The Ballad Of John Henry

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Artista: Bonamassa, Joe
Etichetta: Provogue Records
Uscita: 2009
Durata: 64.14
Voto: 3/5

Joe Bonamassa, al momento probabilmente il nome più caldo della scuola moderna del blues rock, è tornato da poco con l’attesissimo The Ballad Of John Henry. È il settimo disco in studio del chitarrista, e di sicuro rimetterà in circolo una bella serie di domande scomode. Il proseguimento del pellegrinaggio evolutivo del chitarrista americano è un modo generoso di diffondere l’eredità del blues, oppure The Ballad Of John Henry è solo l’ennesimo album che col blues non c’entra praticamente nulla? Comunque sia, è molto probabile che, mentre ci rosicchiate l’album, restiate delusi un po’ tutti: sia gli amanti del buon vecchio blues rock, sia i patiti del tintinnio del blues tradizionale.

The Ballad Of John Henry non porta niente di sconvolgentemente nuovo, anzi, si piazza tra le uscite più nella media di quest’anno, che a dirla tutta è appena cominciato sul fronte delle vendite. I pezzi si presentano con le impalcature prudenti della classica musica rock, con fondamenta ben unte dall’immancabile strato protettivo di influenze blues. Gli sfoghi sentimentali che ti aspetti, sostenuti da un lavoro di chitarra velenoso e dinamicamente rifinito, qui si trovano solo a sprazzi. Peccato! Bonamassa è senza dubbio un cavaliere del blues rock ben addestrato, ma il suo modo di proporsi è più una questione di schemi che di reazione impulsiva, anzi, è la standardizzazione delle mosse base del blues rock, intrappolate nella morsa di una produzione rock classica che non permette scostamenti degni di nota dagli standard dell’hard rock moderno.   

Se c’è una cosa che a Bonamassa manca di sicuro, è il carattere: quello con cui il talento indiscutibile del ragazzo avrebbe potuto far girare con più facilità gli ingranaggi di un adattamento sonoro del blues rock riconoscibile e personale, da cui ci aspettavamo tanto. Raramente riesce a sbirciare da dietro la facciata protettiva di riff tuonanti e tagliati con l’accetta, tra i quali il giovanotto, d’animo leggero e carico di un entusiasmo ottimista e spesso fin troppo impaziente, naviga goffamente tra gli scogli dei paesaggi di genere che ama. C’è poi il timbro pallido, spesso persino indefinibile, della voce di Bonamassa, a cui manca quella grinta convincente che è un obbligo per praticamente ogni oratore blues degno di fede. Joe flirta apertamente con campioni d’umore instabili a partire dalla title track. The Ballad Of  John Henry si avvolge servizievole attorno a una forma melodica tagliente e screziata di funky che, con una dose più concreta di passione, potrebbe addirittura competere con qualche creazione recente di Glenn Hughes. Più avanti ci tocca una rotazione ritmica simile con Jockey Full Of Bourbon di Tom Waits. Bonamassa smonta con noncuranza il suo ronzino funky con una versione tutto sommato corretta del classico di Sam Brown Stop!, il cui vestito hard rock, lavorato all’uncinetto con trovate innovative sui bordi, regala uno dei pochi momenti davvero imponenti del disco. Ed è qui che, purtroppo, finisce anche il festival dei pezzi originali entusiasmanti. Last Kiss ha più che evidentemente ereditato i geni di Rollin’ and Tumblin’ di Waters, la rielaborazione di Funkier Than a Mosquito’s Tweweter dei felici coniugi Turner fatica a trovare un equilibrio utile tra arrangiamenti di fiati ispirati alla vecchia scuola  e passaggi di chitarra ripuliti da ogni emozione, mentre la pur promettente The Great Flood ricorda comunque troppo una ballata strappalacrime alla Gary Moore.

Comunque la giri, a Bonamassa mancano soluzioni stilistiche avanzate e innovazione, cose per cui il giovanotto si sbatte parecchio. Ed è un peccato. Senza di esse, il ragazzo è condannato a vagare nel vuoto di contenuti di un blues rock frigido che, come se non bastasse, sta un passo o due troppo vicino all’hard rock convenzionale. Il talento di Bonamassa è evidente e ovviamente degno di ammirazione, e lo stesso vale per la convinzione con cui il giovanotto ci porge instancabilmente la sua visione del blues. Ma questi riconoscimenti non cancellano il fatto che Joe, nonostante tutti gli elogi, sia evidentemente ancora alle prese con la ricerca della propria identità. Se non altro, The Ballad Of John Henry dimostra che al blues come genere, o meglio alla giovane generazione dei suoi protagonisti, oggi manca soprattutto un vero carattere. In altre parole, il blues moderno ha seri problemi di immagine.

Formazione

Joe Bonamassa: chitarra, voce
Blondie Chaplin: chitarra ritmica
Rick Melick: tastiere
Carmine Rojas: basso
Anton Fig: batteria
Bogie Bowles: batteria

Produzione

Kevin Shirley

Tracklist

1. The Ballad Of John Henry
2. Stop!
3. Last Kiss
4. Jockey Full Of Bourbon
5. Story Of A Quarryman
6. Lonesome Road Blues
7. Happier Times
8. Feelin’ Good
9. Funkier Than A Mosquito’s Tweeter
10. The Great Flood
11. From The Valley
12. As The Crow Flies

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