Ten Years After
Autore: Rok Klemše
Artista: Interceptor
Uscita: 2008
Durata: 69:00
Voto: 5/5
Interceptor, oggi una formazione slovena ormai quasi leggendaria, nasce nel lontano 1991. Quell’anno la Slovenia muoveva i primi passi da paese indipendente, e a Žalec Gregor Čulk jr. e Marjan Pader, gli unici due membri originali rimasti oggi nella band, fondavano il gruppo Human Remains, che poco dopo cambiò nome in Interceptor. Il nome, ovviamente, è preso in prestito dal cult Mad Max. Nel 1993, dopo i primi casini con la line-up, uscì il primo album The Beginning, accolto a braccia aperte da media e fan. Nel 1995 arrivò il secondo disco, Fade, che includeva anche una cover della leggendaria Pomaranča, Goba zla. Molti si ricordano di Interceptor almeno per il pezzo e il video di Uničimo tabuje, in cui al ruggito di Čule faceva da controcanto Deja Mušič, un tempo la first lady del karaoke; il brano trovò posto sull’ultimo disco prima dello scioglimento, Mora, uscito nel 1998. L’anno dopo ci fu il tour Fuck Off Commercial, ultimo monumento alla storia della band, a chiusura di una carriera di otto anni molto chiacchierata, tenuta in piedi soprattutto dal maestro della provocazione mediatica, “Čuli Stage Crusher”. L’anno scorso, in un periodo in cui le mosse reunion andavano evidentemente fortissimo, anche gli Interceptor hanno deciso di tornare. Pader e Čulk hanno rinnovato e ringiovanito la squadra, che ha iniziato a riconquistare i palchi sloveni. In meno di un anno hanno messo insieme un bel po’ di concerti nell’ambito del tour Fuck Off Commercial 2, in cui hanno presentato anche un pezzo fresco di giornata, Homo Stupidus. Finirà anche sul nuovo disco… ma lasciamo stare il futuro. Oggi gli Interceptor raccontano dieci anni di carriera con un best-of, Ten Years After.
L’album è diviso grossomodo in tre periodi, che coprono cronologicamente tutti e tre i dischi usciti. I primi cinque pezzi ci sparano indietro al 1993, a The Beginning, e la devastante Blame ci prende per mano e ci porta in una buona ora di giro sulla giostra thrash/groove chiamata Interceptor. Sul fronte socialmente critico prosegue Scum of Society, che oggi si sente di rado dal vivo, mentre con Zadnja žrtev, ancora oggi un favorito ai concerti, gli Interceptor si ricordano della leggendaria formazione di Pader, gli Epidemic Zone, considerata una delle più grosse band metal dell’ex Jugoslavia, che aveva contribuito con i suoi pezzi alla storica split cassetta con Polska malca e Salem, Provinca vrača udarec. Anche se era l’unico pezzo in sloveno del disco, è più che una prova che si può scrivere un buon testo in sloveno, e Zadnja žrtev resta un monito su una delle formazioni più importanti dalle nostre parti, con una struttura dinamica e un testo da brividi dal punto di vista della Morte in persona, e a lei ancora oggi riesce alla grande. Uno dei migliori pezzi del primo disco degli Interceptor, ovviamente, finisce anche in questo best-of: Mors Victrix, capolavoro antimilitarista a medio tempo che ci ricorda che in guerra e nella morte non ci sono vincitori, davvero. Il primo periodo si chiude con Alive Isn’t Worth to Be, uno dei brani più dimenticati della band. Cinque pezzi da The Beginning bastano quindi a presentare il suono delle origini del gruppo, che chiaramente pescava a piene mani dai Sepultura: si sente soprattutto nel cantato di Čule, che spesso ricorda Max Cavalera, e anche le parti thrash a mille all’ora fanno pensare ai brasiliani. Nel ’95 ci sposta la title track Fade, per cui fu girato un videoclip che girava pure sulla tv nazionale. Sei pezzi dall’album Fade