Temple Of Lies
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Bonfire
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2018
Durata: 43: 15
Voto: 4.5/5
Ormai da qualche anno è chiaro che dei veri Bonfire oggi non è rimasta nemmeno la »B«. È rimasta la »Z«, ovvero l’unico membro ancora originale (e fondatore) della band: Hans Ziller. Hans resta una fonte inesauribile di ispirazione creativa e di ambizione, e quindi l’ingranaggio principale che fa girare il motore del gruppo, anche negli anni della maturità della sua carriera musicale.
Il tipo non ha ribattezzato la band »Zillfire«, ma sta portando i Bonfire in una nuova storia. Due anni fa è uscito »Glorius«, che questa transizione la lasciava intuire; un anno dopo i Bonfire hanno pubblicato una doppia raccolta di classici risuonati, intitolata »Pearls«. In entrambi i dischi cantava il celebre David Reece (ex-Accept), che evidentemente non ha retto un simile slancio di Ziller, e non l’ha retto nemmeno la fugace sessione di Ziller con l’ex cantante dei Jaded Heart, Michael Bormann. Già l’anno successivo, cioè l’anno scorso, i Bonfire hanno pubblicato con il nuovo cantante Axl Stahl (Roxxcalibur) un lavoro estremamente solido e convincente, »Byte the Bullet«. Questa magia, questa chimica e questa rinascita artistica ritrovate il gruppo se le è portate dietro, e così un anno dopo, cioè lo scorso aprile, è uscito anche »Temple Of Lies«. Un titolo sempre attuale per qualsiasi album rock e metal.
Qui i Bonfire allentano i legami artistici, come avevano già fatto intuire con il predecessore, e volendo si spingono anche nelle sfere dell’heavy metal classico, cosa che annunciano subito in apertura con la title track Temple Of Lies, ruvida e carica a molla, ma ricoperta di pompa e bombast. Stahl è eccezionale nelle tonalità alte e altissime, e nel brano d’apertura i Bonfire intrecciano un legame con l’energia del metal tedesco classico, evocando i lavori storici di gruppi come Stormwitch o Scanner. Stahl è un vero killer anche nelle tonalità estremamente alte.
Ziller non si è dimenticato di scrivere frasi di chitarra (riff) contagiose e di un impatto fortissimo già al primo ascolto. Che dei Bonfire sia rimasta almeno la »B« lo conferma all’ascoltatore già la successiva On the Wings Of An Angel: qui il nuovo album si avvicina in modo naturale ai tempi classici dei Bonfire, e di conferme simili ne arrivano parecchie anche più avanti. Anzi. Stupisce scoprire che Stahl riesce ad avvicinarsi alle caratteristiche vocali di Klaus Lessmann, leggendaria prima voce del gruppo. Lo conferma poco dopo la Feel the Fire (Like Bonfire), a medio tempo e particolarmente marcata per la contagiosità melodica che sviluppa – come suggerisce anche il titolo stesso del brano. Non stupisce che Ziller abbia accolto Stahl a braccia aperte tra i nuovi Bonfire. Nella ballad Comin’ Home Stahl riesce ancora meglio a ricreare la somiglianza vocale con Lessmann. Ma non ci si ostina affatto: sull’album sviluppa soprattutto il proprio carattere vocale. È un cantante tecnicamente raffinatissimo e brani come la title track d’apertura, poi Fly Away o Stand or Fall lo mettono in una luce di pura bravura nell’adempiere ai suoi doveri vocali. Il tipo potrebbe cantare in qualsiasi formazione di heavy metal classico, e per lo sviluppo della potenza vocale nelle tonalità estreme in tanti potrebbero invidiarlo.
Quasi 44 minuti di musica dannatamente bella, che mantiene un legame riuscitissimo con i Bonfire classici. Da questo punto di vista stuzzica il giusto. Pochissimo, ma abbastanza. Sì. Dopo l’incipit di questo pezzo è dunque difficile credere che oggi i Bonfire non siano più nemmeno la »B« del loro nome. Il gruppo è anche riuscito a restare nella stessa formazione che ha registrato il predecessore »Byte the Bullet«, il che conferma definitivamente che i Bonfire hanno trovato le fondamenta giuste per proseguire la carriera nella loro età matura. Ziller resta la forza creativa e la costante.
A chiudere il disco c’è un pezzo di enorme forza, Crazy Over You. Un brano che deve diventare un fisso nel repertorio live dei nuovi Bonfire. Chiusura eccezionale. Un album, insomma, che non cala di qualità. Dall’inizio alla fine. Mantiene la ferocia e dei salti d’umore estremamente dinamici. La band serve ottimi assoli di chitarra, passaggi mid-eight curati che drammatizzano i pezzi, ritornelli sublimi che sono i picchi emotivi dei brani. I Bonfire (a tratti) rivestono con mestiere le linee guida di Stahl con armonie vocali aggiunte, e colorano una nuova serie di riff penetranti in modo non meno scaltro. Aggiungono sfondi sonori di tastiere che spesso imitano il suono dei sintetizzatori anni Ottanta, mentre Ziller, nello stendere i suoi drappi d’arrangiamento, continua ad amare anche le incursioni orchestrali. Pomp dalla testa ai piedi. Insomma, »Temple Of Lies« mette il puntino sulla »i« del predecessore. Suona ancora più mirato e compatto. Semplicemente perché alla band è riuscito mettere insieme un pacchetto di pezzi di qualità del tutto pari, con una varietà di arrangiamenti e di idee dosata al punto giusto, e questa è la garanzia della dinamica eccezionale e della tensione da »dramma teatrale« che l’album sviluppa lungo tutta la sua durata. Con una spinta così, i nuovi Bonfire evidentemente prenderanno a calci ancora per un bel pezzo su questo pianeta e in questa galassia. Che resti così.
Formazione
Alexx Stahl – voce
Hans Ziller – chitarra, voce di accompagnamento
Frank Pané – chitarra, voce di accompagnamento
Ronnie Parkes – basso, voce di accompagnamento
Tim Breideband – batteria
Produzione
Hans Ziller
Tracklist
01. In The Beginning
02. Temple Of Lies
03. On The Wings Of An Angel
04. Feed The Fire (Like The Bonfire)
05. Stand Or Fall
06. Comin’ Home
07. I’ll Never Be Loved By You
08. Fly Away
09. I Help You Hate Me
10. Crazy Over You