T. Rex: Futuristic Dragon
Data di uscita: 30.01.1976
Etichetta: EMI Records
Produzione: Marc Bolan
Durata: 40:22
Genere: glam rock/blue-eyed soul
Voto: 8.5
Nel 1976, poco prima dell’uscita del loro undicesimo e penultimo album, »Futuristic Dragon«, sembrava che Marc Bolan con i suoi T. Rex avesse toccato il fondo, artisticamente e commercialmente, con il mediocre predecessore »Bolan’s Zip Gun« (1975). Quasi tutti erano convinti che, dopo la botta presa dal suo ego con il crollo di popolarità, Bolan non si sarebbe più ripreso, e così non pochi rimasero di stucco quando l’anno dopo tornò con concerti di ottimo livello e in buona forma, sia musicale che visiva. Ancora più sorprendente fu il nuovo album dei T. Rex, davvero solido, con un’ottima copertina firmata dall’artista britannico George Underwood, che nel 1968 aveva disegnato la copertina dell’esordio di Bolan come Tyrannosaurus Rex e che in realtà ha realizzato le copertine di tantissimi altri nomi noti della musica.
Dopo la rottura con Tony Visconti, su »Futuristic Dragon« Bolan ha finalmente dimostrato di essere maturato anche come produttore, sorprendendo con una produzione di qualità; nel frattempo ha messo sul piatto parecchie idee di scrittura rinfrescanti e usato strumenti nuovi, come il sitar, insieme a qualche effetto sonoro interessante. Mickey Finn e Bill Legend alla batteria sono stati sostituiti dal tecnicamente più preparato Davy Lutton, mentre gli arrangiamenti sinfonici sono opera del tastierista americano Jimmie Haskell. Stilisticamente »Futuristic Dragon« tornava più vicino alle radici glam rock dei T. Rex e suonava più inglese che americano. Qua e là si sentivano anche gli influssi della scena disco, allora in piena fioritura, mentre Bolan in certi punti ha cominciato a mostrare perfino qualche tendenza art rock e a sperimentare con proto punk e heavy metal. L’amore di Bolan per la fantasia e la fantascienza è diventato più evidente che mai nella maggior parte dei brani, persino più che nella sua prima fase psichedelica.
»Futuristic Dragon (Introduction)« era un’introduzione breve ma drammatica, bella carica e sorprendentemente sperimentale a »Jupiter Liar«, prova lampante che Bolan aveva trovato la formula giusta tra il suo inconfondibile glam rock e un’occasionale spruzzata di soul, grazie ai cori della moglie Gloria Jones. In »Chrome Sitar« Bolan stupisce con l’uso del sitar, mentre le armonie vocali femminili scorrono benissimo sopra la melodia centrale della chitarra. In »All Alone« si sentivano influssi disco che si sono fusi in modo sorprendentemente bravo nel nuovo suono dei T. Rex, molto più movimentato. »New York City«, uscita come singolo, oltre a qualche battimani un po’ da cliché, era imbottita di arrangiamenti orchestrali magnifici, ritmi saltellanti, effetti divertenti, splendide armonie vocali e una melodia centrale potente.
»My Little Baby«, dedicata a Rolan, l’unico figlio di Bolan e Gloria Jones, era intrisa di un’atmosfera positiva e di arrangiamenti sinfonici di gran gusto, mentre la voce di Bolan quasi scoppiava di entusiasmo. Era evidente che la nascita del figlio fosse stata uno degli eventi chiave della sua grande svolta in positivo. Nella tosta e innovativa »Callling All Destroyers«, uno dei momenti più interessanti di »Futuristic Dragon«, si coglievano sia elementi di proto punk che di heavy metal. Lo strumentale »Theme For a Dragon« vantava un’atmosfera epica e bombastica e a tratti sembra che il suo motivo portante, con quel possente arrangiamento sinfonico, sia stato creato per qualche film fantasy.
»Sensation Boulevard«, con il suo ritornello esplosivo a più voci, era un altro compromesso riuscito tra il classico approccio glam rock dei T. Rex e qualche influenza stilistica più recente. »Ride My Wheels«, intriso di atmosfera futuristica, conteneva armonie vocali nostalgiche e armonie dal sapore romantico. »Dreamy Lady«, uscita come singolo, era un puro esperimento disco e conteneva una delle prestazioni vocali più pittoresche di Bolan su questo album. »Dawn Storm« era un classico glam rock allo stato puro, che suonava come se fosse stato fatto tre anni prima, quando i T. Rex erano all’apice artistico e commerciale, ed è un’altra prova che Bolan, nonostante gli esperimenti sonori sempre più eclettici, non aveva intenzione di rinunciare alla fedeltà al glam. Il dolcetto finale »Casual Agent« è un finale energico ed erotico, piccante al punto giusto, che conferma ancora una volta che i T. Rex erano tornati in splendida forma artistica. Tra i singoli di quel periodo spiccava »Laser Love«.
»Futuristic Dragon« è stata una gradita conferma che i T. Rex di Bolan erano riusciti a rialzarsi dalla crisi e a tornare sulla scena glam rock con uno dei loro risultati migliori e più eclettici. Bolan, riuscito a scrollarsi di dosso l’etichetta di ex idolo della generazione teen dei primi anni Settanta, stava iniziando a crescere come artista, diventando un musicista decisamente più maturo, uno che non aveva paura di sperimentare con generi nuovi, disco in testa. Proprio per questo sembra ancora più tragico che il disco successivo dei T. Rex, »Dandy in the Underworld« (1977), con cui era tornato tra le grandi icone del rock, sia stato l’ultimo di Bolan, morto nello stesso anno in un incidente d’auto.
Autore: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Futuristic Dragon (Introduction) (1:52)
2. Jupiter Liar (3:40)
3. Chrome Sitar (3:13)
4. All Alone (2:48)
5. New York City (3:55)
6. My Little Baby (3:06)
7. Calling All Destroyers (3:53)
8. Theme for a Dragon (2:00)
9. Sensation Boulevard (3:48)
10. Ride My Wheels (2:25)
11. Dreamy Lady (2:51)
12. Dawn Storm (3:42)
13. Casual Agent (2:53)
T. Rex:
Marc Bolan – voce, chitarra, moog
Gloria Jones – cori, clavinet
Steve Currie – basso
Davy Lutton – batteria
Jimmie Haskell – arrangiamenti d’archi