Temple Of Shadows

0 6

Artista: Angra
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2004

Che sorpresa pazzesca per una band che dopo il fenomenale album “Fireworks” (1998) era già clinicamente morta! Ma come dice Nietzche: “Što ne ubija, to jača!” Gli Angra non solo si sono reincarnati, ma continuano a inseguire un costante cambiamento positivo nella loro evoluzione. Se “Rebirth” (2001) è stato un tastare il terreno per atterrare sulle macerie da cui è risorta la nuova Angra, quando si trattava di affermarsi, di salvare prima di tutto la band e il suo nome, “Temple Of Shadows” ne è il superamento assoluto! Si sente che “Rebirth” era soprattutto un album prudente. Stavolta gli Angra hanno trovato una sicurezza e una coerenza pazzesche, la chimica tra i membri della band funziona, in una parola, alla perfezione. Il risultato è un album impeccabile. Il più progressivo, brillante e sperimentale, insomma rifinito dalla testa ai piedi, mai uscito dalla penna della band. Ascoltando una musica così ti scappa un sospiro di sollievo, perché ti conferma che anche nei generi di impronta metal esistono ancora sfere inesplorate. L’album esplode letteralmente di atmosfere diverse che si fondono e di quel temperamento infuocato che sanno evocare solo questi ragazzi del Brasile.

“Temple Of Shadows” porta con sé dal primo all’ultimo minuto una dose incredibile di imprevedibilità e varietà di generi, e scoppia da tutte le parti di un’atmosfera altissima. L’album è concettuale. Deus lo volt, i crociati ovvero “Knights Of The Cross” alla Grave Digger. Pazzesco! Come ai “becchini” riuscì benissimo mettere su disco questo concept nel 1998, così con il loro approccio unico anche gli Angra rivivono questa storia con un successo incredibile. Se i Grave Digger nel loro concept menano fendenti brutali e navigano gelidi nel ridare vita al macello medievale, gli Angra si avvicinano con le emozioni, a temperatura bollente, attraverso la confessione del cuore dell’eroe, attraverso la storia di un solo crociato, chiamato il cacciatore di ombre (“The Shadow Hunter”), che vive una rivelazione personale, si converte, comincia a seguire solo la voce del proprio cuore e così libera sé stesso. L’amore gli riempie il cuore, la paura è sradicata per sempre! Il che ci avvicina di fatto al ritrovamento di una specie di Santo Graal (ai crociati tra l’altro il papa aveva ordinato anche di cercarlo, il che è comunque (in sostanza erroneamente) un atto manipolatorio). L’album, a dispetto del titolo, è pieno di luce e splendore.

Gli Angra hanno migliorato tutto. Sono di nuovo eccezionali gli arrangiamenti orchestrali e di tastiere, che adornano e potenziano per tutto il disco il riffing da cannonate di uno dei duo di chitarre più brillanti di oggi, Bittencourt/Loureiro. I riff stanno insieme in modo infinitamente ascoltabile ed estremamente melodico. Con noi, ancora una volta, ci sono splendidi assoli supersonici, chitarre che si intrecciano alla perfezione e un pizzicare velocissimo sopra i riff. Nel riffing si inserisce una voce pulita e melodica che sputa davvero rabbia, che è potente in ogni singola sequenza, che è colorata e varia, che per tutto il disco interpreta con trasporto le situazioni in cui si ritrova il protagonista, in generale nel ridare vita ai suoi stati emotivi. Non c’è da stupirsi che il cantante Edu Falaschi nel 1994 sia finito nella rosa ristretta dei candidati per sostituire Bruce Dickinson, quando lasciò gli Iron Maiden. La sezione ritmica è furiosa come mai prima! Anche in produzione il basso stavolta è spinto in avanti e il disco ha davvero un “groove” eccezionale, che i precedenti album degli Angra non avevano mai avuto così marcato. Negli arrangiamenti c’è molto più spazio che mai per il basso zampillante ed espressivo, sempre in intensa comunicazione con la batteria, dove brilla soprattutto l’inserimento brillante del doppio pedale e la costante posa di passaggi eccezionali. Gli Angra hanno aggiunto di nuovo le percussioni alla batteria e i motivi sono letteralmente bucherellati da questo ottimo intreccio contrastante dei due elementi. Il suono è saturo al massimo!

