The End Of Life
Artista: UnSun
Etichetta: Century Media
Uscita: 2008
Voto: 3.5/5
Gli Unsun sono una nuova band fondata da Mauser, chitarrista dei veterani del death metal polacco Vader, dopo la sua uscita dalla formazione dei Vader. Semplicemente, la sua nuova visione musicale chiedeva all’artista di buttarsi su strade nuove. Il tutto è così chiaramente lontano dai Vader che al nostro è venuta incontro una ragazzina con una voce da angelo, e non solo. Una ragazzina dall’aspetto proprio angelico. La cantante Aya.
Se metti insieme i riff massicci e ribassati, che costruiscono un vero muro sonoro di cemento armato, quello che Mauser si è portato dietro dai Vader e che crea un’atmosfera cupa, funerea e a dir poco rovinosa, con la voce limpidissima e virginale di Aya, che nel campo del pop suonerebbe magari sdolcinata, birichina e coccolona, alla fine, per altra via, con la musica degli UnSun ci avviciniamo, in termini di genere, a quello che si chiama gothic metal.
Vi ricordate com’era a metà anni Novanta, quando sono esplosi i Nightwish o i Sinergy? Prima di loro nessuno suonava così, né offriva un’esperienza del genere. Le band venute dopo, salvo rare eccezioni con una cantante in formazione, non sono più riuscite a fare la stessa impressione al loro arrivo sulla scena. Ecco, gli UnSun hanno la dannata fortuna di suonare incredibilmente personali già solo con l’esordio “The End Of Life”. E dove gli riesce meglio è proprio nel costruire l’atmosfera che regge l’album. Mauser ha scolpito nel muro di riff, in modo magistrale, campionamenti elettronici di ritmiche aggiuntive, o semplicemente loop sonori ripetitivi, che danno agli UnSun un marchio di riconoscibilità e una freschezza che si incontra molto di rado. L’album ha un soffio unico, cataclismatico e gelido di atmosfera creata ad arte, su cui la voce di Aya letteralmente ondeggia, e il suo timbro si incastra alla perfezione, per contrasto, con la produzione dei riff. I primi tre pezzi se la giocano tra loro a chi si vince il primo premio per infilarsi più in fretta sotto la pelle dell’ascoltatore. Sono Whispers, Lost Innocence e, tra questi, fa un’impressione particolarmente forte Blinded By Hatred. I ritornelli, compatti e rifiniti con melodie in minore, si prendono con Aya al centro tutta l’attenzione dell’ascoltatore, senza discussioni. L’effetto cerebrale è come giocare con un veleno dolce, o con una specie di pericolosa ebbrezza zuccherina che porta alla paralisi, all’intorpidimento. I campionamenti elettronici alzano l’asticella dell’elemento drammatico. Oltre ai primi tre brani, per rifinitura melodica spicca più avanti anche il ritornello di Destiny.
Ho una sola nota negativa. Aya canta i suoi versi inglesi con un accento spaventosamente sbagliato. Così spaventoso che la cosa funziona a meraviglia. Direte che mi è partito il cervello. Eppure. Tutti sappiamo quanto suoni buffo e pietoso l’inglese pronunciato lungo l’asse delle forze oscure Milošević-Arafat-Gheddafi, ma nel caso di Aya siamo a anni luce di distanza. Pensate ai Siddharta e a come sono riusciti a rendere melodico lo sloveno. Più o meno Aya affronta la faccenda così. Un accento che nel bilancio complessivo gioca solo a favore e che anzi fa guadagnare agli UnSun punti extra in fatto di melodia portata nell’inglese. Questa osservazione sembra difficile da credere. Ma comunque. Funziona. Però la cosa si sente eccome mentre ascolti l’album, e i puristi, che riconosceranno più delle cinque parole inglesi che sono riuscito a capire io, potrebbero senz’altro storcere il naso.
Insomma. Gli UnSun sono roba che i fedelissimi ortodossi dei Vader e tutte le correnti radicali della comunità metal di questo pianeta non appoggeranno nemmeno da lontano. A grandi linee, gli UnSun non portano nessuna rivoluzione musicale. Però hanno piazzato sul mercato un album con un’atmosfera tutta sua, con vibrazioni drammatiche forti ed espressive, rinforzate dall’ottimo canto di Aya, che è la protagonista che rende questo disco diverso da trilioni di altri tentativi simili di altre band. Gli Evanescence possono solo piangere quando sentiranno questo album e capiranno quanto manca alla loro musica, e non andrà molto meglio nemmeno a Lacuna Coil e compagnia. Gli UnSun hanno costruito l’album con trucchetti semplicissimi, assoli spogliati all’osso, ritmi elementari e monodimensionali, e il loro metal molto spesso sfiora perfino le acque del pop (per quest’ultimo, guarda anche la copertina dell’album). La voce di Aya è una vittoria completa ed è l’elemento su cui poggerà il successo del linguaggio musicale degli UnSun anche in futuro. Moderno e molto contagioso. Finalmente, di nuovo qualcosa di interessante. La prova che le band polacche sanno essere interessanti anche quando si allontanano dai rami estremi che la musica heavy metal conosce in senso di genere.
Formazione
Aya – voce
Mauser – chitarra, campionamenti
Heinrich – basso
Vaaver – batteria
Produzione
Szymon Czech & Marcin Kielbaszewski
Tracklist
1. Whispers
2. Lost Innocence
3. Blinded By Hatred
4. Face The Truth
5. Other Side
6. Destiny
7. Memories
8. Bring Me To Heaven
9. On The Edge
10. Closer To Death
11. Indifference
12. Whispers
Durata dell’album: 42.22