The Bends
Artista: Radiohead
Etichetta: Parlophone Records
Uscita: 2009
Voto: 3.5/5
Dopo il successo dell’esordio Pablo Honey, i Radiohead hanno suonato un sacco di grandi concerti in giro per il mondo. Ma già allora giravano voci secondo cui i ragazzi non sono le tipiche rockstar e che forse la vita da star non fa proprio per loro. La risposta dei Radiohead è arrivata sotto forma di un nuovo album, in cui si sentono senza dubbio anche le esperienze delle avventure on the road e la delusione verso l’ordine sociale. Proprio per questo la critica ha accolto il nuovo disco come i Radiohead in versione rinnovata, artisticamente più maturi e molto più originali.
Il passo avanti musicale è evidente fin dalle prime note. I ragazzi si sono buttati a capofitto nel lavoro e si vede che volevano dimostrare di non avere in canna un solo grande hit, ma di saper fare musica di ben altro spessore. Nonostante la musica sia molto più innovativa e personale, i Radiohead sono comunque riusciti a sfornare un po’ di grossi hit anche in questo album. Stavolta a far girare bene il cassetto dei soldi ci hanno pensato soprattutto Hign and Dry, Just in My Iron Lung. Già questi tre pezzi mostrano una grande qualità musicale, ma il bello sta soprattutto nel resto del disco, dove i Radiohead prendono vita propria e si allontanano dalle imitazioni che ci eravamo dovuti sorbire nell’esordio.
L’etichetta Parlaphone ha rimesso nel secondo disco alcune registrazioni rarissime della band. Quella che salta più all’occhio è l’aggiunta dell’EP My Iron Lung, con l’eccezione della versione acustica del hit Creep. Sul secondo CD troviamo inoltre un po’ di roba piuttosto trascurabile, che però per i fan della band varrà sicuramente tantissimo. Ci sono alcune rielaborazioni acustiche, qualche pezzo dal vivo e così via. I fan avranno senza dubbio quello che volevano, mentre gli osservatori neutrali si accorgeranno che il secondo disco è più o meno superfluo.
Stilisticamente i Radiohead sono cambiati parecchio. In Pablo Honey si sentiva bene l’influenza di grunge, brit pop e indie rock, mentre stavolta hanno iniziato a suonare in un altro stile, che è diventato più riconoscibile e il loro marchio di fabbrica. Le chitarre sono ancora ben in primo piano e non ci sono così tanti effetti elettronici, sample e loop come in seguito, ma si sente che la musica è molto più ipnotica, come se i Radiohead avessero preso un po’ più in prestito da certe band di rock progressivo psichedelico. E anche se magari stanno di nuovo prendendo in prestito, non suona come una copia come nell’esordio, ma viene fuori come un suono tutto loro, che più tardi altre band hanno “rubato” proprio a loro. Questi schemi ipnotici hanno dato vita anche a un nuovo genere, chiamato post rock. Nei momenti più duri i Radiohead suonano ancora grunge, depressi più o meno come gli Smashing Pumpkins, ma questi momenti sono sempre meno. Molto più sensibile è l’uso della chitarra acustica e delle tastiere, che spesso aggiungono un elemento ambient.
I Radiohead non sono chissà quali fenomeni come musicisti, ma già in questo album si vede che la visione conta spesso più della tecnica. I ragazzi hanno saputo sfruttare bene il loro talento per l’innovazione e hanno tirato fuori musicalmente tutto quello che potevano, e così la musica risulta molto convincente anche dal punto di vista tecnico.
Il progresso non si nota solo nella musica: anche i testi di Thom Yorke sono nettamente migliori. C’è molto più mistero e critica sociale, e molto meno del lamento di Yorke, che ogni tanto però fa ancora capolino. Si sente soprattutto nella sua voce, che semplicemente non può non essere piena di tristezza e sofferenza (chissà che cosa gli hanno fatto?).
Con The Bends i Radiohead mostrano già le loro vere qualità e ci portano nel mondo delle loro capacità, che però non sono ancora del tutto espresse. Il meglio doveva ancora arrivare, ma già con questo lavoro i Radiohead hanno fatto un bel salto di qualità. The Bends è un album eccellente, che per la band ha significato un enorme passo avanti dal punto di vista artistico e che, sorprendentemente, non ha fatto perdere nulla in termini di vendite, visto che il disco ha avuto ancora più successo dell’esordio. Questa nuova edizione dell’album sarà senz’altro interessante per tutti i collezionisti dei Radiohead e anche per chi la band la sta scoprendo solo ora, anche se il secondo CD non offre niente di eclatante.
Formazione
Thom Yorke – voce
Jonny Greenwood – chitarre, tastiere
Ed O’brian – chitarre
Phil Selway – batteria
Colin Greenwood – basso
Produzione
Radiohead
Tracklist
CD1:
1. Planet Telex 4:18
2. The Bends 4:06
3. High and Dry 4:17
4. Fake Plastic Trees 4:50
5. Bones 3:08
6. (Nice Dream) 3:53
7. Just 3:54
8. My Iron Lung 4:36
9. Bullet Proof… I Wish I Was 3:28
10. Black Star 4:07
11. Sulk 3:42
12. Street Spirit (Fade Out) 4:12
CD2:
1. The Trickster 4:42
2. Punchdrunk Lovesick Singalong 4:41
3. Lozenge Of Love 2:17
4. Lewis (Mistreated) 3:20
5. Permanent Daylight 2:49
6. You Never Wash Up After Yourself (Live) 1:44
7. Maquiladora 3:26
8. Killer Cars 3:03
9. India Rubber 3:26
10. How Can You Be Sure 4:22
11. Fake Plastic Trees (Acoustic Version) 4:41
12. Bullet Proof … I Wish I Was (Acoustic) 3:35
13. Street Spirit (Fade Out) (Acoustic) 4:25
14. Talk Show Host 4:40
15. Bishop’s Robes 3:25
16. Banana Co 2:21
17. Molasses 2:27
18. Just (BBC Radio 1 Evening Session) 3:45
19. Maquiladora (BBC Radio 1 Evening Session) 3:30
20. Street Spirit (Fade Out) (BBC Radio 1 Evening Session) 4:21
21. Bones (BBC Radio 1 Evening Session) 3:02