The Black Crown
Artista: Suicide Silence
Etichetta: Century Media
Uscita: 2011
Durata: 39:19
Voto: 3.5/5
Amanti degli estremi metal, bentornati a casa! Il terzo lavoro in studio dei Suicide Silence mostra la band nella sua veste più matura finora. Sul piano della produzione, i Suicide Silence puntano di nuovo a dare più spazio a un sound vivo e crudo, e i fan del gruppo ne guadagnano un impatto ancora più diretto, più vicino alla rabbia senza compromessi che il quintetto sa scatenare.
Gli elementi che avevano fatto conoscere la band nei primi due dischi sono rimasti intatti anche in “The Black Crown”. Sul piano tecnico-esecutivo, tra la dinamica dei breakdown da capogiro che attraversano anche il nuovo materiale e la devastazione superiore del riffing accordato basso — che qua e là fa pensare a un flirt con l’essenzialità dei riff thrash dei Pantera — “The Black Crown” è un disco che sta in piedi a testa alta dietro quello che fa.
Deathcore con un sacco di soluzioni a semitoni, che non sopporta la melodia. Un ingrediente indispensabile per dipingere scenari apocalittici e far sanguinare le orecchie dei consumatori! E senz’altro anche dei nuovi Suicide Silence, che questo traguardo, semmai, lo approfondiscono.
Se però si scende nei dettagli, a stancare un po’ è proprio l’arsenale già sfruttato dei due chitarristi, che nelle soluzioni si autocitano spesso. La limitatezza espressiva del riff di chitarra viene invece spezzata con efficacia dall’ottimo urlatore del gruppo, Mitch Luker, di cui puoi stare tranquillo: nel tempo passato tra l’ultimo disco e questo non si è concesso nemmeno un’oretta di esercizi vocali. Il suo passaggio dinamico dal “death growl” allo strillo “doloroso” funziona ancora alla perfezione, e Mitch resta l’incarnazione di prim’ordine di una dinamica letale, che salva la rigidità occasionale e la sensazione di pigrizia dei due chitarristi, chiusi dentro formule collaudate di frasi chitarristiche.
In questo senso la band ha usato qualche mossa in più per dare movimento ai brani. Il duetto vocale su Smashed — tra l’altro proprio questo pezzo poggia su un ottimo groove alla Exodus-Pantera — è un esempio di grande compatibilità tra gli approcci vocali di Luker e Frank Mullen (Suffocation), è graditissimo e il brano di per sé spicca per qualità nel disco. L’altro ospite, che mette la voce su Witness The Addiction, tra l’altro il pezzo più lungo del disco con i suoi cinque minuti e mezzo buoni, è Jonathan Davis (Korn). Con la sua melodia vocale pulita e un approccio inconfondibile porta la sensazione di un incrocio tra il nu-metal dei Korn e il deathcore. Un pezzo che calma un po’ il disco a metà, e che a chi difende la purezza espressiva della band magari non andrà giù, ma con questo brano il gruppo non perde comunque il suo focus sinistro e letale!
Anche se il disco non porta niente di sconvolgente, è arrangiato in modo da essere tagliato a un livello molto più intenso rispetto al predecessore, e per questo è il disco più devastante dei Suicide Silence finora. Tutti i brani, con l’eccezione dell’interludio strumentale e, a dir poco, inutile March To The The Balck Crown, sono cuciti addosso per portare sui palchi l’energia di una marcia satanica, furiosa, cruda e senza compromessi dei Suicide Silence. Se conosci la forza scenica dei Suicide Silence, che i ragazzi hanno mostrato di recente anche in visita a Lubiana, sai cosa intendo. Ed è proprio questo il punto focale che la band ha seguito nel creare “The Black Crown”. Essere i più brutali. Nella loro cifra espressiva, anche con l’uscita del terzo album i Suicide Silence stanno senz’altro in cima al terrore sonoro più brutale che il genere “deathcore” possa incarnare!
Formazione
Mitch Lucker – voce
Chris Garza – chitarra
Mark Heylmun – chitarra
Dan Kenny – basso
Alex Lopez – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Jonathan Davis – voce nel brano n. 7
Frank Mullen – voce nel brano n. 9
Produzione
Steve Evetts
Tracklist
1. Slaves to Substance
2. O.C.D.
3. Human Violence
4. You Only Live Once
5. Fuck Everything
6. March to the Black Crown
7. Witness the Addiction
8. Cross-Eyed Catastrophe
9. Smashed
10. The Only Thing that Sets Us Apart
11. Cancerous Skies