Tarja Turunen e Marko Hietala: gli ex Nightwish di nuovo insieme, una reunion indimenticabile nel cuore di Lubiana! (2025)
Tarja Turunen & Marko Hietala (opening act: Aaetheria)
lunedì 10/3/2025
Lubiana / CUK Kino Šiška / Slovenia
La reunion sul palco tanto attesa tra due leggendari ex membri (per molti, purtroppo, “ex”) dei Nightwish classici ha finalmente bussato alla nostra porta! Eccoli qui! Tarja Turunen, l’inconfondibile voce dei Nightwish, soprano straordinario che prima di questo ritorno aveva visitato la capitale slovena quattro volte (una anche con i Nightwish), e il suo collega Marko Hieatala, polistrumentista fuori dal comune, cantante, compositore e, soprattutto, ex bassista dei Nightwish! Una combinazione live che si impone da sola: guai a lasciartela scappare! Il tutto sotto l’egida della tournée congiunta “Living the Dream TOGETHER”!
Il concerto era sold out da un bel pezzo! Con la reputazione che si ritrovano i due, non c’è da stupirsi. A Tarja, che si era esibita nella stessa venue poco più di due anni prima, il 3/3/2023 – recensione del concerto su RockLine, quella volta non era riuscito del tutto, mentre stavolta, con Hietala al suo fianco, i biglietti sono evaporati con largo anticipo!
Il CUK Kino Šiška era dunque di nuovo stracolmo (non parlerò delle solite manovre per il parcheggio, perché del ping-pong con il parcheggio ogni volta che si va in questo locale ne ho fin sopra i capelli)! La serata l’hanno aperta gli Aaetheria. Un quartetto nato nel 2023 che descrive la propria essenza come una missione cosmica. La band è giovanissima e ha un disperato bisogno di promozione per ritagliarsi un posto visibile nell’oceano sconfinato di gruppi simili della scena metal moderna. Quattro persone. Con al centro una cantante che sa cosa significa l’espressività dei gesti sul palco, oltre a una performance vocale convincente, a cui però quasi rubavano la scena gli “occhiali svizzeri” del chitarrista, che tra le altre cose ha buttato lì anche un po’ di tapping sulla sua sette corde. L’abito cosmico argento della cantante (guarda la galleria qui sotto) si può ordinare anche su Amazon (pure in un luccicante rosa). Uno show di symphonic power metal sorretto da una pletora di sample programmati (basi preregistrate), attraverso il quale era difficile cogliere le reazioni del pubblico. Lo spettacolo non ha portato novità né niente per cui qualcuno avrebbe alzato almeno il sopracciglio sinistro. Qualche bel ritornello che lascia sperare che il primo album della band possa risultare interessante. Ma attenzione: gli Aaetheria sono un gruppo che arriva dal cosmo. Vedremo cosa ci porterà il futuro.
E poi è toccato a Marko. La serata ha finalmente avuto tutto quello per cui eravamo venuti. Scintille che crepitano nell’attesa incontenibile degli eroi della musica che stanno per salire sul palco. L’affluenza era pazzesca. Pubblico rumoroso e in piena trepidazione. Hietala è un musicista molto stimato. In un lasso di tempo relativamente breve Marko ha pubblicato due album solisti in studio di altissimo livello! E da entrambi ha portato dal vivo la sua musica. Quest’anno è uscito il secondo album, “Roses From The Deep”. Da lì veniva anche la maggior parte del materiale del suo set al Kino Šiška. Circondato da musicisti di prim’ordine, ovvero Tuomas Wäinölä (chitarra), Anssi Nykänen (batteria) e Robert Engstrand (tastiere), Hietala, tra voce e basso, è stato semplicemente superbo. Dal punto di vista vocale è sempre stato un fuoriclasse: basta tornare indietro nel tempo, fino ai giorni dei Tarot, per vedere benissimo l’immagine del suo mix perfetto di bassista e cantante in una sola persona. Marko con la sua band ha tirato fuori in un’ora uno show affascinante. Non ci si poteva aspettare altro. Essendo un arrangiatore e compositore raffinatissimo, in scaletta sono finiti diversi pezzi con ritornelli di una pomposità estrema. Ti tirano dentro all’istante. Lo si è sentito subito nel ritornello potentissimo della nuova opener Frankenstein’s Wife (un pezzo che Alice Cooper avrebbe dovuto ascoltare)! Apertura bombastica.
