Terra Odium: Ne Plus Ultra
Etichetta: Frontiers Music. Srl.
Data di uscita: 11/6/2021
Produzione: Terra Odium
Durata dell’album: 52.27 min
Genere: Progressive Metal
Voto: 9.0/10
I Terra Odium sono una nuova formazione progressive metal messa in piedi da una squadra di vecchi volponi. Norvegia. Stavolta niente pivelli, ma musicisti più che rodati. Il nucleo è composto da due ex Spiral Architect, i norvegesi del prog metal: il cantante Øyvind Hægeland (ex-Arcturus) e il batterista Asgeir Mickelson (tra gli altri Veil Of Secrets, ex-Ihsahn, ex-Borknagar), con cui nel 2000 hanno pubblicato l’unico album. Per le chitarre hanno bussato alla porta dell’ex chitarrista dei Manitou, l’eccellente Bollie Fredriksen. Il debutto in studio «Ne Plus Ultra» ha un’energia particolare, una vibrazione tutta sua, che i Terra Odium avrebbero fatto una fatica enorme a creare senza la presenza dell’iconico Steve Di Giorgio (Sadus, Testament, Death, la lista è semplicemente troppo lunga,…). Anzi, a leggere questi nomi verrebbe da dire che non serva altro. Eppure la band ha sentito che sarebbe stato bene arricchire gli arrangiamenti anche con tastiere e orchestrazioni extra, e per questo ha coinvolto Jon Phipps, che ha collaborato tra gli altri con Dragonforce, Moonspell e Angra.
«Ne Plus Ultra» è un album decisamente cupo. Ed è proprio per questo che attira così tanto. Più nero di così (nel progressive metal) è difficile andare. A questo aggiungi un virtuosismo tecnico fuori dal comune, che accompagna il disco a ogni passo e in abbondanza: la band si tuffa volentieri in figure completamente non melodiche (atonali), sghembe e imprevedibili, con linee suonate che sorprendono l’ascoltatore a ogni curva e lo lasciano nell’incertezza, perché non sa dove andrà a parare il gruppo il momento dopo. Insomma, un album che non smette di tenerti occupato per tutto l’ascolto.
Ne Plus Ultra è interessante soprattutto perché è un mix di influenze particolarmente variopinto. Sì. Gli Spiral Architect ci stanno automaticamente dentro, ma visto che hanno un solo album all’attivo, questa roba è intrigante soprattutto per le influenze di band più vecchie. Bisogna fare un salto negli USA a metà anni Ottanta, quando per dire i Fates Warning scrivevano e registravano «Awaken the Guardian», o i Wtchtower il loro debutto «Energetic Disassembly». Così suona The Shadow Lung. Siccome Di Giorgio imprime a questo album il suo marchio inconfondibile, l’energia a tratti si avvicina a quella di Control Denied, perfino Death e Sadus. Per gli scandinavi creare atmosfere cupe non è un problema. Giocano in casa. Tra i prog metaller norvegesi di questo tipo c’erano, già nei primi anni Novanta, per esempio i Conception, e su «Ne Plus Ultra» ci sono parecchie soluzioni compositive che richiamano proprio loro (che si sono riformati da poco). Visto che Bollie Fredriksen è uno straordinario ‘shredder’ alla chitarra, soprattutto in certi arrangiamenti orchestrali ricorda a tratti un Michael Romeo in lontananza, e la vibrazione si avvicina anche a quella dei Symphony X, ma sono momenti rari, occasionali, eppure percettibili. Che il disco piaccia agli amanti dei Dream Theater non c’è nemmeno bisogno di dirlo, anche se i Terra Oduim non li tirano in ballo direttamente, ma l’impostazione dei pezzi è tale che conquisterà in fretta chi adora i primissimi Dream Theater. Tuttavia, come detto, i Terra Odium sono prima di tutto vicinissimi ai primi Fates Warning e ai Watchtower.
Se qualcuno, leggendo il paragrafo precedente, si è fatto l’idea che i Terra Odium siano solo dei bravi imitatori, va chiarito che si parla soltanto di influenze, di vibrazione energetica, di roba che si sente, che si percepisce quando ascolti il disco. È davvero incredibile che un album così nasca nel 2021, ma non sorprende, perché ci sono parecchie band della nuova generazione del progressive metal che si ispirano allo stile degli anni Ottanta. Ne butto lì qualcuna: Zero Hour, Dali’s Dilema, Cynthesis, Wastefall. Dunque. I Terra Odium sono dei complicatori in piena regola, ed è per questo che «Ne Plus Ultra» pretende attenzione vera, tempo vero e bisogna dedicarcisi con più impegno. Ma ripaga con gli interessi, perché si sviluppa in modo smaccatamente imprevedibile e, nell’esplorazione, ‘stravagante’. Anche i momenti tecnicamente più complessi sono bilanciati benissimo da quelli in cui il disco si ‘calma’ e si fa musicale. I Terra Odium sono abili funamboli. I momenti tirati e ‘shredderosi’ sono spesso messi in contrasto con parti più distese, ‘spruzzate’ dai vortici ‘fretless’ ululanti e rombanti di Di Giorgio. Le sue linee di basso sono semplicemente spaventose! Un brillante esempio di flessibilità sperimentale e di spirito che riescono a mettere in campo solo i musicisti più profilati e navigati, o diciamo pure compiuti. Uno dei pezzi più interessanti è Winter, soprattutto la parte centrale, che porta con sé perfino inserti jazz di cui non si vergognerebbero nemmeno i Cynic nei loro momenti migliori.
Non la faccio lunga. «Ne Plus Ultra» è un album affascinante sotto ogni punto di vista. Un classico album progressive metal perso nel tempo e nello spazio. Con la produzione che si ritrova, le band da cui prende ispirazione avrebbero fatto strage negli anni Ottanta e Novanta. Va poi sottolineato l’incredibile cantante Øyvind Hægeland, che sfodera mille e un volto e infila una serie di vibrazioni vocali impressionanti, al massimo livello tecnico. E non è tutto. Øyvind Hægeland è anche incredibilmente versatile e sa togliere il piede dall’acceleratore ogni volta che serve dare a certe parti dei brani un carattere sofisticato e morbido.
Questo è un album di vecchi volponi esperti, che sanno esattamente cosa vogliono ottenere quando si mettono a comporre. Routine, esperienza, sapere, talento: inutile elencare. Si è detto tutto e troppo poco. «Ne Plus Ultra» è fatto su misura per i gourmet musicali esigenti. I più esigenti e, diciamo così, (semplicemente) esigenti. Un risultato eccellente sotto ogni aspetto, acuto nelle idee, acuto nel bilanciare la natura progressive esplorativa con l’asprezza metal. Un album dal carisma tutto suo, che suona molto familiare ma è infinitamente invitante, perché nello stesso respiro è un’avventura musicale totalmente originale.
Autore: Aleš Podbrežnik