È difficile trovare il picco, è difficile puntare il dito su un pezzo in tanta perfezione e splendore di produzione, dove tutto sta in un equilibrio espressivo. Uno dei vertici che offre questa varietà eccezionale è senza dubbio il pezzo The Shadow Hunter, che si apre su nacchere e flamenco spagnolo. Convincente da matti, gli Angra devono assolutamente pubblicare un live unplugged (magari con ospite speciale Paco De Lucia). Batteria e percussioni si intrecciano benissimo e danno al pezzo una profondità eccezionale. E non è l’unico pezzo in cui i ragazzi, come da loro marchio di fabbrica, aggiungono con maestria elementi di folk latino al loro linguaggio. Gli Angra sanno lasciar scorrere un riff. I motivi non li mettono insieme a forza! Cosa che spesso porta a incompatibilità, a pezzi che perdono fluidità a furia di tagli e a un’atmosfera ammazzata, difetto di molti progsters convinti che la velocità delle dita giustifichi tutto (Vero, “vecchi tromboni” Dream Teather?). Gli Angra non conoscono la pesantezza! I pezzi sono compatti, hanno testa e coda e nei motivi non si sfaldano mai.

Ah, già, quasi dimenticavo! Tra gli ospiti speciali ci sono la cantante Sabine Edelsbacher (Edenbridge), già nel ritornello della power metal tiratissima Spread Your Fire, il capo dei Gamma Ray, chitarrista/cantante Kai Hansen, nella rapsodia infuocata e rabbiosa The Temple Of Hate, e sul disco partecipa anche il capo dei Blind Guardian, bassista/cantante Hansi Kürsch.

“Temple Of Shadows” è un album fatto con una scioltezza, una raffinatezza, una sensualità e un intelletto eccezionali. È un album su cui nessuno deve starsi a chiedere troppo se metterlo in collezione o no. “Temple Of Shadows” non è solo un album di progressive metal. È un album che offre molto, molto di più. Il termine progressive metal, nel caso di questo lavoro, è solo una specie di degradazione. Un “angrarock” unico, carico di ogni possibile innovazione esplosiva, di ribellione alle regole, di ricerca dell’ignoto e dello scoperto, insomma un album che scoppia di una freschezza straordinaria, di cui ai generi con chitarre tirate e distorte manca oggi terribilmente. Un album di pura perfezione musicale, e mi azzardo a dire senza peli sulla lingua che è il miglior album di progressive metal del 2004.

Formazione

Eduardo Falaschi – voce
Rafael Bittencourt – chitarra
Kiko Loureiro – chitarra
Felipe Andreoli – basso
Aquiles Priester – batteria

Musicisti ospiti:
Kai Hansen (GAMMA RAY)- voce
Sabine Edelsbacher (EDENBRIDGE) – voce
Hansi Kürsch (BLIND GUARDIAN) – voce
Milton Nascimento – voce

Tracklist

1. Deus Le Volt(0:52)
2. Spread Your Fire (4:25)
3. Angels And Demons (4:11)
4. Waiting Silence (4:55)
5. Wishing Well (4:00)
6. The Temple Of Hate(5:13)
7. The Shadow Hunter (8:04)
8. No Pain For The Dead (5:05)
9. Winds Of Destination (6:56)
10. Sprouts Of Time (5:09)
11. Morning Star (7:39)
12. Late Redemption (4:55)
13. Gate XIII (5:04)

Total Time: 66:28

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie