I Mastodon mettono a ferro e fuoco il Nova Rock (2007)

0 12

Autore: Sandi Sadar Šoba

Data dell’intervista: 15.06.2007

 Dopo una giornata intera sotto il sole cocente di Nickelsdorf è arrivato il momento della prima intervista. Nella tenda bianca per i giornalisti ci hanno divisi in gruppi e su uno dei fogli si leggeva che l’intervista con i Mastodon era toccata anche a noi. I Mastodon sono avanguardisti del metal e la loro musica è puro storytelling concettuale. Un colpo da maestro narrativo è anche l’ultimo disco, Blood Mountain. Dell’idea alla base del disco, della concettualizzazione della musica e di parecchio altro abbiamo chiacchierato anche noi con il cantante dei Mastodon, Troy Sanders, nell’ombra dietro le quinte del Blue Stage, dopo il loro set intenso delle tre e mezza del pomeriggio. Troy dava a prima vista un’impressione di relax e buonumore. Visibilmente più tranquillo, perché la parte più dura era ormai alle spalle, si è seduto con noi …

RockLine: Che dire? È un grande piacere e un onore avervi qui al festival, dove abbiamo visto uno show spettacolare davanti a una marea di gente. Quali sono le prime impressioni dopo il concerto e che ne pensi delle folle che hai sentito sotto il palco?

Troy: La prima impressione è che davvero non riesco a credere che sia venuta così tanta gente. Incredibile. In Europa riuscite a organizzare festival così, davvero pieni di gente. Assurdo! Una cosa del genere faticheremmo ad aspettarcela oltreoceano, in America. Tutti questi vostri festival per me sono un’esperienza pazzesca.

RockLine: In effetti siete in tour da un bel po’ per presentare il vostro ultimo album Blood Mountain. Restiamo ancora un attimo sul pubblico: se confronti le folle di fan negli USA e in Europa, qual è la differenza principale che potresti indicare?

Troy: Di somiglianze ce ne sono un sacco. La gente è abbastanza simile. La differenza, come ho già accennato, sono i festival. Quelli ve li potete permettere solo voi qui in Europa. A noi una cosa così non riuscirebbe. Quando parliamo di concerti nei club, devo dire che il pubblico è parecchio simile, ed è fantastico, perché i nostri fan negli USA sono incredibili, e altrettanto fantastici sono gli appassionati qui. Le somiglianze sono tante e non saprei indicare un elemento chiave che separi un lato dall’altro.

RockLine: Avete fatto anche un tour piuttosto massacrante con i Tool. Io vi ho beccati in Italia, a Jesolo. Che effetto fa scaldare il pubblico prima di giganti dell’alternative che a livello sonoro sono molto diversi da voi?

Troy: Siamo in tour da 12 mesi filati. Forse qualcosa in più. Ormai abbiamo la testa in modalità tour. Viviamo e respiriamo tour. Il tour con i Tool è stato incredibile e davvero unico. Siamo veri amici di quei ragazzi, quindi ci siamo divertiti un sacco ogni sera. All’inizio la maggior parte del pubblico non sapeva chi fossimo. Il tour dei Tool era già completamente sold out ancora prima che ci aggiungessero alla lista dei gruppi. Comunque dopo ogni concerto abbiamo ricevuto belle reazioni e scommetto che il numero dei nostri fan è cresciuto. Fatto sta che siamo ininterrottamente on the road dallo scorso giugno, quindi l’eco nella nostra testa è solo: “tour, tour, tour, tour, tour, tour!”

RockLine: Dodici mesi sullo stesso bus, sullo stesso aereo, con le stesse persone. Sempre. Com’è l’atmosfera nella band? Ci sono mai stati litigi tra di voi?

Troy: No… Stiamo insieme da ben sette anni e siamo diventati amici veri, quindi non ci pesa godere della compagnia l’uno dell’altro. Ci conosciamo abbastanza bene da sapere quando lasciare in pace qualcuno che ne ha bisogno. Dovete sapere che abbiamo suonato insieme più di 1000 concerti e che siamo in tour da più di sette anni. Capiamo tutto quello che uno stile di vita così richiede a una persona e come ci si deve rispettare a livello umano in tour, visto che siamo insieme in furgoni, bus, nelle stesse camere e così via – abbiamo imparato a dare a ciascuno il rispetto che gli spetta.

RockLine: E la crescita e la progressione della band? Come si sono evoluti i vostri flussi creativi dal primo giorno e qual è stato il vero percorso evolutivo (mentale e concreto, in quello che offrite ai fan)? In che direzione state andando?

