The Cosmos Rocks

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Artista: Queen + Paul Rodgers
Etichetta: Parlophone Records
Uscita: 2008

I nervi di più di un fondamentalista dei Queen sono stati messi alla prova più dura quando, nel 2004, Paul Rodgers, una volta voce numero uno dei giganti del blues rock Free e Bad Company, è salito praticamente da un giorno all’altro sul posto di lavoro dell’immortale Freddie Mercury! Perché? La faccenda, ovviamente, è tutt’altro che semplice. Alla notizia sensazionale in tanti si sono presi la testa fra le mani, o almeno hanno alzato le spalle con aria seccata, sostenendo che, per far funzionare al meglio il grande esperimento, i due membri della “famiglia reale” ancora attivi musicalmente, Brian May e Roger Taylor, avrebbero avuto bisogno di una lezione sulle basi di blues e soul, mentre anche il modo di comunicare di Paul Rodgers avrebbe dovuto finire sotto i ferri e fare un bel lifting. Chi avrebbe mai pensato che questa storia d’amore appena sfornata sarebbe durata ormai da cinque anni, per giunta prosperando in tour sold out, per non parlare di un album che, come se non bastasse, è pure un lavoro degno di lode! A Brian May, Roger Taylor e Paul Rodgers, con quest’ultimo, è riuscito in pratica l’impossibile. Hanno creato un documento di alto valore e qualità artistica, che nessuno osava nemmeno immaginare, e adesso se ne vanno fieri a raccoglierne i frutti, naturalmente sotto il marchio Queen + Paul Rodgers, che in tutto questo circo di sicuro non può far male, no?

Cosmos Rocks ci invita a una crociera interplanetaria con il semplice rocker Cosmos Rockin’, che si rivela soprattutto come un’introduzione piuttosto cauta e rigorosamente convenzionale all’album. Il primo “shock culturale acuto” arriva con Time To Shine, che nell’orecchiabilità contagiosa dei giri vocali di Rodgers nasconde una voglia matta di Bad Company della fine degli anni Settanta. La formula di Time To Shine è ben nota, una semplice dimostrazione di ingranaggi riffistici ben oliati, che in passato ha già celebrato non so quante volte la grandezza del calibro delle caratteristiche vocali di Rodgers. Ma qui il divertimento comincia solo adesso. Still Burnin’ a prima vista dà sì l’impressione di una canzoncina amata, bevuta fino all’ultima goccia da una combriccola di fieri portabandiera della crisi di mezza età, ma questo blues rocker eseguito con efficacia, con un pizzico di spezie fortemente aromatizzate della tradizionale scuola Queen nel suo petto carnoso, nasconde molto di più, naturalmente soprattutto grazie al ritrovato, sicurissimo Rodgers, abituato a giocare nella sandbox del soul e del blues vocale.

Come previsto, Paul Rodgers resta il protagonista dell’intero album, il filo conduttore attorno a cui ruotano per lo più i processi creativi dell’era post Mercury. Il profilo della sua missione è ben visibile. Salta all’occhio soprattutto con l’assalto lirico dal colore tematico tipico. La fantasia e la sognante atmosfera della tradizione Bad Co., legate al Signore, le riprendono Some Things That Glitter, comunque più che evidentemente figlia di Brian May, e la perla di ispirazione bluesy Voodoo. Through The Night, fredda e cupa nei temi, porta un ulteriore e senz’altro benvenuto allontanamento verso il blues pesante, che con un Rodgers in vena a bordo evidentemente entra nel sangue anche al duo Brian May e Roger Taylor. Per il lavoro svolto Paul Rodgers si merita un voto eccellente. Proprio grazie a lui Cosmos Rocks è, se proprio dovessimo scegliere, “per uno strano caso” più un album dei Bad Company che dei Queen. Il grande esperimento prende definitivamente il segno del grande trionfo con Say It’s Not True, una resa vocale ambientale e dinamicamente rifinita di tutta la terna di camerati vocalmente attrezzati, che di tutte le creazioni di Cosmos Rocks è di gran lunga quella che sa più di Queen. Se proprio dev’essere! Il rischio, qui, ai ragazzi ha decisamente pagato. Say It’s Not True porta una carica emotiva degna della magia di Innuendo, e Taylor, May e alla fine l’eccellente Rodgers hanno pure curato con estrema attenzione l’inserimento di uno stacco ambientale appariscente, dove si scarica una valanga di motivi splendidamente armonizzati.

In pratica l’unico enigma degno di nota dell’album è il brano Call Me, una creazione sacrificabile che, con il suo vago tentativo di compromesso fra satira lirica e musicale, non riesce a convincere nemmeno dopo ripetuti ascolti. Da questo punto di vista se la cava molto meglio l’illuminista We Believe in Small, dove dopo il festival di manovre blues rock ci tocca finalmente, a tratti, un po’ di autentica tradizione Queen. Nello spirito di quest’ultima sono nati anche Warboys e C-lebrity, con cui i Queen & Paul Rodgers si sono circondati con coraggio di un set di compromessi pilotati magistralmente, che senza dubbio contribuiscono a un’immagine complessiva più attraente del prodotto d’autore finale. Il risultato (di sicuro con grande sorpresa di molti) è un mix di carattere più che soddisfacente di 14 stampede rock, che, prendendo rispettosamente le distanze dall’immortale eredità dei Queen e marciando fieri per la propria strada, aprono un nuovo, emozionante capitolo nella storia di tre giganti del rock & roll.

Formazione

Brian May: chitarra, basso, voce, tastiere
Paul Rodgers: voce, basso, piano, armonica a bocca
Roger Taylor: batteria

Taylor Hawkins: voce di accompagnamento su C-lebrity

Produzione

Queen + Paul Rodgers

Tracklist

1. Cosmos Rockin
2. Time To Shine
3. Still Burning
4. Small
5. Warboys
6. We Believe
7. Call Me
8. Voodoo
9. Some Things That Glitter
10. C-lebrity
11. Through The Night
12. Say It’s Not True
13. Surf’s Up…School’s Out

Durata dell’album: 58.46

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