Deep Purple nel cuore della Baviera (2008)

0 4

Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Olympiahalle / Monaco di Baviera / Germania
Data del concerto: 15.11.2008
Pubblico: 12.000
Prezzo del biglietto: 52,00€

I titani del rock Deep Purple nel tour autunnale 2008, insieme agli infuocati hard rocker svizzeri Gotthard come band di supporto. Come padre e figlio. Tre ore di festa rock a sangue pieno nella terra di salsicce e birra, la Baviera! Che dire, una bomba!

Il concerto di Deep Purple a Stoccarda di una settimana fa aveva lasciato un’impressione pazzesca, quindi non c’era motivo di non non vedere l’ora di rivedere le leggende. Stavolta, però, il ritiro degli accrediti non è filato liscio come a Stoccarda, dove gli organizzatori ti mangiavano in mano. Questa volta si sono dimenticati il photo pass per RockLine. Ho dovuto battagliare con cinque persone, finché alla fine uno di loro si è fatto coraggio e ha tirato fuori un adesivo anche per RockLine. In questo caso l’ossessione tedesca per l’ordine e la disciplina è il segno di una perfetta autodistruzione, un esempio di come un sistema possa cominciare a sgretolarsi da solo dall’interno. C’è troppo controllo, su tutto. E l’organizzatore è così sicuro di sé e convinto di essere infallibile in tutto questo inseguire l’autocontrollo, si sente così al sicuro e spensierato, che tutto ciò che si discosta anche solo un po’ dalle regole piantate nel terreno gli appare semplicemente inaccettabile, incomprensibile, impossibile. Impossibile ammettere un errore, per via della tensione eccessiva verso la perfezione e la purezza matematica. Il controllo della logica. Insomma, mentre si tirava la corda su chi avesse ragione e chi no, mi sono purtroppo perso le foto dei Gotthard. Non sono bastate nemmeno le conferme stampate da tre fonti diverse, che eravamo in lista ospiti. Né da Nuclear Blast, né dal management dei Gotthard, e nemmeno dall’agenzia KB-K, che co-organizza il concerto. Niente da fare. Perché il nome non era nella lista dei fotografi. In più ti danno un pass stampa gratuito, ma di quelli che ti spediscono con quello in fila 33, cioè nella fila più alta della tribuna, proprio sotto il telone del tetto dell’Olympiahalle, nel settore D, così col binocolo puoi studiare la densità della cute sulla sommità della testa di Ian Gillan e compagni. Una vista sul palco praticamente da un angolo cieco e dal paradiso, per non parlare del fatto che in quella zona l’acustica è la peggiore. Un bell’inizio, vero?

GOTTHARD: 20.00-21.00
Il resto del concerto dei Gotthard me lo sono comunque concesso, svignandomela verso un punto della tribuna da cui finalmente si apriva una vista normale e il suono era pieno. Un suono pulito e fenomenale, per tutta la lunghezza dell’Olympiahalle. I Gotthard hanno trovato ad aspettarli un palazzetto pieno, ma non sold out. La gente era più o meno quella di una settimana fa a Stoccarda (12.000). I Gotthard sono sembrati stavolta ancora più caldi che a Stoccarda. Soprattutto il cantante Steve Lee è parso ancora più scatenato e ispirato, in una specie di volo in cui nessuna tonalità era fuori portata per le sue corde vocali. I Gotthard hanno di nuovo ucciso fino a farci perdere i sensi. Hanno suonato senza un errore. Dopo l’esecuzione della ballad Falling, che posso dire essere l’unico punto del set della band da segnare con un meno, perché la versione in studio è molto più convincente di quella di questo tour, dove il pezzo viene eseguito solo con le tastiere e la voce di Steve Lee, i Gotthard hanno portato l’atmosfera rock al punto di ebollizione e con Let It Be il concerto ha messo davvero le ali, che a colpi pieni hanno trasportato l’approccio fanatico di ragazzi in forma smagliante attraverso Said And Done, The Oscar Goes To…, Lift U Up e Anytime Anywhere, fino a un finale bravuroso, in cui tutto il palazzetto li ha applauditi. Dal parterre fino a tutte le tribune. L’ora è volata in un attimo e la gente chiedeva il bis, che però i Gotthard non potevano suonare. I Gotthard sono una vera attrazione sotto ogni punto di vista. Una vera scuola di hard rock del nuovo millennio, la cui alta qualità può essere d’esempio a tutti i loro coetanei e alle band più giovani che in questo genere cercano di farsi largo verso una maggiore notorietà. Il concerto dei Gotthard, detto semplicemente, ti lascia carico a pallettoni anche dopo la fine.

DEEP PURPLE: 21.30-23.30
Se non altro, carico a pallettoni per i Deep Purple. Se fossero stati coetanei e non, in media, vent’anni più vecchi, direi che stavolta i Gotthard hanno scaldato a dovere il sedere all’headliner. I Deep Purple si sono presentati ancora una volta su un palco gigantesco, davanti a un pubblico gigantesco, sotto un’illuminazione gigantesca, e l’esibizione è stata ripresa per tutto il tempo anche da una videocamera (la telecamera ufficiale sotto il palco, come a Stoccarda). Probabilmente ce n’erano di più, ma io ho notato solo quella. Cosa sia vero e cosa no, lo scopriremo se la band pubblicherà un DVD di questo tour.