Troy: Musicalmente siamo cresciuti cercando di scrivere pezzi sempre migliori e di comporre musica sempre più complessa, e cercando suoni in territori musicali che vanno oltre quelli in cui eravamo prima. Questo per quanto riguarda la creatività e il livello dei brani a cui aspiravamo. Vogliamo sempre scrivere un disco migliore, brani migliori … In modo che siano più interessanti, e noi siamo esseri viventi che si concedono di allargare i propri orizzonti musicali senza limiti. Personalmente siamo riusciti a capire che questa band può portarci in giro per il mondo. E con i Mastodon ci siamo riusciti. Ci è stato concesso di vedere e fare alcune delle cose più incredibili e più folli solo perché è la nostra band. E abbiamo capito che la nostra musica ha un potere incredibile e che esistono un bel po’ di fan giurati che amano davvero la nostra band e che abbiamo toccato nel profondo. Era come quando io stesso ascoltavo le mie band preferite: i Neurosis, per dire, o band che hanno colpito me e hanno avuto un’influenza incredibile su di me.

RockLine: Tra l’altro qui suonano anche, per esempio, gli Isis …

Troy: Gli Isis sono una di queste band, esatto! Noi cerchiamo di portare a nuove folle, a nuove persone qualcosa di simile a ciò che noi stessi abbiamo ricevuto in dono dalle band che amiamo. Creiamo musica e costruiamo nuovi mondi, e durante i nostri viaggi per il mondo per tutti e quattro è chiaro che quello che facciamo lo facciamo bene. E speriamo di poter andare avanti senza intoppi, perché è stato davvero eccezionale.

RockLine: Guardiamo un po’ più da vicino il lascito musicale dei Mastodon. Se confronto Blood Mountain con Leviathan: il tratto in comune è l’innegabile concept. Leviathan era ispirato al Moby Dick di Melville, mentre Blood Mountain è andato ancora un passo oltre.

Troy: Sì.

RockLine: Puoi spiegare ai nostri lettori il messaggio dell’ultimo disco?

Troy: Si tratta della simbologia coerente della carriera della nostra band. Abbiamo incanalato e intrecciato queste storie in un’allegoria del viaggio e delle sue peripezie mentre ci si fa strada verso la vetta di Blood Mountain. In realtà come band ci sentiamo legati a questo. Attraverso i viaggi e la consapevolezza di dove siamo adesso e il desiderio di dove vorremmo essere. Noi vorremmo continuare a macinare successi, scalare la montagna, salire verso cose più grandi e migliori, che è quello che vogliamo sempre fare. Quello che vogliamo ottenere. Essere creativi e produttivi. Leviathan era basato più sul paragonare noi stessi a una storia che esisteva già. Questo disco invece è un parallelismo tra le nostre storie e la storia che ci siamo intrecciati noi. In pratica è un parallelo tra la nostra band e la storia che abbiamo tessuto noi stessi. Per quanto riguarda le storie i due dischi sono molto simili e riflettono quello che i Mastodon fanno davvero.

RockLine: Mi sono goduto la lettura del vostro sito ufficiale, dove la presentazione della band si chiude dicendo che siete riusciti a raggiungere la vetta e all’orizzonte sono spuntate nuove montagne più alte che volete raggiungere e conquistare … Qual è il prossimo passo logico, la direzione che i Mastodon possono prendere dopo Blood Mountain?

Troy: La maggior parte della gente si aspetta che la prossima volta tratteremo l’aria, qualcosa legato all’apertura del cielo, ma sarebbe troppo prevedibile. Quindi ci inventeremo qualcosa di super folle.

RockLine: Come affronterete la cosa a breve e a lungo termine? Quali sono gli obiettivi dei Mastodon?

Troy: Quando torneremo a casa da questo tour dei festival europei, ci prenderemo un paio di mesi di riposo. Solo per goderci il tanto desiderato calore di casa, rimettere insieme i pensieri frammentati e ricaricarci di nuove energie. Poi inizieremo, spero, a lavorare sul nuovo materiale. Questo è quello che definirei l’obiettivo a breve termine per i prossimi tre o quattro mesi. L’obiettivo a lungo termine è continuare a creare musica interessante, interessante secondo noi, e continuare a pubblicare dischi unici che, spero, la gente apprezzerà.

RockLine: E il messaggio per i nostri lettori?

Troy: Quello che sento è che essere invitati di nuovo – sempre e sempre ancora – è una cosa unica. Ci fa un gran bene. E tutto questo solo grazie alle persone che sostengono l’esperienza della musica dal vivo. Sono loro che vanno ai concerti ed è grazie a loro che le band tornano a fare tour. È fantastico e sono davvero felice di avere questo privilegio.

RockLine: Davvero fantastico averti conosciuto di persona. Grazie per la chiacchierata.

Troy: Grazie a te …

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie