The Circle

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Artista: Bon Jovi
Etichetta: Island Records
Uscita: 2009
Durata: 52.40
Voto: 1.5/5

Non molto tempo fa i Bon Jovi ci hanno “shockato” con la notizia dell’uscita di un nuovo album. Una band che, di disco in disco, si è premurata con zelo di fornire una fonte inesauribile di frustrazione ai suoi fan più vecchi si trovava quindi davanti a un’ennesima prova di resistenza, una di quelle faccende sporche e discutibili, dal punto di vista del rocker purista, che i Bon Jovi hanno superato con lode. The Circle è il prodotto sterile di processi creativi a senso unico e, di conseguenza, sempre più improduttivi, che per rigidità e mancanza di originalità batte tutto quello che i Bon Jovi hanno combinato finora. Urrà!

Se con i prodotti dell’ultimo decennio e passa, pensati soprattutto per far cassa, i Bon Jovi erano ancora capaci di tirare fuori motivetti decenti per le feste di compleanno delle diciassettenni, su The Circle li ha abbandonati definitivamente anche questo “dono”, il che, per chi vuole continuare a coltivare lo status commerciale della band, è ovviamente un dato allarmante. The Circle suona troppo monodimensionale anche per i bassi standard delle semplificazioni musicali di cui sopra: anzi, anche dopo ripetuti ascolti l’album resta una raccolta insipida di pezzi abbozzati, fini a se stessi e superficiali, senza alcun filo che li leghi e con ancora meno identità. Il disco è, dalla prima all’ultima lettera, la fotocopia dello stesso copione dei Bon Jovi visto negli ultimi quindici anni, in cui tutte le leve creative del gruppo le tira con gelosia un Jon Bon Jovi sempre più patetico di anno in anno. Lo zietto dal sorriso sempre stampato in faccia, stavolta, ha perso più che evidentemente anche un po’ della sua inconfondibile eleganza e del suo fascino, e a convincervene, probabilmente, basterà in fretta la piattezza delle ballate “Live Before You Die” e “Learn To Love”. Senza pietà possiamo prendercela anche con l’uso del registro vocale di Jon, che è ben lontano dall’essere intenso e vario come lo ricordiamo noi vecchi conoscitori della band, e che forse ha a che fare soprattutto con la patina musicale levigata con cui si presenta il disco.

Per tutto l’album i Bon Jovi ci tengono sospesi in un’apparente comodità di pezzi pop rock semplici e, proprio per questo, tanto più innaturali nel suono. I signori, in direzione dello scuotersi pop rock “corretto”, ci strizzano per così dire prima l’occhio con l’iniziale “We Weren’t Born To Follow”, che sembra una reincarnazione fallita di una qualche “It’s My Life”. Il pezzo si candida subito al ruolo di potenziale hit del disco e, a dire il vero, su The Circle i concorrenti seri per questo “prestigioso” posto scarseggiano cronicamente. Il resto dell’album è uno uguale all’altro: pop di serie B senza sostanza, qua e là sbiancato con elementi di rock moderno riadattato che, come si può intuire da quanto scritto, non entusiasmano. Lasciate che vi metta sotto il naso qualche esempio unico di banalità di prima qualità. Con “Work For The Working Man”, per dire, i Bon Jovi mettono in scena una bella azione di salvataggio delle sorti di tanti compatrioti americani la cui sicurezza sociale è crollata sotto i colpi della recessione, il che, per dei signori che da anni, con un’attività live megalomane, fanno girare gli ingranaggi dello strizzare finanziariamente milioni di pecorelle in giro per il mondo, può essere una mossa piuttosto perversa. The Circle, per giunta, ci serve gli sospiri solitari e noiosissimi di Jon in “Superman Tonight”, “Learn To Love” e “Thorn In My Side”, che suonano troppo costruiti, forzati e poco convincenti, anzi, sembrano recital istantanei di power ballad pensate male e, allo stesso tempo, la prova solida che i Bon Jovi stanno perdendo terreno sotto i piedi proprio dove, fino a poco fa, erano di gran lunga i più sicuri. I momenti in cui si risveglia Richie Sambora sono rari e anche allora il contributo sonoro del chitarrista è ridotto al minimo. Un bell’esempio di questo “accordo” con lo stallone supremo è “When We Were Beautiful”, che offre uno dei pochi assoli di chitarra del disco, ma anche questo, per sicurezza, è avvolto con cautela in una pellicola di effetti sonori balsamici e si fa sentire timidamente da molto lontano, sullo sfondo. Se non altro il chitarrista si merita un ottimo in condotta per il comportamento esemplare e il rispetto delle direttive dei superiori.

Sono anni che i Bon Jovi non puntano più sull’imponenza di idee e creazioni melodiche capaci di parlare a favore dell’evoluzione dell’hard rock in quanto tale, quindi dal punto di vista musicale, in fondo, sarebbe stato utopistico aspettarsi da The Circle qualcosa di troppo entusiasmante. Resta da chiedersi quanto questo possa valere come attenuante, ma di sicuro non dobbiamo dimenticare che da anni i Bon Jovi non si schiodano dalla cosiddetta “comfort zone”, e naturalmente la loro identità è sparita da un pezzo dal campo visivo praticamente di qualsiasi ascoltatore appena un po’ esigente, il che significa ovviamente che i signori portano avanti da tempo una stagnazione creativa a lungo termine. Tutto ciò che riguarda i Bon Jovi oggi sembra quindi perfettamente logico e, soprattutto, insopportabilmente razionale.

Formazione

Jon Bon Jovi: voce, chitarra ritmica
Richie Sambora: chitarra, cori
Tico Torres: batteria, percussioni
David Bryan: tastiere

MUSICISTI OSPITI:
Hugh McDonald: basso
Charlie Judge: tastiere e arrangiamenti d’archi

Produzione

John Shanks, Jon Bon Jovi & Richie Sambora

Tracklist

1. We Weren’t Born to Follow
2. When We Were Beautiful
3. Work for the Working Man
4. Superman Tonight
5. Bullet
6. Thorn In My Side
7. Live Before You Die
8. Brokenpromiseland
9. Love’s the Only Rule
10. Fast Cars
11. Happy Now
12. Learn to Love

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