UK

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: UK
Etichetta: E.G. Records
Uscita: 1978
Durata: 46:35
Voto: 5/5

Gli UK sono stati una superband progressive rock nata alla fine dei ’70, uno degli ultimi tentativi di riaccendere l’interesse ormai belle che spento per il prog e di mettere insieme alcuni dei nomi più grossi del genere. Non sono pochi quelli che li considerano una specie di anello evolutivo tra i King Crimson e gli Asia. Per quanto suoni stranissimo, soprattutto se metti a confronto il sound tipico delle due leggendarie band, di questa metafora a dir poco divertente c’è parecchio di vero. Basta dare un’occhiata ai nomi che hanno formato questo gruppo effimero ma senza dubbio di culto tra gli amanti del prog sinfonico, una delle ultime formazioni a tenere ancora viva la fede nell’evoluzione del progressive rock, e il quadro è chiaro.

I primi semi degli UK sono stati piantati subito dopo lo (primo) scioglimento dei King Crimson, quando il bassista e cantante John Wettom e il batterista Bill Bruford, due dei musicisti più ricercati dell’epoca, si sono ritrovati di colpo senza una band in cui portare le proprie idee e crescere non solo come musicisti, ma anche come compositori. Mentre Wetton, in quel periodo, si è arrangiato in qualche modo e ha continuato a godersi i riflettori come bassista di Uriah Heep e Roxy Music, Bruford, che nel 1972 aveva lasciato gli Yes, commercialmente più appetibili, per unirsi ai King Crimson, ha digerito molto peggio il crollo di quel sistema. Fare la comparsata come batterista dei Gong e come batterista dal vivo dei Genesis per mettere insieme il pranzo con la cena non lo ha soddisfatto, e non rispondeva nemmeno ai bisogni del suo amore per il jazz fusion rock.

Dopo queste esperienze fugaci, i due hanno deciso di rimettere insieme le forze. Il nome iniziale della band doveva essere British Bulldog, ma alla fine hanno preferito un’altra sigla e, con essa, un modo diverso di esprimere il patriottismo britannico. All’inizio volevano Rick Wakeman alle tastiere, ma proprio in quel periodo lui ha deciso di tornare dagli Yes. Al suo posto hanno preso il versatile Eddie Jobson, che non era solo un tastierista eccellente, ma anche uno straordinario violinista elettrico. Jobson, che si era fatto notare per la prima volta tra i prog sinfonici Curved Air, era già un vecchio conoscente della coppia: si erano incrociati quando, da musicista di passaggio, aveva curato in studio il riarrangiamento di alcune parti del live dei King Crimson “USA”.

In seguito lui e Wetton hanno rinsaldato i contatti anche nei Roxy Music. Il massimo rispetto e il peso musicale, però, Eddie se li è guadagnati senza dubbio come ex membro della band del geniale Frank Zappa. Ultimo ad aggregarsi è stato il virtuoso della chitarra jazz fusion rock Allan Holdsworth, ex Soft Machine, dopo che per un po’ era stato in ballottaggio anche Eric Johnson. Già solo scorrere questa lista di nomi imponenti metteva rispetto a ogni fan del progressive rock, che poteva a ragione aspettarsi risultati davvero fantastici. A differenza degli Asia, pochi anni dopo, stavolta nessuno è rimasto deluso, anzi: tutti incantati.

L’omonimo esordio degli UK è infatti pervaso da un perfezionismo compositivo e tecnico fuori dal comune, e racchiude buona parte del meglio delle loro ex band, con in testa King Crimson e Yes. L’immagine complessiva di “UK” si distingue per una straordinaria armonia dentro la virtuosità dei singoli musicisti, per arrangiamenti sinfonici e jazz variegati e stratificati dentro la struttura dei vari pezzi, per una ramificazione ritmica organizzata alla maniera del jazz, per ottime armonie vocali e per l’uso di alcuni tempi insoliti (per esempio il riff in 7/4 di “In the Dead Of Night”, il loro pezzo più famoso, che molti intenditori conoscono anche per la cover del megalomane svedese della chitarra Yngwie Malmsteen). C’è tantissimo spazio anche per qualche sensuale assolo di violino elettrico e per un uso fuori dall’ordinario del sintetizzatore Yamaha CS-80, con cui Jobson è riuscito a catturare con grande precisione un suono incredibilmente vivo e pieno.

Nel disco non c’è un solo pezzo debole. Da mettere in risalto, prima di tutto, il già citato classico “In The Dead Of Night”, che con il suo incrocio di movimenti ritmici jazz, un uso dei sintetizzatori quasi rivoluzionario per l’epoca e un’alta melodicità ha fissato alcuni standard per il progressive rock del decennio successivo. Ma non dimenticare il suo polo opposto, “By The Light Of Day”, dove la band si dimostra maestra nel costruire atmosfere contrastanti e in drammatica crescita. Il breve strumentale “Presto Vivace And Reprise” è una vera e propria scuola di progressive rock in miniatura: dopo un breve intervallo con le acrobazie di tastiera di Jobson tornano il motivo centrale e il ritornello di “In The Dead Of Night”.

“Thirty Years”, intessuta di ricche cortine orchestrali, offre la malinconia vocale e protettiva di Wetton, a cui segue un continuo alternarsi di arrangiamenti ricchi e passaggi ritmici, a metà strada tra il prog rock sinfonico e il jazz rock fusion. L’ottimo strumentale “Alaska” regala una serie di passaggi sinistri di sintetizzatore e capolavori ritmici da mozzare il fiato. Senza preavviso si scivola nella interessantissima “Time To Kill”, che con il suo ritornello melodico già propone certe finezze da arena rock che Wetton avrebbe poi affinato fino all’ultimo dettaglio con gli Asia. Resta comunque una creatura altamente sperimentale, con tante espansioni strumentali virtuose e assoli di violino elettrico e chitarra, puro paradiso per ogni fan del prog. L’asse Wetton-Bruford macina a ritmo continuo, con una potenza devastante e una dinamica unica, la stessa che li aveva resi famosi nei King Crimson.

“Nevermore” contiene un sacco di trovate classicheggianti alla chitarra, gli inserti solisti inconfondibili di Holdsworth, un’abbondanza di elementi di fusione tra classica, jazz e rock e una valanga di momenti meditativi, che dimostrano come avessero anche un senso eccezionale per la scrittura di composizioni che, con il loro pathos romantico, lasciano un’impressione forte a lungo. Dopo quello che Holdsworth ha mostrato in questo lavoro, è difficile credere che il loro disco successivo (e ultimo in studio) l’abbiano registrato non solo senza di lui, ma addirittura senza chitarra. La malinconica “Mental Medication” è un’ottima chiusura, con tanti cambi ritmici jazz e, soprattutto, un campo da gioco per le prodezze vocali di Wetton e per i ricami avanguardistici alle tastiere di Jobson, con cui dimostra di essere stato davvero un allievo di Zappa di grande successo.

“UK” si è guadagnato quasi subito, e a pieno diritto, il titolo di capolavoro del progressive rock, che si porta dietro ancora oggi. A Wetton e Bruford, allora ancora due grandi innovatori musicali, dopo lo scioglimento dei King Crimson moriva dalla voglia di suonare progressive rock creativo, e con gli UK, e soprattutto con questo esordio, sono riusciti alla perfezione a realizzare i loro piani e a offrire alcune delle migliori fantasie musicali della loro carriera. Va detto anche che “UK” era già all’uscita un album enormemente influente, che ha influenzato generazioni di musicisti progressive rock. Il suo successore “Danger Money” (1979) è stato un altro ottimo lavoro, ma in qualche modo non è più riuscito a raggiungere la stessa profondità, anche se ha già tracciato alcune linee sonore su cui poi hanno costruito gli Asia. Sarà interessante ascoltare se gli UKZ di Jobson, versione moderna degli UK, che con Trey Gunn include a sua volta un ex bassista dei King Crimson, saranno all’altezza di un’eredità così importante.

Formazione

John Wetton – voce, basso
Allan Holdsworth – chitarra
Eddie Jobson – violino elettrico, tastiere
Bill Bruford – batteria e percussioni

Produzione

UK

Tracklist

1. In the Dead of Night (5:36)
2. By the Light of Day (4:40)
3. Presto Vivace and Reprise (3:06)
4. Thirty Years (8:02)
5. Alaska (4:38)
6. Time to Kill (5:00)
7. Nevermore (8:09)
8. Mental Medication (7:24)

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