The Evolution Of Chaos
Artista: Heathen
Etichetta: Mascot Records
Uscita: 2010
Durata: 68:28
Voto: 4.5/5
Heathen – la band che si è guadagnata un posto tra le thrash metal band più riconoscibili ai tempi della nascita della scena della Bay Area, a metà anni Ottanta, è una vera dormigliona: i suoi contemporanei di allora, dopo la rinascita del movimento, quella annunciata dal festival “Thrash Of The TItans” nel 2001, hanno già sfornato i loro album del ritorno, a cominciare dagli Exodus, poi i Death Angel e perfino i Forbidden – la formazione che per gli Heathen è una specie di fratello gemello thrash metal, vicinissimo come stile.
Gli album “Breaking The Silence” e, dopo, “Victims Of Deception” sono roba da thrash metal classico, e se il metallaro medio, uno che ci tiene a sé stesso, oggi non conosce gli Heathen né i due dischi, c’è sicuramente qualcosa che non va. Nonostante i ragazzi si fossero ufficialmente rimessi insieme proprio al festival di cui sopra, è passato ancora un bel po’ di anni prima che mettessero davvero insieme un nuovo album in studio. Sono passati esattamente 19 anni dall’uscita di “Victims Of Deception”. Finalmente abbiamo davanti il terzo album in studio degli Heathen, “The Evolution Of Chaos”.
Senza giri di parole, questo è un disco a cui si può appiccicare subito l’etichetta di “Victims Of Deception del XXI secolo”. Il che significa, di per sé, che “The Evolution Of Chaos” è una delle uscite più riuscite della scena metal di quest’anno, il 2010. Se all’autore di questo pezzo, nel suo “sproloquiare” fino a questa frase, date fiducia, allora il resto della recensione è del tutto superfluo. Fatevi piuttosto subito una copia di questo disco eccellente.
Nella lunga giostra di avvicendamenti in formazione, dalla reunion degli Heathen fino al 2010, si sono visti passare tantissimi nomi, ma il nucleo originario, formato dal cantante David White, dal chitarrista Lee Altus e dal batterista Darren Minter, è rimasto saldo in tutto questo tempo. Però la stabilità necessaria per registrare un album la band l’ha raggiunta solo con l’arrivo del bassista Jon Torres (Angel Witch, Laaz Rockit, Ulysses Syren) nel 2004 e del chitarrista Kragen Lum (Prototype) nel 2007. Ma qui non possiamo restare del tutto indifferenti. Nel 2005 esce un demo con tre pezzi completamente nuovi: Dying Season, Arrows Of Agony ed Empty Nothingness. Gli Heathen le hanno tenute tutte e tre anche per il nuovo album, e Empty Nothingness, in linea con l’ulteriore evoluzione del brano, l’hanno giustamente ribattezzata Silent Nothingness.
Sarà pure vero che gli Heathen sono sinonimo di pigrizia quando si parla di uscite in studio, ma in compenso con loro vale in pieno la regola che quel poco che riescono a pubblicare raggiunge il livello del capolavoro, e “The Evolution Of Chaos” non fa certo eccezione.
A scrivere la musica è soprattutto Lee Altus, e la chimica tra lui e Lum funziona alla perfezione. Per questo gli Heathen hanno conservato quel carattere inconfondibile di raffinatezza tecnico-progressiva, che offre una combinazione riconoscibile e unica di brani tecnicamente impegnativi, pieni di variazioni di motivi, e di una sfrenata pioggia di aggressività velenosa, da napalm, di una rabbia thrash metal che non si esaurisce mai. Il meglio che il thrash metal possa offrire, in sostanza. Non solo ci ritroviamo con 10 pezzi nuovi, con la definizione più autentica del marcato riff-stile della Bay Area, con una chiara disgiunzione espressiva reciproca che infonde a ognuno dei brani un carattere thrash metal scolpito, ma il tandem Altus/Lum è un vero motore: con l’energia implacabile dei suoi riff da mitragliatrice lascia a bocca aperta soprattutto con la brillantezza delle sortite soliste. Con una cura speciale nel condire lo spazio disponibile di ornamenti, con armonie di chitarra doppie in terze, i due chitarristi a tratti sembrano intrappolati in una macchina del tempo, perché l’intreccio e lo scambio di assoli a più sezioni tra loro non sembra finire mai. Questa atmosfera di altissimo livello la creano nella parte strumentale finale, di sei minuti, della mini-epopea di oltre 11 minuti No Stone Unturned. Che in questo disco le sortite soliste pesino quanto i riff e quanto l’interpretazione vocale di David White, gli Heathen lo annunciano già con l’intro stessa e con il motivo d’apertura di Dying Season. Se siete amanti delle acrobazie chitarristiche infinite e degli assoli da brivido che non finiscono mai e che di colpo ti stendono con un mix di velocità, precisione e inventiva sempre in movimento, allora questo è il disco che vi piacerà senza esitazione, subito. Gli Heathen sono parte del movimento della Bay Area. E alle loro radici restano fedeli.
