T. Rex: Tanx
Data di uscita: 16.03.1973
Etichetta: EMI Records
Produzione: Tony Visconti
Durata: 35:03
Genere: glam rock
Voto: 8.5/10
Nel 1973, con la mania del glam rock al suo apice, Marc Bolan e i suoi T. Rex erano in cima al mondo, sia artisticamente che commercialmente. Lo status di star se lo gustava a piene mani, e così cominciò a fare i conti anche con i lati oscuri della fama smodata: problemi con l’alcol, sostanze di ogni tipo e chili di troppo. Allo stesso tempo gli era balenata in testa un’idea poco piacevole: i suoi eredi glam, con David Bowie in testa, rischiavano di superarlo «a destra». Così decise che l’ottavo album in studio dei T. Rex, «Tanx», avrebbe portato una svolta stilistica radicale. L’ispirazione la pescò nel soul e nel funk americani, che proprio in quegli anni stavano diventando sempre più popolari. La struttura della maggior parte dei pezzi di «Tanx» ne è la prova, anche se in parte Bolan tenne ancora in piedi la ricetta glam vincente che aveva segnato il suo predecessore di enorme successo, «The Slider» (1972).
Stavolta Bolan si mise a produrre in prima persona insieme al suo compare di vecchia data Tony Visconti, che non ne fu granché entusiasta, tanto che l’anno dopo finì la loro lunga e fortunatissima collaborazione. Visconti suonò anche gran parte degli arrangiamenti sinfonici di «Tanx». Fu allora che Bolan cominciò a prendere certe decisioni sbagliate, che indirettamente portarono al declino (temporaneo) artistico e commerciale della sua celebre band. La mossa più stupida, senza dubbio, fu lasciare fuori da «Tanx» due singoli di enorme successo come «Children of Revolution» e «20th Century Boy». Se avessero scelto diversamente, oggi questo disco sarebbe di sicuro molto più apprezzato e avrebbe avuto anche un’altra fortuna commerciale. Stilisticamente i T. Rex restavano ancorati alla base glam rock, a cui iniziarono ad aggiungere un po’ di influenze soul e funk. Sassofono e pianoforte ricevettero più spazio nella loro musica, e il pianoforte lo suonò in buona parte Elton John, anche se per molto tempo il suo contributo è rimasto un segreto gelosamente custodito.
L’iniziale «Tenement Lady», con i suoi ricchi arrangiamenti sinfonici, mostra con successo il nuovo volto sonoro dei T. Rex, fecondato dal soul. In «Rapids», grazie a un assolo scherzoso, si sente quanto sia cresciuto Bolan alla chitarra. Il sempreverde «Mister Mister» è uno dei momenti migliori di «Tanx». «Broken Hearted Blues», nostalgico e con un’anima un po’ funk, grazie ai sognanti passaggi di sassofono e all’elegante interpretazione vocale di Bolan è uno dei brani più belli di tutta la storia dei T. Rex. Il boogie rocker «Shock Rock» era per molti versi un omaggio, musicale e nei testi, di Bolan ad Alice Cooper, che all’epoca con la sua band era uno dei compagni di strada stilistici dei T. Rex.
«Country Honey» è un pezzettino breve ma sfacciato, con una bella dose di erotismo. Con la nostalgica delizia art rock «Electric Slim and the Factory Hen», dominata da imponenti arrangiamenti orchestrali e da un testo surreale su una fabbrica di concentrato di pomodoro, Bolan ha messo a segno una delle sue cose più mature. «Mad Donna», dedicata alla più giovane fan dei T. Rex, è un rocker blues parecchio basilare. Ancora meno interessante il boogie rocker «Born to Boogie», uno dei primi segnali della crisi creativa che iniziò a tormentare Bolan dopo la fine della collaborazione con Visconti.
Con il rilassatissimo e ambient «Life Is Strange», Bolan e compagnia tornano a tuffarsi in acque funk. «The Street and Babe Shadow», in cui Bolan parte di nuovo per la sua «caccia serale», è un altro breve ma piacevole giro nel soul, con un assolo di sassofono pieno di malizia. Il nostalgico «Highway Knees» è un altro esempio riuscito di transizione stilistica tra soul e glam rock. Ancora meglio riuscito l’esperimento soul di «Left Hand Luke and the Beggar Boys», intriso di solenni arrangiamenti orchestrali e ricco di armonie vocali femminili che gonfiano ancora di più l’atmosfera romantica.
Due parole vanno spese anche per i due singoli di successo che non sono finiti sull’album ma che restano tra i classici più riconoscibili dei T. Rex. L’inno epico «Children of Revolution», con il suo testo di impegno sociale, il riff portante possente e un ritornello da sveglia collettiva, tra i migliori mai sentiti nella scena glam rock, è stato adottato a lungo, molto dopo la morte di Bolan, da metallari, punk e rocker alternativi. «20th Century Boy», la definizione stessa di classico dei T. Rex, grazie al mix di riff tagliente e ritmo da ballo è forse il pezzo più amato dell’intera storia della band. Tra i brani migliori rimasti fuori da «Tanx» ci sono anche i potenti rocker «Solid Gold Easy Action» e «Jitterbug Love», che spostavano con successo i confini tra glam rock, hard rock e boogie.
«Tanx» è stato l’ultimo album classico dei T. Rex, quello con cui Bolan ha toccato lo zenit artistico e commerciale. L’influenza di soul e funk ha dato una bella rinfrescata al loro tradizionale sound glam rock. In fatto di esplorazione di nuovi orizzonti sonori Bolan allora superò perfino Bowie, che solo due anni dopo, con l’album «Young Americans» (1975), iniziò a buttarsi sul soul «a piene mani». Dopo «Tanx» le cose per Bolan e i T. Rex andarono parecchio in discesa per due anni e, dopo due album sotto la media, sembrava che si sarebbe lentamente spento, affogando in una totale letargia creativa e personale. Nel 1976 però, a sorpresa, riuscì a rialzarsi, anche se purtroppo solo fino alla sua prematura scomparsa nel 1977.
Recensione di: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Tenement Lady
2. Rapids
3. Mister Mister
4. Broken Hearted Blues
5. Shock Rock
6. Country Honey
7. Electric Slim and the Factory Hen
8. Mad Donna
9. Born to Boogie
10. Life Is Strange
11. The Street and Babe Shadow
12. Highway Knees
13. Left Hand Luke and the Beggar Boys
Bonus track nell’edizione CD del 1994:
14. Children of the Revolution” 2:30
15. Jitterbug Love
16. Sunken Rags
17. Solid Gold Easy Action
18. Xmas Riff
19. 20th Century Boy
20. Free Angel
T. Rex:
Marc Bolan – voce, chitarra
Mickey Finn – congas, percussioni, cori
Steve Currie – basso
Bill Legend – batteria
Musicisti ospiti:
Tony Visconti – mellotron, arrangiamenti d’archi, cori, produzione
Howard Casey – sassofono
Elton John – pianoforte