco come una lieve rivitalizzazione della carriera di Sting, sbagliamo di sicuro: il signore è onnipresente e adora scoprire nuove strade musicali. Per questo non c’è bisogno di vederlo come una nuova impennata di carriera, ma piuttosto come la voglia che arrivi presto qualcosa di nuovo dalla sua penna. Dopo sette anni di pausa dalla creazione pop, forse è già ora. O forse no, e a deciderlo sarà Sting in persona. La sua fama è tale che è lui a dettare cosa e quando pubblicare. Symphonicities è un disco musicalmente equilibrato e sonoramente mai fastidioso. La musica è fresca, leggera, e dimostra una gran voglia di creare con sincerità. Uno sguardo adulto e maturo sul mondo è più che prevedibile alla veneranda età di Sting, mentre la vivacità e la gioia di vivere che travasa nei brani convinceranno anche i pessimisti.

Formazione

Sting – voce
Dominic Miller – chitarra
Ira Coleman – basso
Steven Mercurio – direttore d’orchestra
Orchestra Filarmonica Reale di Londra

Produzione

Rob Mathes

Tracklist

1. Next to You – 2:30
2. Englishman in New York – 4:23
3. Every Little Thing She Does Is Magic – 4:56
4. I Hung My Head – 5:31
5. You Will Be My Ain True Love – 3:44
6. Roxanne – 3:37
7. When We Dance – 5:26
8. The End of the Game – 6:07
9. I Burn for You – 4:03
10. We Work the Black Seam – 7:17
11. She’s Too Good for Me – 3:03
12. The Pirate’s Bride – 5:02

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie