Ana Popović, la ragazza slava con il blues nel sangue!

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Luogo: Bluesiana Rock Caffee / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 01.11.2007
Spettatori: 130
Prezzo del biglietto: 25 eur

La seconda tappa del blitz di due giorni di RockLine alla Bluesiana si è chiusa alla grande con l’esibizione della focosa fenomena serba Ana Popović, trentunenne perla della scena rock balcanica e, non a caso, da anni presenza fissa sui palchi europei e mondiali. Ana Popović, infatti, non è mai stata solo l’ennesima rappresentante della schiera di donnone statuarie da cavalla di razza che riempiono il tempo libero del consumatore medio di musica agitando con grande enfasi, visti attraverso la lente dei processi di accoppiamento, gli elementi più importanti dell’anatomia umana. Già, è vero che la giovane Ana col suo fisico ha fatto una bella strage tra le rappresentanti del gentil sesso presenti al concerto, ed è vero pure che da un pezzo alla Bluesiana non si vedeva un tale scintillio di flash fotografici in overdose, ma mi azzardo comunque a dire che la maggior parte di noi aspettava soprattutto la spontaneità di un’altra indimenticabile serata di musica, di cui la Bluesiana è diventata sinonimo da tempo.

Oltre a essere una musicista eccezionale, Ana Popović si è rivelata anche un’ottima candidata a maestra di disciplina. Per dire: le legioni di stalloni che con entusiasmo da blitzkrieg e precisione chirurgica avevano occupato le posizioni migliori si sono dimostrate, sotto la sua bacchetta, un collettivo di insoddisfatti disciplinatissimi. I loro corpicini formavano già molto prima dell’inizio del concerto un semicerchio ubbidiente e dalla forma curiosa, di un metro e mezzo di raggio o giù di lì, che, come si è visto più tardi, nel corso di una serata maratona di pavoneggiamenti, dedicata a sfoggiare le tendenze autocratiche dei fieri elementi autoeretti di ciascuno, ha funzionato da efficace zona cuscinetto (un centimetro più vicino e sarebbe potuto essere fatale per gli organi della vista della cantante). Ma lasciamo perdere queste chiacchiere da comari. Anche se per molti è una specie di Belinda Carlisle dei nostri tempi o, peggio ancora, una Shania Twain, perché agli occhi della maggior parte del pubblico, in prevalenza maschile, che giovedì sera ha invaso la Bluesiana in trepidante attesa di una bella scorpacciata visiva sul corpicino ben tornito della giovane belgradese, Ana è comunque molto più di un oggetto da trattare in modo pacchianamente macho e sessuale. Parliamo di una ragazza ipersicura di sé, che con la musica ha un rapporto insolitamente aggressivo e, nei momenti giusti, quasi materno: segno di un senso espressivo sviluppatissimo, a cui però, per arrivare diciamo alla perfezione, manca ancora un pizzico di vero sale, di vero “tiro”, o se preferisci di vero carattere. Il linguaggio musicale di Ana, di conseguenza, a tratti si limita a sfiorare il soul, il jazz e perfino il country, ma soprattutto i canoni del blues tradizionale. La Popović compensa efficacemente la mancanza di profondità espressiva con una tecnica brillante e, ovviamente, con l’aspetto, anche se devo ribadire che la rilevanza di quest’ultimo resta del tutto trascurabile.

La serata musicale che la deliziosa Ana ha preparato per noi era in sostanza un programma a trazione blues, spezzato più o meno a metà in due serie di ben un’ora e mezza ciascuna di chitarra a tutta intensità, giocolerie di basso a briglia sciolta e stregonerie d’organo più o meno prevedibili: tre elementi fusi in un’immagine sonora compatta, potente e ben stretta. La forza di quest’ultima poggia quasi interamente su materiale originale, che Ana ha servito in modo regale e in grande stile. U Complete Me, Love Me Again e How’d You Learn hanno già in apertura fatto lavorare di brutto la fantasia, per non parlare degli istinti da caccia rinati dei maschi urlatori surriscaldati. È seguita Hungry, bella dimostrazione di come Ana maneggi con sfrontatezza i vecchi trucchi del blues: bruschi cambi di dinamica dettati col pugno di ferro, scatti fulminei di tempo e altre astuzie ben mimetizzate in una retorica melodica all’apparenza originale, che come previsto ha ingannato la maggior parte dei presenti. Il culmine della sperimentazione blues-rock bombastica della prima metà del concerto è stata la più grande sorpresa della serata: l’insolita, quasi polka/blues The Hustle Is On di T – Bone Walker.

Nel secondo tempo della serata la Popović è entrata in campo, direi quasi, con la formazione di riserva. Con la cauta Doubt Everyone e My Favorite Night sono emersi con più forza, per la prima volta, gli anni di studio delle avventure jazz di Ana nei Paesi Bassi. La raffinatezza e la comunicazione fortemente marcata della band di Ana prendono nuove dimensioni con le dominanti Night By Night e Between Our Worlds, mentre una specie di massima emotiva e eruttiva ha scosso la Bluesiana con lo strumentale epico Navajo Boom, dedicato da Ana al compianto eroe del blues Stevie Ray Vaughan, tragicamente scomparso, dove per la prima volta abbiamo assistito alla sensualità incredibile dell’espressione musicale della chitarrista! Ma proprio per questo, tanto più benvenuta. Anche se, a dirla tutta, il suo aspetto esteriore con l’idea di blues non c’entra granché, Ana è oggi probabilmente una delle poche donne, se non l’unica, ad avere abbastanza fegato per misurarsi come si deve con il carattere sfrontato, tagliente e sfacciatissimo della musica blues. Quando con Hold On e la divertente, dal punto di vista dei testi, My Man le passioni si calmano di nuovo, tornando cioè in acque più tranquille, la grandezza di ciò che fa Ana resta evidente. Una vera donna tosta!

testo: Daniel Pavlica
foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

1.U Complete Me 2.Love Me Again 3.How’d You Learn 4.Hungry 5.Is This Everything 6.Recall The Days 7.The Hustle 8.Change My Mind 9.Doubt Everyone 10.My Favorite Night 11.Bring You’r Fine Self 12.Love Fever 13.Night By Night 14.Long Way Home 15.Between Our Worlds 16.Navajo Moon 17.Hold On 18.My Man

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