The Electric Light Orchestra

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1971
Voto: 4/5

“The Electric Light Orchestra” è stato l’esordio dei leggendari art rocker britannici Electric Light Orchestra. In America uscì con il titolo “No Answer”, frutto di un equivoco telefonico: la loro etichetta, chiamando per chiedere il nome dell’album per il mercato americano, non capì nemmeno la semplicissima risposta che “la band a questa domanda non risponde”. “The Electric Light Orchestra” segnava la realizzazione di visioni coltivate per anni da Roy Wood e Jeff Lynne, due musicisti sopraffini e polistrumentisti che già alla fine dei ’60 sognavano una band capace di unire gli elementi del rock melodico di stampo (tardo) Beatles con arrangiamenti orchestrali stratificati tipici della musica classica. Il loro esordio prese forma attorno a un trio composto da Roy Wood a voce, chitarra, basso, clarinetto, violoncello e un bel po’ d’altro, Jeff Lynne a voce, chitarra, basso e tastiere, e dal batterista Bev Bevan. Tutti e tre avevano già lavorato insieme nella leggendaria band psichedelica The Move, e la rinascita sotto il nome Electric Light Orchestra segnò l’inizio della messa in pratica delle loro alte ambizioni artistiche. Durante le registrazioni dell’album si unirono a loro anche il cornista Bill Hunt e il violinista Steve Woolam. Il bassista originale Rick Price se la passò male: Wood, prima dell’uscita del disco, cancellò di fatto le sue parti originali sovrascrivendole con le proprie linee di basso.

“The Electric Light Orchestra” è stato senza dubbio l’album più orientato al progressive rock di tutta la storia della band: oltre a una marea di arrangiamenti sinfonici per archi, fiati e tastiere, sfoggiava anche tutta una serie di elementi musicali d’avanguardia, a tratti parecchio oscuri. In questo modo si presentava come un prodotto assolutamente unico in tutta la loro discografia, soprattutto se paragonato ai lavori arena/pop rock successivi e alla produzione elegante e perfezionista che divenne il marchio di fabbrica della band dopo che Lynne ne prese le redini. Di sperimentalismo prog rock, tra cupi arrangiamenti orchestrali per archi e passaggi oscuri di chitarra e tastiere, qui non ne manca di certo, e all’uscita il disco avrà sicuramente entusiasmato tutti quelli che giuravano su un prog eclettico con un pizzico di oscurità alla King Crimson, Gentle Giant o Van Der Graaf Generator. D’altra parte, gli ELO mostravano già qui un senso straordinario per la costruzione di melodie sinfonico-rock di gusto squisito, insieme alla particolare ossessione di Wood e Lynne per l’eredità dei (tardi) Beatles. Dai Fab Four pescavano ispirazione soprattutto per il timbro delle voci e per la costruzione di melodie accessibili a un pubblico più ampio, che in questo album spesso subentrano alle oscurità d’avanguardia di archi e fiati. Lynne ha ripetuto più volte, senza un briciolo di modestia, che gli ELO erano ripartiti musicalmente da dove i Beatles si erano fermati, e simili paragoni lo lusingavano parecchio. Questa parentela con gli “scarafaggi” è stata per tutta la carriera della band al tempo stesso una benedizione e una maledizione, perché i critici ci si sono spesso aggrappati anche in senso negativo.

L’album si apre con il classico degli ELO “10538 Overture”. In origine pensato come singolo dei The Move, divenne poi il primo pezzo che Wood e Lynne pubblicarono sotto il nome ELO: Wood aveva cominciato a giocare con il violoncello in studio e ne aveva entusiasmato così tanto Lynne che i due decisero di aggiungere anche arrangiamenti d’archi. Questa splendida composizione symphonic rock è caratterizzata da un riff di chitarra possente e innovativo, a cui si aggiungono poi il suono cupo degli archi (violoncello, violino e corno) e una voce alla Beatles. Gli arrangiamenti orchestrali per archi arricchiscono con gusto la melodia centrale e la spingono in una dimensione più ampia, ben oltre i soliti binari rock. Nelle linee vocali Wood e Lynne si alternano spesso, e Wood si riconosce per un timbro un po’ più eccentrico. È stato anche il loro primo brano e singolo a entrare nella top ten britannica di quell’anno. Segue il molto più oscuro e barocco “Look At Me Now”, dominato da cupi passaggi d’archi e dalle linee vocali leggermente irritanti di Wood. Si trovano parecchi richiami ritmici e vocali al classico dei Beatles “Eleanor Rigby”. Dopo un po’ il tutto comincia a sembrare la colonna sonora di un horror psichedelico. “Nellie Takes Her Bow” prosegue con l’eccentricità symphonic rock secondo la ricetta di Wood e Lynne. Stavolta in modo un po’ più sottile, perché, testo eccentrico a parte, contiene delicati passaggi al pianoforte di Lynne e solidi arrangiamenti d’archi. Dopo il primo passaggio, però, vira in una direzione completamente d’avanguardia, per non dire quasi caotica, seguita da una sezione dal sapore orientale con tanti energici passaggi di violino e un ottimo uso delle percussioni.

L’ambizioso strumentale avanguardistico-sinfonico “The Battle Of Marston Moor (July 2nd 1644)”, in cui Wood suona anche le percussioni, si distingue per i molti arrangiamenti barocchi e pastorali, simili a quelli che si sarebbero trovati più avanti nella musica di band prog folk di taglio barocco come i Gryphon. Drammatici passaggi d’archi e linee di basso creano un’atmosfera cupa e riescono a evocare l’aria della battaglia storica in questione, quella in cui i parlamentari di Cromwell ottennero la loro prima vittoria sui realisti. Segue l’ottimo strumentale “First Movement (Jumping Biz)”, un pezzo molto più romantico, con tanti gustosi passaggi pastorali di chitarra acustica e archi e le batterie dinamicissime di Bevan. La divertente eccentricità inglese continua con l’ottima “Mr. Radio”, che in origine doveva essere il secondo singolo ma poi non uscì mai in quella forma. È un brano che anticipava già la futura direzione più raffinata degli ELO, quella arrivata dopo l’addio di Wood. Gli arguti arrangiamenti sinfonici che si fondono con la melodia centrale della chitarra e con la voce di Lynne sono un vero piacere. Lynne racconta qui la storia di un uomo piuttosto patetico, abbandonato dalla moglie, che per compensare la perdita ha fatto della radio il suo migliore e unico compagno.

Poi arriva la più grande oscurità d’avanguardia di tutto l’album, “Manhattan Rumble (49th Street Massacre)”, con la sua atmosfera angosciante e cupa di archi, fiati e pianoforte e un ritmo da marcia. Una composizione che non sfigurerebbe come base per uno dei film grotteschi di Frank Zappa. L’atmosfera caotica e cupa con tanto di ritmo marziale continua anche nell’introduzione di “Queen Of The Hours”, che però, con l’irruzione della voce sarcastica di Lynne, si trasforma a sorpresa in un pezzo melodico e relativamente accessibile, pieno di drammatici passaggi sinfonici. Se i King Crimson e i Beatles avessero mai collaborato, ne sarebbe probabilmente uscito qualcosa di simile a questo brano. A chiudere c’è la bella ballata pastorale “Whisper In The Night”, che si può leggere anche come una sorta di brano d’addio di Wood: dopo l’uscita di questo album fece infatti i bagagli, non avendo più lo stomaco per i capricci di Lynne. La sua voce particolare, un po’ “sofferente” ed eccentrica, è accompagnata da bei arrangiamenti orchestrali e da altre armonie vocali di Lynne. Dopo una sfilza di composizioni symphonic rock oscure e d’avanguardia, l’album si chiude comunque in modo delicato.

“The Electric Light Orchestra”, pur non essendo un prodotto accessibile come la maggior parte dei loro album successivi, è un ottimo esordio che occupa un posto del tutto speciale nell’eredità musicale degli ELO. Per gli amanti del rock progressivo è stato con ogni probabilità addirittura il loro disco preferito, mentre i fan dei lavori arena/pop rock più tardi di certo non troveranno granché da lodare. L’ascoltatore neutrale rispetto ai generi, amante della musica varia, non si farà troppi problemi e saprà apprezzare allo stesso modo entrambi i lati di questo album: quello d’avanguardia e quello melodico-rock. “The Electric Light Orchestra” resta il lavoro più sperimentale degli ELO e assolutamente unico per l’impiego equilibrato delle idee di Wood (più avanguardistiche) e di quelle di Lynne (più beatlesiane/rock melodiche). Questo approccio finì subito dopo l’addio di Wood e la fondazione della sua band, i Wizzard. I dissidi sulla futura direzione degli ELO erano infatti cresciuti al punto che Wood dovette lasciare il gruppo ancora prima dell’uscita del secondo album, e da allora Lynne fu il capo assoluto degli ELO, autore di tutte le loro composizioni e spesso arbitro del futuro dei membri della band. Nonostante il suo governo benevolo ma assoluto, questa direzione si rivelò quella giusta e, più avanti, anche straordinariamente di successo, quando la band divenne una delle principali attrazioni da stadio. Lynne continuò per diversi anni a fare album degli ELO sotto influssi progressive rock (rimanendo sempre fedele alla loro agenda sinfonica originaria, che li rendeva speciali), finché il successo commerciale non lo portò in acque quasi completamente pop rock e perfino disco, il che segnò anche l’inizio del loro declino.

Formazione

Jeff Lynne – voce, chitarra, basso, pianoforte, percussioni
Roy Wood – voce, basso, clarinetto, violoncello, oboe, slide guitar, percussioni
Bev Bevan – batteria, percussioni
Bill Hunt – corno francese
Steve Woolam – violino

Produzione

Roy Wood, Jeff Lynne

Tracklist

1. 10538 Overture (5:30)
2. Look at Me Now (3:16)
3. Nellie Takes Her Bow (5:58)
4. The Battle of Marston Moor (July 2nd, 1644) (6:02)
5. First Movement (Jumpin’ Biz)(2:58)
6. Mr.Radio (5:02)
7. Manhattan Rumble (49th Street Massacre) (4:21)
8. Queen of the Hours (3:21)
9. Whisper in the Night (4:48)

Durata dell’album: 39:56

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