dimostrano che il disco ha avuto una produzione molto migliore del debutto, e anche musicalmente gli Interceptor sono maturati, portando nella loro musica un elemento che The Beginning ancora non conosceva, ad esempio l’intro acustica di Revive; le linee di basso sono contagiose e super groovy, la batteria più rifinita (bella prova ne è il drumming vario e dinamico in Mental Recovery), mentre il ruggito di Čule è un po’ più evoluto. Anche su Fade gli Interceptor sono rimasti cattivi, brutali e oscuri, e in Insane Čule, ripetendo il titolo, suona davvero come un malato chiuso in una cella imbottita. Con Paparazzo Čule&co ci portano poi sull’ultimo disco (per ora) della band, Mora. Mora è la prova lampante che si può scrivere con facilità un album intero di testi in sloveno che possono essere ancora tremendamente attuali e che non suonano per niente male. Paparazzo è ancora oggi un testo attualissimo, che se la prende con tutta la stampa che sa di gossip. Il pezzo dimostra subito che Mora è il picco creativo degli Interceptor. La musica non sarà tecnicamente ad alti livelli, ma è ponderata e rifinita, la produzione pulita e piena. Su Mora gli Interceptor hanno provato parecchie cose mai sentite prima, come il sax in Paparazzo, un assolo piuttosto psichedelico in Blato, pezzi pieni di voci di accompagnamento, e anche il cantato di Čule è molto più pulito, più melodico e accessibile. Puške namesto kruha è un altro ottimo pezzo antimilitarista nello stile di Mors Victrix. Con Uničimo tabuje molti hanno conosciuto gli Interceptor, visto che il video girava parecchio sulla tv nazionale; Deja Mušič con una gran voce ospite completa bene il ruggito di Čule, e il pezzo è arricchito da un assolo ospite di Mark Lemer (oggi Lunn-a-park). Deja e Čulk sono probabilmente anche il primo esempio (o almeno il più noto) del concept vocale “beauty and the beast” dalle nostre parti. Questa bella raccolta si chiude con la title track dell’ultimo disco e con Pedofil, il cui titolo dice già tutto sul tema di cui parla.
Da quando esistono, su Interceptor si scontrano pareri diversi, ma che ti piacciano o no, non si può negare che siano una delle band metal più importanti sul nostro territorio. Già solo questo merita rispetto: negli anni Novanta, quando il metal a livello mondiale si prese una bella botta per colpa della popolarità del grunge, gli Interceptor, in uno spazio piccolo come la Slovenia, hanno suonato questo genere con orgoglio e, non da ultimo, l’hanno avvicinato a un pubblico più ampio. Il futuro per gli Interceptor è senz’altro luminoso, come ha dimostrato l’ottimo nuovo pezzo Homo Stupidus, accolto altrettanto bene dal vivo, e se il nuovo disco andrà in questa direzione, non c’è da temere che non sarà almeno buono. Ten Years After è senza dubbio una raccolta che merita un posto sullo scaffale di ogni metallaro sloveno che si rispetti; magari avrei solo voluto un packaging più serio, almeno un jewel case, e un libretto con le liner notes, ma vabbè, viviamo in tempi di recessione. Magari un tema che gli Interceptor toccheranno ancora…
Formazione
Gregor “Master of Disaster” Čulk – voce (1-17)
Marc Pader – chitarra (1-17)
Toni Uranjek – chitarra, backing vocals (1-5)
Mirko Kauzar – basso (1-5)
Primož Štorman – batteria (1-17)
Aleksander Rauter – basso, voce (12-17)
Produzione
Interceptor
Tracklist
1. Blame
2. Scum of Society
3. Zadnja žrtev
4. Mors Victrix
5. Alive Isn’t Worth To Be
6. Fade
7. Revive
8. Mental Recovery
9. Insane
10. I Don’t Have Faith
11. Legion of Death
12. Paparazzo
13. Blato
14. Puške namesto kruha
15. Uničimo tabuje
16. Mora
17. Pedofil