The Cry

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Arena
Etichetta: Verglas Records
Uscita: 1997
Voto: 3.5/5

Con l’uscita dell’ottimo secondo album “Pride” (1996), gli Arena si sono finalmente guadagnati, anche presso il pubblico prog rock più ampio, lo status di band con una visione tutta sua. Non erano più il solito progetto oscuro di Mick Pointer, ex batterista dei Marillion, e di Clive Nolan, tastierista dei Pendragon. Con l’arrivo dello carismaticissimo cantante Paul Wrightson e dell’incredibile bassista John Jowitt (IQ, Jadis), il loro profilo pubblico è migliorato in modo netto, e con lui anche la maturità compositiva. È nata una band con un’anima tutta sua, per la quale il legame con l’eredità dei primi Marillion, da allora in poi, è stato una benedizione tanto quanto una maledizione.

Il chitarrista di allora, Keith More, intanto non reggeva più il peso delle ambizioni sempre più grandi dei suoi compagni, che in quel periodo avevano cominciato a progettare qualcosa di meraviglioso, che con i primi Marillion non aveva più nulla a che fare. A causa di questa direzione diversa, Keith voleva restare nella band solo come collaboratore esterno, suonando e facendo live a titolo di ospite. Ma i due capi hanno stroncato sul nascere un approccio così a metà, perché sapevano che non ne sarebbe uscito nulla di buono. Così, nonostante gli enormi meriti di Keith per la buona partenza della band, gli hanno mostrato la porta e hanno invitato il giovane John Mitchell, chitarrista dal potenziale insospettabile. Mitchell si è trovato subito in sintonia con gli altri e il suo arrivo ha segnato, di fatto, la svolta decisiva nella storia della band, diventando un tassello fondamentale della direzione futura. Superava il predecessore sia per la maggiore varietà della sua tecnica chitarristica riconoscibile, sia per le migliori idee musicali che portava. Mitchell, però, non era solo un chitarrista eccellente, ma anche un cantante solido e un buon autore, che più tardi avrebbe fondato la sua band The Urbane e poi sostituito Francis Dunnery nella leggendaria attrazione prog-pop It Bites. È diventato anche molto richiesto, come successore di John Wetton (con cui, più avanti, ha pure passato un po’ di tempo), per le sue prestazioni nelle altre band, oltre che artefice di vari side project interessanti.

Mentre preparavano il disco successivo, gli Arena hanno deciso di premiare i fan con uno speciale mini album, “The Cry”. Dentro ci sono versioni riarrangiate dei brani della serie “Crying For Help”, usciti sui primi due album, “Songs From The Lions Cage” (1995) e “Pride”, oltre a qualche pezzo inedito fino a quel momento. L’intera serie “Crying For Help” era nata come composizione unica, ma poi è stata spezzettata in brani più brevi, infilati tra le suite più lunghe dei primi due album degli Arena.

L’opener “Theme” è un motivo ambient di tastiere che sfocia direttamente nella ballata acustica “The Cry”. Questa è una versione alternativa di “Crying For Help VII”, che nella sua variante più dura è diventata il finale amatissimo dei concerti degli Arena. Qui tutto poggia sul canto malinconico di Paul Wrightson, soprattutto sul ritornello lamentoso “help me”, e sulla melodia sottile della chitarra acustica di John Mitchell. Sulla bellissima “The Offering”, versione alternativa di “Crying For Help V”, una composizione delicata dal sapore classicheggiante, piena di bei arrangiamenti barocchi di tastiera, torna a brillare Clive Nolan. “Problem Line”, versione alternativa di “Crying For Help III”, è un’altra composizione di taglio classico, con un’atmosfera mistica creata dalle tastiere e da un effetto che ricorda le voci di un coro. “Isolation” è un bel pezzo acustico, creato apposta per questo EP. Mitchell si mette ancora una volta in mostra con i suoi passaggi delicati di chitarra acustica, anche se più avanti sarebbe diventato molto più famoso per le sue gemme di chitarra elettrica. “Fallen Idols” è una versione diversa di “Crying For Help II”, in cui le tastiere di Nolan hanno un carattere ancora più ambient e ondeggiante. L’ambient “Guidance”, che è la versione originale di “Crying For Help VIII”, contiene un’onda di soundscape, effetti sfrigolanti e un effetto da coro, con tanto di voce femminile da operetta. In un certo senso rappresenta l’interesse di Clive per la musica da film, visto che potrebbe essere una buona base per un tema di qualche film drammatico e cupo.

In “Only Child”, versione alternativa di “Crying For Help IV”, si è unito (di nuovo) alla band come ospite alla chitarra il chitarrista dei Marillion Steve Rothery. Il suo contributo si riconosce subito dal suo assolo inconfondibile, riconoscibile a chilometri di distanza. In questo brano, uno dei due migliori dell’EP, si fanno apprezzare soprattutto i ricchi e vari arrangiamenti sinfonici di Clive, tra cui campioni di mellotron, e, come al solito, l’ottima prova vocale di Paul. Quest’ultima brilla in particolare nel ritornello melodico, seguito dall’irruzione della batteria di Mick e poi dal tipico assolo “piangente” di Rothery. ” “Stolen Promise”, versione alternativa di “Crying For Help VI”, si distingue per gli arrangiamenti sinfonici barocchi di tastiera di Clive.

Per me il pezzo migliore dell’EP è però l’inno conclusivo “The Healer”, l’unico brano di questo EP in cui gli Arena prendono vita come band al completo e mostrano allo stesso tempo il loro stile riconoscibile, più duro e rock. È anche l’unico brano dell’EP finito nella scaletta dei loro concerti (quelli dei primi tempi): lo troviamo anche sul loro primo album dal vivo “Welcome To The Stage). Anche se non è un classico degli Arena come, per dire, “Jericho”, con cui ha più somiglianze, è un pezzo riuscitissimo ed energico, con parecchi punti in comune con i primi Marillion. Perfino il canto di Paul, qua e là, si avvicina allo stile di Fish. A chi questa parentela non darà fastidio, piaceranno ancora di più i versi drammatici “blood stained Arena”, che contribuiscono a far suonare il pezzo come un autentico inno degli Arena. “The Healer” è nato tra “Songs From The Lions Cage” e “Pride”, ma poi non è mai finito su quest’ultimo album.

“The Cry” ovviamente non regge il confronto con la qualità dei loro album in studio, ma resta comunque un obbligo per tutti gli amanti degli Arena, perché è un bel documento del loro periodo iniziale e getta nuova luce sulla serie “Crying For Help”. Allo stesso tempo segna il momento in cui nella band è entrato l’amatissimo John Mitchell, un acquisto che nei dischi successivi si è rivelato più che utile. “The Cry” è stato un incoraggiante riscaldamento prima dell’album seguente, “The Visitor” (1998), che, del tutto a sorpresa, ha iscritto per sempre la band nella storia del rock progressivo e ha rappresentato il loro primo capolavoro.

Formazione

Paul Wrightson – voce
John Mitchell – chitarra
Clive Nolan – tastiere e cori
John Jowitt – basso
Mick Pointer – batteria

MUSICISTA OSPITE:
Steve Rothery – chitarra (8)

Produzione

Clive Nolan e Simon Hanhart

Tracklist

1. Theme (0:55)
2. The Cry (3:10)
3. The Offering (2:33)
4. Problem Line (4:02)
5. Isolation (1:59)
6. Fallen Idols (4:12)
7. Guidance (5:09)
8. Only Child (5:03)
9. Stolen Promise (2:58)
10. The Healer (5:44)

Durata dell’album: 35:47

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