Tattoo

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Artista: Gallagher, Rory
Etichetta: RCA Records
Uscita: 1973
Voto: 4/5

Rory Gallagher è uno dei pochi musicisti per cui il salto dalle formazioni di stampo prevalentemente blues, che con l’esplosione della rivoluzione r / b a metà anni Sessanta cominciarono a spuntare in numero ormai piuttosto fastidioso come funghi dopo la pioggia, a solista di successo e soprattutto del tutto indipendente non ha rappresentato un grosso problema. Cosa che, ovviamente, non sorprende. Rory, infatti, non è mai stato il tipo da seguire ciecamente le mode; semmai potremmo dire che fosse uno che quelle mode (anche se in una forma che per molti era trascurabile) le creava. Gallagher era semplicemente diverso, a modo suo nel suo amore sia per il blues che per la musica in generale, e ovviamente nella sua interpretazione, che (almeno) per sincerità e per una semplicità spesso ingenua ancora oggi resta ineguagliata. Gallagher, ovviamente, non si muove esclusivamente entro i confini tradizionali del blues. In realtà su Tattoo di tradizionale resta solo la sua proverbiale versatilità, ispirata, come sempre, da tutti i venti possibili, che però rivela il suo vero valore, con una certa ritrosia, solo agli ascoltatori più attenti della sua musica. Tattoo, così, oltre ai sempre convincenti saltelli di Gallagher, fatta eccezione per l’esordio, dal forte stato d’animo, offre probabilmente una delle testimonianze più intime di Rory, che è senza dubbio anche una delle sue più commoventi.

Il quarto album di Rory attacca con la leggera Tattoo’d Lady, in un tono misterioso quasi insolito per un chitarrista, uno dei suoi sfoghi personali più rilassati. L’intro assonnato, nel tipico stile Gallagher, si nasconde presto timidamente davanti alla spavalderia di Cradle Rock, la tipica saltellante bluesy di Rory, sulla quale, almeno per il vostro bene, conviene sistemarsi comodi già prima. Qui Rory trabocca di energia vitale, condita con la giusta dose di ironia e umorismo, che raggiunge il culmine del godimento in un assolo di armonica infuocato, per non parlare del libertinaggio “bottleneck” assolutamente spudorato. L’unica combinazione di umorismo e ironia abbellisce anche la successiva 20:20 Vision, con cui Rory sviluppa un modo del tutto personale di interpretare il blues, una specie di minestrone variopinto alla Chicago, condito con un pizzico di chiacchiericcio folk tradizionale irlandese, che a modo suo veicola l’ingenuo messaggio di Rory. Sleep On A Clothes-Line, con il suo tipico “riffeggiare” leggero alla Gallagher, tende ad alleggerire l’atmosfera. Il brano semplice rimanda con forza alle prime avventure di Rory con i Taste e di per sé ricorda ancora una volta il ruolo dominante del chitarrista in un trio ormai sciolto da tempo. La sincerità onnipresente di Rory domina nella frizzante They Don’t Make Them Like You Anymore, dal colore jazzy (un ricordo delle celebri parole di Sonny Boy Williamson?), ancora un trionfo grandioso della banda dell’irlandese, dove armonica e brillante Lou Martin se la giocano in un duello all’ultimo respiro. È un’altra testimonianza dell’eccezionale capacità interpretativa del chitarrista.

La postura dominante di Gallagher, fatta di passione al punto di ebollizione, ci riporta di nuovo con la pericolosa Who’s That Coming. Punto fisso dei concerti di Rory, in questa versione in studio nasconde gelosamente il suo vero fascino ai curiosi. La sua natura focosa viene tradita sottovoce da un dobro acustico dal mood slide, che indica ancora una volta l’entusiasmo di Rory per le influenze blues del delta del Mississippi. Altrettanto entusiasmante, ma completamente diversa nel suo umore malinconico, è A Million Miles Away, un’altra fenomenale creazione blues rock, una testimonianza semplice ma commovente dei sentimenti fortemente introversi di Rory. Gallagher ci concede raramente uno sguardo così profondo nella natura confusa e insicura del suo io. Gioioso e ingenuo nella sua semplicità, Rory, con un controllo e una leggerezza di tocco sbalorditivi, in questo irripetibile saggio di contagiosa malinconia, convince ancora una volta.

Con il suo carattere carismatico e indomabile, Tattoo porta avanti più che degnamente la missione dei suoi predecessori, sui quali, fin dall’esordio carico di mood, si costruisce lentamente ma con sicurezza la leggenda di Rory Gallagher. L’influenza della sua eredità sui musicisti delle generazioni successive è oggi incomparabilmente più grande, per esempio, del modesto numero di dischi venduti, si potrebbe dire persino vergognosamente trascurabile, da questo gigante della chitarra blues. Un fatto triste, che però a un purista del tipo di Gallagher oggi con ogni probabilità farebbe piacere.

Formazione

Rory Gallagher: voce, chitarra
Gerry McAvoy: basso
Lou Martin: tastiere
Rod de’Ath: batteria

Produzione

Rory Gallagher

Tracklist

1.Tattoo’d Lady
2.Cradle Rock
3.20:20 Vision
4.They Don’t Make Them Like You Anymore
5.Livin’ Like a Trucker
6.Sleep On A Clothes – Line
7.Who’s That Coming
8.A Million Miles Away
9.Admit It

Durata dell’album: 48.32

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