Stilisticamente? Mmmmh. È metal classico, e poi anche hard rock, ma con una forte dose di elementi folk che ogni tanto ammiccano persino al rock progressivo (Roses From The Deep). Il basso di Marko scavava come un dannato (il pezzo Rebel of the North), e a coprirlo alla grande c’era un trio di musicisti eccezionali, a cui Marko ha lasciato un sacco di spazio per sfogarsi nei passaggi strumentali e mettere in mostra i loro talenti. Dal debutto “Pyre of the Black Heart” Marko ha eseguito i pezzi nella versione originale, cioè quella finlandese dell’album, il che ha dato una spinta atmosferica in più soprattutto ai momenti folk! Impatiens Zero si è presa da sola l’etichetta di uno dei picchi dello show, soprattutto per il contrasto di atmosfera tra la strofa trattenuta e l’impennata improvvisa portata dal ritornello mistico e bombastico! Una composizione splendida che dal vivo ti afferra con un’intensità pazzesca!
Hietala ha una voce splendida. Autorevole e dal timbro chiaro! Il carisma c’è. Anche i discorsi arguti. Dopo la terza canzone, Isäni ääni, sorretta da elementi folk, si è sciolto per la prima volta con più calma: “Siamo solo sei milioni (riferendosi ai finlandesi, n.d.r.). Sono così pochi che abbiamo dovuto prendere nella band anche uno svedese (e qui ha guardato il tastierista Robert Engstrand, n.d.r.).” Dopo l’ottima Stones, nella parte finale del concerto, Marko e la sua squadra hanno messo in scena una manovra di incendio totale del pubblico. Hanno scelto il classico dei Black Sabbath War Pigs. Nessuno, ma proprio nessuno in sala è rimasto indifferente. Chiusura pazzesca. Semplicemente. Non poteva andare diversamente.
Ma ovviamente la maggior parte era venuta per Tarja! Il giorno prima di arrivare a Lubiana, il concerto a Bratislava, in Slovacchia, era saltato per colpa di un malanno da raffreddamento della celebre mezzosoprano. Quindi siamo stati piuttosto fortunati che Tarja si sia ripresa abbastanza da rendere possibile il concerto a Lubiana. Tarja ha rimescolato parecchio la formazione live per questa tournée, e l’ha anche un po’ “low-costizzata”. Dei nomi altisonanti ha tenuto in squadra solo il suo chitarrista di sempre, che le resta fedele in tutte le ere, cioè Alex Scholpp, mentre gli altri ruoli sono coperti da nomi meno noti al mondo della musica, ma comunque rodati. Si tratta degli argentini e fratelli Julian Barrett (chitarra ritmica) e Pit Barrett (basso), e della sezione ritmica italiana composta da Alex Menichini (batteria) – che aveva già accompagnato Tarja nella tournée precedente – e Guillermo del Medio (tastiere). È interessante la scelta di non avere più bisogno del violoncellista Max Lilja (Apocalyptica). Al suo posto Tarja ha rafforzato il fraseggio chitarristico, che in questa tournée è affidato a ben due chitarre, e di conseguenza il sound dal vivo è molto più carico di decibel distorti.
Stavolta Tarja ha bilanciato la scaletta con molti più pezzi recenti e classici del secondo e del terzo album, distribuiti in modo da tenere il pubblico sempre vigile e sull’attenti. A buttare benzina sul fuoco, ovviamente, sono state le esecuzioni dei classici dei Nightwish, quando la gente sapeva che sul palco sarebbe arrivato con Tarja anche il suo ex compagno di sventura nei Nightwish, Marko Hietala. Subito dopo l’iniziale Demons In You, il ruolo di presentatore dello show è passato ad Alex Scholpp. Ha spiegato al pubblico che Tarja deve badare alle corde vocali e che stavolta parlerà pochissimo durante l’esibizione. Non ha detto, però, che proprio per la salute di Tarja il concerto era stato un po’ accorciato. Il pubblico ci ha rimesso, perché la band ha tagliato dalla scaletta due pezzi: la sua Tears In Rain (che a Lubiana aveva già eseguito due anni fa) nella parte iniziale del concerto, e a metà serata è saltato dal repertorio, con grande dispiacere della maggior parte dei presenti, anche il classico dei Nightwish Dead To The World.
Il tutto è filato liscio come l’olio. Tarja ha un carisma incredibile e l’ha sfruttato con abilità soprattutto nella parte iniziale, quando svolazzava da sinistra a destra e ritorno e dava la mano ai fan delle prime file, che le hanno messo in mano una rosa – come a Marko durante il suo set – che le ha fatto compagnia per tutto lo show. La sala era subito sua. Suono ottimo, e si sente che la band ha messo insieme un bel po’ di concerti dall’autunno scorso a oggi, quindi di sbavature neanche l’ombra. Come da copione, Tarja si è seduta al pianoforte durante Oasis, singolo di “My Winter Storm”.
Il picco, naturalmente, l’ha portato sul palco la reinterpretazione del classico dei Nightwish Planet Hell, in cui a Tarja si è unito per un duetto vocale Marko Hietala. Carisma al quadrato, insomma. Una vista incredibile. Una vista che mancava. Una vista desiderata. E mentre guardi questo spettacolo ti torna in testa quell’inquietudine pungente, quando diventa chiaro che senza Tarja i Nightwish non saranno mai più i veri Nightwish. Marko è rimasto sul palco con Tarja anche per i due pezzi più recenti di lei, Dark Star e Dead Promises. Uno show pieno di una bombastica senza eguali.
Ma lo show si è avvicinato in fretta alla fine, che Tarja ha chiuso con due suoi vecchi singoli che sa che il pubblico conosce più che bene. I Walk Alone dall’album “My Winter Storm” e l’unico brano da “Colours In the Dark”, Victim Of Ritual, con cui ha portato lo spettacolo nel finale al crescendo che ha strappato al pubblico salve di reazioni emozionate. Ma non era ancora finita.
Nel bis è arrivata un’altra reunion di Marko e Tarja sul palco, con la reinterpretazione del classico dei Nightwish Wish I Had an Angel, che ha portato l’atmosfera ben oltre il punto di ebollizione e fatto tremare la sala, mentre la chiusura è toccata a un altro singolo atteso dell’inizio carriera, Until My Last Breath, con cui si è concluso uno show di un’ora e 25 minuti. Quindi 10 minuti in meno rispetto al repertorio dei concerti precedenti di questa tournée di Tarja! Ma possiamo essere contenti che, vista la salute malconcia della cantante, siamo riusciti a goderci il suo show, che ancora una volta ha affascinato con la sua voce unica, semplicemente meravigliosa, e in generale con la sua magica, a tratti ipnotica, presenza scenica. Tutto in uno, un concerto che smuove le profondità dei frammenti più nascosti dell’anima, seduce, incanta e affascina. Ogni volta di nuovo. L’accoppiata in tour con il collega Marko Hietala si è rivelata una mossa davvero azzeccata, che ha portato nei live di Tarja, prevedibili negli anni, una dose di varietà più che gradita e riuscitissima. Speriamo che Marko e Tarja restino in questa formula per qualche altra tournée insieme in futuro. E non solo. Che magari registrino insieme persino un album in studio.
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Marko Hietala – scaletta:
1. Frankenstein’s Wife
2. Rebel of the North
3. Isäni ääni
4. Olet lehdetön puu (orig. Hector)
5. Impatient Zero
6. The Dragon Must Die
7. Juoksen rautateitä
8. Roses From the Deep
9. Stones
10. War Pigs (orig. Black Sabbath)
Tarja Turunen – scaletta:
1. Demons in You
2. Falling Awake
3. Undertaker
4. I Feel Immortal
5. Oasis
6. Shadow Play
7. Planet Hell (orig. Nightwish, ft. Marko Hietala)
8. Dark Star (ft. Marko Hietala)
9. Dead Promises (ft. Marko Hietala)
10. I Walk Alone
11. Victim of Ritual
—bis—
12. Wish I Had an Angel (orig. Nightwish, ft. Marko Hietala)
13. Until My Last Breath













