La formazione è rodata a occhi chiusi. Non sbaglia una nota. L’unico fattore vulnerabile è ovviamente la voce di un Ian Gillan ridotto all’osso, che stavolta è sembrato un po’ più logoro rispetto a una settimana fa a Stoccarda. Si è sentito soprattutto nei ritornelli di Perfect Strangers, dove i versi non si sentivano più per intero, in Sometimes I Feel Like Screaming o in Knockin’ At Your Backdoor. Stavolta Gillan ha cantato anche in modo parecchio più “sciatto”. Non perché non avesse voglia di impegnarsi. Si sentiva che in certi punti gli mancava comunque il fiato (per esempio in Lazy). Ma Gillan è un’icona del rock, parte irrinunciabile dei Deep Purple Mk II (meno Morse) e gli basta quasi solo salire sul palco, il che ovviamente non è una scusa. Però il tipo sa farsi perdonare con la sua simpatica comunicazione sul palco. È un unicum, in tutto il suo carisma e la sua simpatia.

Wring That Neck, Lazy, Perfect Strangers sono i momenti in cui si sente ancora più forte la mancanza del suono raffinato, rigorosamente controllato, morbido come il velluto della Stratocaster di Blackmore, eternamente malinconica e struggente, con i suoi famosi lick lunghi e gementi. Sono momenti in cui i muscoli gonfi di Morse semplicemente non c’entrano, eppure Morse non sarebbe Morse se cercasse di rincorrere il celebre suono del predecessore.

Il culmine del concerto è stato il finale basato sul repertorio di “Machine Head”, aperto da Space Truckin’ con l’arguta citazione del motivo di On Broadway (originale di Nancy Sinatra) a fare da ponte verso Highway Star. Il terzetto si è chiuso ovviamente con la più nobile frase elementare di chitarra, Smoke On The Water: dalle tribune era interessantissimo vedere come la folla nel parterre, a giudicare dalle reazioni, letteralmente impazzisse appena i Purple attaccavano quel riff sempreverde! Nel finale di questo grande pezzo, poco prima della chiusura della parte regolare del concerto, su invito dei Deep Purple è salito sul palco anche Leo Leoni, chitarrista dei Gotthard, che probabilmente ha pensato: “Un sogno! Che si avvera!”

L’intera esperienza è stata molto simile all’ottima esibizione di Stoccarda di una settimana fa. I Deep Purple sono semplicemente così rodati che faticano a mostrare in concerto una giornata storta. Ma qui potete anche prendermi in parola, perché siamo di nuovo in Germania. E i tour tedeschi sono speciali per i Deep Purple. Qui sono di casa, perché godono di un enorme prestigio tra gli amanti della musica. Per questo è difficile farli uscire dai binari e, in un ambiente “casalingo” come questo, i ragazzi senza dubbio mantengono molto più facilmente il buonumore da concerto per tutto il tour e la sequenza delle sue date.

Il pubblico tedesco ha di nuovo portato l’intero evento a un livello da concerto speciale. Tutto è gigantesco e per chi è abituato ai palazzetti chiusi sloveni è inimmaginabile. Il frastuono del pubblico, l’energia nelle direzioni pubblico – band e viceversa, il suono, gli effetti luce, tutto si potenzia, si somma, si magnifica in una magia straordinaria, che può essere superata solo dagli stadi sold out con 40.000 persone e oltre. Semplicemente qui ci sono i soldi, c’è la tradizione della cultura rock. Ormai mi sto ripetendo, perché l’avevo scritto anche nel reportage da Stoccarda. I Deep Purple si vanno quindi a vedere in concerto in Germania. Con un sostegno come quello di cui godono ancora oggi nell’Europa centrale, dove i ragazzi sono richiestissimi e molto stimati per il loro contributo alla musica rock, non dobbiamo temere che i concerti dei Deep Purple non siano più in programma ancora per molto. Se la salute della band reggerà, potrà tranquillamente trascinare la propria esistenza fino al cinquantesimo anniversario.

foto: Aleš Podbrežnik
testo: Aleš Podbrežnik

Scaletta

GOTTHARD — scaletta:
1. Master Of Illusion
2. Gone To Far
3. Top Of The World
4. The Call
5. Mountain Mama
6. All We Are
7. Sister Moon
8. Falling
9. Let It Be
10. Said & Done
11. The Oscar Goes To You
12. Lift U Up
13. Anytime Anywhere

DEEP PURPLE — scaletta:
1. Pictures Of Home
2. Things I Never Said
3. Into The Fire
4. Strange Kind Of Woman
5. Rapture Of The Deep
6. Wrong Man
7. Contact Lost
8. Well Dressed Guitar
9. Knockin’ At Your Back Door
10. Sometimes I Feel Like Screaming
11. Wring That Neck
12. Battle Rages On
13. Solo Airey
14. Perfect Strangers
15. Space Truckin’
16. Highway Star
17. Smoke On The Water
—bis—
18. Lazy
19. Hush
20. Black Night

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie