Systematic Chaos
Artista: Dream Theater
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2007
Incredibile! Cosa si può dire ancora dei Dream Theater? Ogni due anni ci arriva da loro un nuovo album in studio. Bravi ragazzi, non ho parole. “Systematic Chaos” è il titolo del nuovo. Il titolo non c’entra granché con l’allineamento razionale di scale scolastiche perfettamente costruite a cui la band ci ha abituati, e nemmeno con le formiche raffigurate in copertina, simbolo di un rigido ordinamento sociale gerarchico, ma sotto la pioggia di un uragano furioso fatto di queste sequenze regolari di note scolasticamente selezionate, i Dream Theater creano un vero caos sistematico. Eccome! Un titolo azzeccato. Ma in un sistema logico il caos è ammesso, signor Descartes?
Il nuovo album, ovviamente, non ha un concept: per cose del genere i Dream Theater oggi non trovano più il tempo. In compenso torna a essere più duro, affilato in chiave metal e, rispetto al predecessore “Octavarium”, molto più frammentato, nonostante la suite di 24 minuti di “Octavarium”, visto che per esempio I Walk Beside You è un lampo come non ne riusciva ai Dream Theater dai tempi di Peruvian Skies. Petrucci in un’intervista ha dichiarato che l’unica cosa che i ragazzi hanno tenuto consapevolmente presente nella preparazione del nuovo album è stata evitare rigorosamente melodie dolci da spezzare il cuore. “Systematic Chaos” è una bella dose di assalto massiccio a colpi di sega elettrica, la solita orgia metal della band, e quindi di nuovo più vicino a “Train Of Thought” (2003). Ma conserva quella complessità che con i Dream Theater conosciamo fin troppo bene.
Il nuovo album dimostra che la band ha perso la bussola da un pezzo. I Dream Theater oggi funzionano come un’unità che non sa esattamente cosa vuole esprimere attraverso il proprio prisma di percezione dell’arte musicale. Sembrano un bambino che ha provato tutti i giocattoli del mondo, e sotto questo aspetto risultano parecchio gonfiati e soffocanti. In effetti, dopo “Metropolis pt. 2.: Scenes From A Memory” (1999) assistiamo a una frammentazione sempre più spinta dei brani, alla ripetizione dei motivi, a una carenza cronica di freschezza nel potenziale di nuove idee creative. I Dream Theater, ovviamente, cercano di compensare il fatto di non sapere più cosa vogliono davvero mostrare con un mare di note, con un contorcersi complicatissimo attraverso le combinazioni più impossibili di ritmi sovrapposti, spezzati in chiave progressive, naturalmente. Tutto questo, certo, toglie il fiato ed è appariscente, perché si vanta di spostare di continuo il limite del possibile ogni volta che entra in gioco il fattore umano, in questo caso il modo più veloce immaginabile di suonare gli strumenti. I Dream Theater oggi sono come un gigante goffo che rompe qualsiasi cosa tocchi. Suonano rigorosamente a tutta forza, in modo crudo, razionale e con l’obiettivo di raggiungere velocità a tratti “supersoniche”. In questo caos euforico, però, hanno dimenticato di esprimere un’essenza chiara, quella che spesso portano e costruiscono la semplicità e la concisione. Sembrano il campione del mondo di wrestling che ha pestato tutti gli avversari e ora, nella finale di tutte le finali, prova a pestare anche sé stesso.
“Systematic Chaos” è un album riempito al massimo, almeno per quanto riguarda il minutaggio. Questo dimostra solo che alla band oggi interessa poco mettere in risalto i momenti di qualità, o dedicarsi a mettere negli album soltanto il meglio di ciò che compone. O forse vivono in un profondo errore, credendo che tutto quello che mettono insieme sia comunque il meglio? Inoltre l’album non nasconde la recente ossessione della band per le riletture dei classici del metal pesante come Metallica e Iron Maiden. Forsaken e Prophets Of War non nascondono i parallelismi con i classici Iron Maiden, o con il miglior Bruce Dickinson, nel riff principale. The Dark Eternal Night e Constant Motion sono, nei motivi di base, copie dirette dell’eredità dei Metallica, sia nel modo di cantare sia nei riff principali, con un thrasheggiare in lungo e in largo, un thrasheggiare che le vere band thrash padroneggiano in modo decisamente più convincente. Dov’è il vostro heavy metal, ragazzi, quello del debutto “When Dream And Day Unite” (1989)? Qualche momento interessante in più sul nuovo disco lo porta Repentance, che ha il maggior controllo nel creare l’equilibrio tra chitarra e tastiere e, nei passaggi più tranquilli, un livello invidiabile di atmosfera.
I brani più lunghi, The Ministry Of Lost Souls e la conclusiva In The Presence Of Enemies pt. II, come da copione portano, per la gioia di tutti i fan assetati dei Dream Theater, due pezzi che per durata sono davvero degni di ammirazione. In generale il primo dei due, insieme a Repentance, regala un altro momento del disco più emozionante dal punto di vista compositivo, ed è formato da due parti separate tra loro. Una prima parte sognante e molto atmosferica di sette minuti, che i ragazzi trasformano con maestria in un assalto di progressive metal, cosa che sanno fare meglio di chiunque, con il ritorno dell’atmosfera e della melodia della prima parte nel finale. Il pezzo ha un filo rosso e non contiene nemmeno un briciolo di esagerazione! Anche In The Presence Of Enemies pt. II porta quello che i Dream Theater fanno di continuo e con grande intensità! Unire la complessità tecnica agli elementi dell’heavy metal in una specie di coesistenza, nonostante la poca inventiva nei momenti in cui usano riff metal che sembrano tutti presi in prestito, per cui The Ministry Of Lost Souls e Redemption restano i momenti migliori dell’album per quanto riguarda il “dreamtheatrismo”. È interessante anche notare che Jordan Rudess sul nuovo disco non è espressivo come su “Octavarium”. Si rifugia soprattutto in una tavolozza di suoni molto ridotta. Per questo il nuovo album zoppica sotto questo aspetto, perché i momenti di sperimentazione sono rarissimi. Il che sul disco sottolinea ancora di più l’orientamento della band verso il metal.
“Systematic Chaos” non rappresenta per i Dream Theater nessun passo avanti. Conferma che la band non sa più comporre motivi espressivi (tutti suoi) che restavano in testa fino al 1999 compreso. Possibile che non sappia più scrivere qualcosa di simile a quello che c’era su “Falling Into Infinity” (1995)? Nel bisogno di dimostrare forza, velocità e precisione insuperabile, nel desiderio di soddisfare il bisogno primario dei fan, ogni tanto esagerano. Già. Anche i Dream Theater possono diventare noiosi. Come rispetto delle regole dei manuali e dei regolamenti di musica scolastici l’album è buono (ma con i Dream Theater un album brutto, in questo senso, è mai possibile?), ma sul piano artistico i Dream Theater non fanno che marciare regressivamente sul posto.
Formazione
James LaBrie – voce
John Petrucci – chitarra
Jordan Rudess – tastiere
John Myung – basso
Mike Portnoy – batteria
Produzione
John Petrucci & Mike Portnoy
Tracklist
1. In The Presence Of Enemies pt I.
2. Forsaken
3. Constant Motion
4. Dark Eternal Night
5. Repentance
6. Prophets Of War
7. Ministry Of Lost Souls
8. In The Presence Of Enemies pt II.
Durata dell’album: 78.45