The Atrocity Exhibition: Exhibit A

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Autore: Rok Klemše

Artista: Exodus
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2007

Gli Exodus sono ancora oggi una delle band thrash metal più grandi e influenti che abbiano mai messo piede su un palco, eppure (a torto) non sono mai stati inseriti tra i “Big Four” (Metallica, Megadeth, Anthrax, Slayer). Una delle formazioni thrash più longeve in circolazione, in giro dal 1980 con qualche pausa di mezzo, dopo il ritorno del 2001 sta scalando la vetta del thrash a una velocità inarrestabile e già adesso prende a calci in culo senza problemi la maggior parte dei “grandissimi”. Il disco della svolta, uscito nel 1985, Bonded By Blood, è considerato uno dei momenti più luminosi di tutto il metal, Shovel Headed Kill Machine nel 2005 ha dimostrato che gli Exodus sono vivi e vegeti, e The Atrocity Exhibition: Exhibit A spazza via tutto quello che trova.

Prima dell’uscita, il chitarrista della band Gary Holt ha detto del nuovo album: “non ci sarà mai più niente di così brutale e che definirà il genere. È un mostro epico, che il seguito spingerà ancora più in là.” Holt non è certo famoso per darla a bere e le aspettative erano enormi. Exhibit A è ovviamente lontano dall’essere qualcosa che definisce e cambia un intero genere, ma è un prodotto eccellente, che dimostra perché gli Exodus sono un nome così grosso. Gli Exodus non fanno prigionieri: prima sparano, poi fanno domande. Exhibit A è un massacro thrash allo stato puro! Gli Exodus ci chiamano alle armi con un’intro incredibile e del tutto atipica per loro, A Call to Arms, che con riff eccellenti e una batteria che detta il ritmo di una marcia di guerra ci scaraventa nel vortice comandato dai riff devastanti della demolitrice Riot Act. “Exodus attack!” Fin dall’inizio si nota il progresso vocale di Rob Dukes, che rispetto a Shovel Headed Kill Machine ha migliorato tantissimo la sua voce. Dukes suona come un generale! Convincente, maturo, energico e dannatamente brutale. Dukes aveva il compito più difficile tra tutti i cantanti thrash: prendere il posto di Paul Baloff e Steve Souza, due icone del thrash, non era roba da poco, ma su Exhibit A Rob dimostra che, nonostante una voce molto diversa, quasi hardcore, ha portato a casa il lavoro in modo brillante. Stavolta Rob ci sorprende persino con le voci pulite in Children of a Worthless God. Non sarà proprio Pavarotti, ma nei limiti delle sue possibilità brilla sia con il cantato pulito sia con un ottimo “snarl” da thrasher.

Gli Exodus sono una delle poche band che hanno superato così tanti cambi di formazione, che a quanto pare li rendono solo più forti. Il guru della band Gary Holt e l’altro chitarrista Lee Altus (Heathen) su Exhibit A si presentano come veri fabbri dell’acciaio. I riff velenosi e taglienti suonano come se tagliassero il metallo! Da questo duo, d’altronde, non ci si aspetta niente di meno che assoli “trade-off” thrash metal sovrannaturali e divini. La batteria suona cristallina, e il ritornato Tom Hunting martella le pelli come se ci fosse una scommessa in ballo. Doppia cassa a rotta di collo e stacchi in coppia con il mistico personaggio thrash noto come bassista sono una vera delizia. Sì, l’ottima produzione del maestro Andy Sneap fa sì che il basso di Jack Gibson si senta benissimo e faccia da base bombastica alle chitarre. Evidentemente il mixer di Andy è l’epicentro, perché una produzione mozzafiato con batteria da siluri e chitarre taglienti provoca veri terremoti, e posso dire senza problemi che Exhibit A è uno dei dischi meglio prodotti degli ultimi tempi.

Exhibit A ferma il cronometro a quasi un’ora piena, il che con nove pezzi significa che quattro durano circa otto minuti l’uno, mentre la title track si ferma solo dopo dieci minuti e mezzo. I pezzi lunghi possono voler dire solo cose buone, se naturalmente succede sempre qualcosa, se sono dinamici, non si ripetono e non diventano noiosi. D’altra parte, brani così lunghi possono voler dire tutt’altro… un disastro. Ecco, agli Exodus per fortuna riesce per lo più la prima. La mediocre Funeral Hymn, con i suoi otto minuti e mezzo, purtroppo si mangia una bella fetta dell’album, a cui toglie un po’ di eccellenza anche il filler The Garden of Bleeding, piazzato tra la micidiale Iconoclasm e Bedlam 123. Ma tutto il resto che gli Exodus ci offrono su Exhibit A è una lezione di thrash metal moderno. Gli Exodus sfogano la loro rabbia su tutto ciò che oggi non va in questo mondo, in Riot Act incitano con violenza alla rivolta (Rise up and revolt/Overthrow the government /Level all the temples/Destroy the monuments), criticano in modo un po’ scontato l’Islam in Children of a Worthless God, avvertono dell’avvicinarsi della terza guerra mondiale (As It Was, As It Soon Shall Be) e condannano la depravazione delle religioni organizzate.

The Atrocity Exhibition: Exhibit A è un disco eccellente, di thrash metal spietato e tempestoso, che rappresenta uno dei momenti migliori della discografia degli Exodus. Ha qualche momento più debole, che però non è difficile dimenticare in mezzo a tanto thrash metal velenoso. Nel 2007 gli Exodus sono ancora una forza devastante, che apre le porte a una mostra che avrà senza dubbio un bel pubblico. Le porte della sezione Exhibit B si aprono l’anno prossimo…

Formazione

Rob Dukes – voce
Gary Holt – chitarra
Lee Altus – chitarra
Jack Gibson – basso
Tom Hunting – batteria

Produzione

Andy Sneap

Tracklist

1. A Call To Arms 01:33
2. Riot Act 03:37
3. Funeral Hymn 08:37
4. Children Of A Worthless God 08:24
5. As It Was, As It Soon Shall Be 05:15
6. The Atrocity Exhibition 10:33
7. Iconoclasm 07:54
8. The Garden Of Bleeding 05:49
9. Bedlam 123 07:59

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