Ten
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Pearl Jam
Etichetta: Epic Records
Uscita: 1991
Voto: 4/5
Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, negli USA a farla da padrone è stato un movimento chiamato grunge. Questo genere ha trovato la sua capitale nella piovosa Seattle, nello stato di Washington. Da quella città è uscito un sacco di gruppi che suonavano musica con predisposizioni stilistiche simili. Gran parte del merito per lo sviluppo della scena grunge di Seattle va a Jimmy Hendrix, citato da tantissime band come influenza enorme. Ha dato una bella mano anche il canadese Neil Young, che ancora oggi è considerato il padre del grunge, anche se allora non lo si chiamava ancora così.
Ed è così che sono arrivati anche i Pearl Jam, che nei primi anni Novanta hanno pubblicato l’esordio intitolato Ten. Ten è diventato un successo, ma solo dopo che i Nirvana gli avevano spianato la strada. Sul disco c’erano solo hit del calibro di Alive, Jeremy ed Even Flow, che ancora oggi sono considerate dei classici. Mentre tante band di successo hanno sparato le loro canzoni migliori proprio sotto forma di singoli, lasciando album più deboli, i Pearl Jam hanno messo nel disco, oltre ai pezzi da classifica, brani ancora migliori, e non è poco se penso a quanto sono fenomenali Jeremy, Alive ed Even Flow.
E cos’hanno di così speciale i Pearl Jam? Beh, innanzitutto c’è Eddie Vedder, il cui carisma nel mondo del grunge non ha rivali. Nemmeno il bellone Chris Cornell gli sta al passo, a prescindere da cosa dicano le folle di fan al femminile. Ma Eddie non ha solo carisma: ha anche una voce che può battersi con quasi tutti i cantanti hard rock. Poi c’è il carismatico bassista Jeff Ament, che insieme a Vedder era la grande attrazione dei concerti. Un’altra grossa differenza è che il sound della band si regge soprattutto su melodie e arrangiamenti curati, con meno ruvidezza punk rispetto alle altre band grunge.
Il disco è un susseguirsi di gioielli. Non sento un solo punto debole. Ovviamente ho le mie canzoni preferite, come ogni fan che si rispetti. Per me spiccano soprattutto Oceans, Black, Alive ed Even Flow, ma anche gli altri pezzi non sono certo da meno. Tutte le canzoni sono rifinite alla perfezione e non vanno per le lunghe. Magari, con le loro insistenti strutture strofa-ritornello, per noi progsters certi pezzi sono a volte un po’ troppo semplici, ma ogni tanto fa pure bene sentire qualcosa di più diretto.
Tecnicamente i Pearl Jam forse non sono così rifiniti come, che so, i Soundgarden o gli Alice in Chains, ma le loro lacune le compensano più che bene su altri fronti. Eccellono soprattutto in melodie azzeccate e accordi fantasiosi. Inoltre non sentono il bisogno di travolgere l’ascoltatore con ogni singolo pezzo: sanno suonare anche più piano e con più ponderazione. È proprio questo equilibrio tra dolcezza e rabbia pura a essere così importante per loro. Quando suonano in modalità calma (in questi momenti li aiuta ogni tanto anche il produttore Rick Parashar al pianoforte e all’organo) sembra la cosa più naturale del mondo, e quando si scatenano senza freni la sensazione è la stessa. Tra gli strumentisti spicca Eddie Vedder con la sua voce inconfondibile, che ancora oggi fa tremare le ginocchia alle ragazze. Vedder convince anche con i testi, dove infila un sacco di temi di critica sociale, al contrario del piangersi addosso che da adolescenti ci piaceva tanto ascoltare nei Nirvana, cioè in Kurt Cobain. Le tematiche di Vedder sono ancora attuali e, anche se a volte con le sue metafore si perde in un po’ di oscurità, la sua poesia suona sempre al posto giusto.
Con Ten i Pearl Jam in fatto di popolarità sono arrivati quasi a pari livello dei Nirvana, ma sul piano della musicalità hanno superato tutti i loro compagni di sventura. La loro miscela di sensualità, rabbia, aggressività e melodia per me li mette dritti sul trono della musica grunge, e Ten è la quintessenza della musica di qualità in questo genere. Ten è un album leggendario che, a più di quindici anni di distanza, suona ancora fresco e interessante. Purtroppo i Pearl Jam non hanno mai più ripetuto una simile coerenza, ma anche nei progetti successivi c’è sempre stato abbastanza di interessante. Ten è un disco di culto che ha contribuito a diffondere il grunge in tutto il mondo, ma a differenza dei Nirvana, che oggi sembrano solo una triste band da adolescenti, i Pearl Jam hanno significato e continuano a significare coerenza e ispirazione. Insieme a Superunknown dei Soundgarden, Nevermind dei Nirvana, Dirt degli Alice in Chains e Core degli Stone Temple Pilots, è l’album più importante per lo sviluppo e la popolarizzazione del grunge.
Formazione
Eddie Vedder – voce
Stone Gossard – chitarra
Mike McCready – chitarra solista
Jeff Ament – basso
Dave Krusen – batteria
ospiti: Rick Parashar – pianoforte, organo, percussioni; Walter Gray – violoncello
Produzione
Rick Parashar e Pearl Jam
Tracklist
1. Once
2. Even Flow
3. Alive
4. Why Go
5. Black
6. Jeremy
7. Oceans
8. Porch
9. Garden
10. Deep
11. Release