Taša, Brest e Mistermarsh al Godi Bodi festival 2017!
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Lubiana / Hostel Celica / Slovenia
Data del concerto: 08.06.2017
Numero di spettatori: 80
Prezzo del biglietto: 10,00€
L’anno gira e il nuovo Godi Bodi festival è di nuovo qui. Come sempre su più palchi in giro per la Slovenia, con il cuore della rassegna dedicato agli artisti dell’etichetta Celinka nell’arco di tre giorni, all’Hostel Celica di Lubiana. Ogni anno il festival porta un programma che mette sotto i riflettori chi a metà anno ha pubblicato un album in studio. Di solito, a metà anno, alla Celinka sono una decina. E anche stavolta è andata così.
Visto che il tempo è un tiranno sempre più implacabile, per RockLine è rimasta d’attualità una sola data di questa edizione del Godi Bodi festival! Si tratta in realtà del primo giorno del programma, andato in scena a Lubiana, con protagonisti Taša, Brest e Mistermarsh. Alla fine una settantina di persone si è radunata davanti al palco e, ancora prima che cominciasse a fare buio, a prendersi la scena è stata Nataša Vester Trseglav, in arte, in versione abbreviata, »Taša«. Con la sua band di accompagnamento, formata da Dejan Jerončič (tastiere, chitarra, voce di accompagnamento), Enos Kugler (batteria), Sebastjan Podlesnik (contrabbasso) e Katja Zupan (voce di accompagnamento). Nel suo set Taša e compagni hanno presentato il disco d’esordio in studio, uscito da poco, »Panta Rei«. I pezzi però non li ha suonati nello stesso ordine in cui stanno sull’album: i »confettini« e i momenti più forti del disco li ha tenuti da parte per il finale. E c’è riuscita, eccome. Un crescendo emotivo proprio sul gong! Taša è una musicista eccellente. Non solo perché i brani di »Panta Rei« hanno una solidità e un’omogeneità musicale pazzesche, che ti agganciano al primo ascolto: dal suo modo di suonare si capisce anche quanto sia legata alle melodie libere e improvvisate. Certo, la struttura compatta delle composizioni di momenti così non ne lascia granché, ma da certe linee del suo pianoforte si vede che è una maestra del suo strumento, una a cui stare a lungo fermi su un accordo finisce per annoiare. Quanto alla voce, tra un pianoforte suonato col cuore in mano e il rivivere emozioni e passioni, Taša ha portato a casa tutto in modo solidissimo e sicuro. E così la band. Con la sola eccezione di una chitarra un po’ meno sicura, che nel suono complessivo dal vivo avrebbe potuto farsi sentire con molta più decisione e dare al paesaggio sonoro contorni più nitidi.
Sul palco sono saliti poi i Brest. Appassionati di arboricoltura e botanica del legno? In realtà un vero supergruppo per la scena musicale slovena. A farne parte sono musicisti eccezionali. Stimati e riconosciuti, sia sulla scena slovena che su quella internazionale. Il primo è il bassista Samo Pečar (tra gli altri BRO, Siti Hlapci), poi la cantante Vesna Zornik (Katalena, TangoApasionada), il batterista Bojan Krhlanko (Igor Matkovič kvintet, The Stroj, Pero Lovšin…) e alla chitarra (e non è certo da meno) Samo Šalamon, che grazie alla critica del jazz contemporaneo è diventato sulla scena internazionale un artista molto apprezzato, ricercato e rispettato. »Buona fama arriva fino al nono villaggio«, insomma. Samo è sempre ispirato e creativo, ma anche un instancabile stakanovista. Da portavoce della nuova generazione del jazz, in carriera ha già pubblicato oltre venti album. I Brest, però, sono una storia a parte: il jazz è sì un ingrediente importante dell’identità musicale del quartetto, ma la premessa di base della band è prima di tutto la compattezza musicale e una struttura compositiva essenziale, dove strofe e ritornelli si sentono chiaramente. Altrimenti Vesna probabilmente »si annoierebbe a morte«. Scherzi a parte. I Brest hanno presentato il loro disco d’esordio di materiale originale, »Nemi film«, con testi che non sono altro che poesia messa in musica, firmata dalla giovane poetessa slovena Kristina Kočan. Dal punto di vista musicale i Brest sono un mix pittoresco e, direi, eclettico di sfida artistica genuina, riuscita a fondere con grande efficacia, nella propria identità inconfondibile, più generi diversi. In un unico, particolarissimo cumulo musicale. Samo può attingere a soluzioni dal sapore rock, ma si possono tirare parallelismi anche con approcci di stampo alternative, e col blues. In più si sentono chiaramente sfumature di chanson da cabaret, e il tutto (soprattutto) suona un gran bene alle orecchie e, considerate le caratteristiche speciali della voce di Vesna, che in questo ruolo suona »alla Katalena« solo a tratti, risulta insieme particolare e contagioso come il pop. La cosa più stuzzicante dei Brest, però, sono i momenti jazz che si innestano nel resto. Qui Bojan e i due Samo sono una sezione strumentale straordinaria, e l’hanno dimostrato anche quella sera. Bojan e Samo Šalamon ciascuno con il proprio lungo assolo, mentre la parte strumentale della band ha sempre un feeling eccezionale, con cui tutti e tre i pilastri strumentali del gruppo colorano per contrasto le emozioni e le passioni dell’interpretazione vocale di Vesna . Questo concerto ha messo in luce anche un’altra cosa: il quartetto ha sempre una dose eccellente di umorismo. Durante lo show, soprattutto nelle pause più brevi, si nota un continuo e simpatico »punzecchiarsi«. È quel folklore autentico dell’intrattenimento musicale che sulla scena slovena spesso ci manca e che altrettanto spesso viene frainteso, quando invece quell’elemento avremmo dovuto adottarlo da un pezzo e inserirlo come ingrediente obbligatorio di ogni spettacolo musicale. Soprattutto quando parliamo di rock’n’roll. Insomma, se volete godervi una dose abbondante di musica fuori dall’ordinario, ovvero l’unicità della fusione tra generi, un dosaggio piacevolmente bilanciato di queste spezie stilistiche, una solida presa musicale e le mosse spiritose di una commedia che dà brio ai motivi portanti, a cui fa spazio la forma stessa dei brani, i Brest sono la band da recuperare assolutamente: vi arricchiranno di sicuro i gusti musicali da gourmet, anche i più esigenti.
Terzo ad esibirsi quella sera è stato Mistermarsh! Chi conosce lo studio Marsh sa benissimo quale signore si nasconde dietro questo nome. Non è nessun altro che Martin Štibernik. Un musicista di un’esperienza incredibile, di casa a Šmarje Sap (vicino a Grosuplje). Polistrumentista, compositore, arrangiatore, produttore, e non ultimo anche cantante e chissà cos’altro. Se n’erano accorti già da un pezzo i noti nomi dello showbiz sloveno, quelli che la stampa rosa assedia di continuo (Jan Plestenjak, Vlado Kreslin, Nina Pušlar, Omar Naber, Bebop, Alya, Karmen Stavec, Slapovi,…). Nelle loro storie Štibernik ha avuto un ruolo importante, in diverse posizioni, grazie alla sua versatilità musicale e al suo fiuto. Quello che intanto covava sotto la cenere in Martin da anni, alla fine è divampato nel suo progetto musicale solista. Due anni fa è uscita così l’introduzione, accolta benissimo, alla storia di Mistermarsh, cioè l’album »Home«, che ha agganciato in pieno il battito attuale del pop urbano nel mondo, mentre il seguito, »Altamira«, rafforza il carattere di Martin Štibernik, soprattutto sul versante da cantautore. Quella sera Mistermarsh si è portato dietro musicisti eccellenti. Vecchi compagni d’avventura già dall’album »Home«, cioè metà degli Elevators, la coppia Robi Pikl (chitarra) e Sergej Ranđelović »RunJoe« (batteria), alle tastiere è subentrato Denis Horvat, che suona anche negli Hamo & Tribute 2 Love. Martin si è occupato del basso (ogni tanto anche della chitarra acustica) e (come da copione, ovviamente) della voce solista. Sì. Abbiamo sentito anche il nuovo successo quasi diventato un classico popolare, Veliko mesto, cioè il singolo che fino a oggi ha già avuto un sacco di passaggi in radio. L’album »Altamira« è uscito in formato digitale già l’anno scorso, e proprio il giorno del concerto all’Hostel Celica alla Celinka è arrivata la versione stampata, cioè il CD fisico, che il pubblico ha potuto comprare subito, per l’occasione. Il quartetto è semplicemente eccezionale. Professionale. Brani all’orecchio molto orecchiabili, arrangiati e giocati con leggerezza, che però richiedono un bel po’ di ponderatezza e attenzione quando li suoni. Insomma, feeling. La preparazione eccellente della squadra di accompagnamento, tre »feelingari« armati fino ai denti, ha garantito a Martin tutto questo fino in fondo, permettendogli di concentrarsi del tutto sull’esecuzione vocale e di rilassarsi senza pensieri. Forse qualche impaccio nel cercare i pedali e le manopole giuste, ma solo nelle pause tra un pezzo e l’altro, mentre Martin cercava il suono giusto del basso; per il resto un concerto ben condotto, a un livello esecutivo (come previsto) alto.
Sul terreno del festival quel giorno si potevano notare anche altri musicisti e artisti dell’etichetta Celinka, che si sarebbero presentati nel programma dei giorni successivi. E poi, ovviamente, la squadra di Val 202 con tutta l’attrezzatura logistica, finita lì per dovere di servizio. Per parte della serata ha tenuto banco il noto tubista Goran Krmac, anche lui »figlio adottivo« della Celinka, che ha sostituito il collega Janez Dovč, capo dell’etichetta Celinka. Lui si è unito alla serata un po’ più tardi, perché lo stesso giorno suonava anche lui. Nei due giorni successivi di festival hanno presentato i loro album anche Smaal Tokk, Tretji Kanu, Sara, Lamai, Bort Ross e Klemen Kotar. Quello che non siamo riusciti a beccare all’Hostel Celica nell’edizione di quest’anno del Godi Bodi, speriamo di riuscire a recuperarlo al più presto. Alla prima occasione.
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