David White resta un cantante di estensione straordinaria. Suona deciso, implacabile nelle strofe, con la voce che ha un tocco di disillusione, e il plasma della rabbia nei versi è il suo secondo nome. Combina di continuo un falsetto curatissimo con inserti gutturali. In realtà White è molto più convincente, e perfino più variabile nel dosare le sensazioni, rispetto ai primi due album degli Heathen.
Il disco presenta anche alcune comparsate di musicisti interessanti. In fondo non sorprende che ci siano finiti i colleghi di Altus negli Exodus: Gary Holt (assolo condiviso in Control By Chaos) e il cantante Rob Dukes in A Hero’s Welcome. La band non si è dimenticata nemmeno del chitarrista Terry Lauderdale: all’ex membro ha riservato uno spazio per un assolo in Arrows Of Agony. Il nome più interessante tra gli ospiti, però, stavolta spetta al ruolo del bassista. È Steve DiGiorgio (Death, Sadus,…) con il basso “fretless”, che con il suo stile inconfondibile approfondisce ancora di più il passaggio vibrante tra le atmosfere nell’epica No Stone Unturned.
L’unico passo falso, e pure lieve, su “The EVolution Of Chaos” è l’inclusione della prevedibile e banale, a livello di riff, A Hero’s Welcome. Gli Heathen sono comunque (solo) americani, quindi qualcuno di voi potrebbe beccarsi un attacco di glicemia, soprattutto davanti ai versi di questo pezzo. Il solito patriottismo scemo a cui non scampi quando ti imbatti in zio Sam. Vabbè, comunque sia. Anche in questo brano la band dimostra una raffinatezza tecnica eccezionale, e il poker d’assi vincente se lo guadagna di nuovo nella parte strumentale e nel susseguirsi di nuovi, pittoreschi paesaggi sonori grazie al lavoro del duo di chitarre Altus/Lum.
Per il resto, questo è un disco che vi toglierà il fiato e vi incanterà con la sua autenticità e la sua unicità! È infernalmente carico, come si pretende dal thrash metal, e allo stesso tempo, per la raffinatezza tecnica, attraente per i palati musicali più fini, perché unisce la straordinaria intesa reciproca del quintetto che l’ha creato. In produzione suona velenosamente vivo, come se gli Heathen suonassero un concerto in studio. Questo disco spicca nel mare delle uscite metal di oggi soprattutto perché ogni brano ha un carattere ben definito, che si basa sull’abilità incarnata degli Heathen di costruire con maestria frasi di chitarra scolpite e acute, che la band poi arricchisce con una spezia di arrangiamenti altamente compatibile. Si sente che le idee sono nate a distanza di anni l’una dall’altra, e proprio per questo il loro carattere è tanto più definito e marcato. “The Evolution Of Chaos” è un disco che vi toglierà il fiato e vi incanterà con la sua autenticità e la sua unicità. È il tipo di CD che, una volta premuto il comando “play”, farete fatica a tirar fuori dal lettore! Speriamo solo di non dover aspettare altri 19 anni per il prossimo album degli Hetahen.
Formazione
David White – voce
Lee Altus – chitarra
Kragen Lum – chitarra
Jon Torres – basso
Darren Minter – batteria
Produzione
Juan Urteaga & Heathen
Tracklist
1. Intro (1:21)
2. Dying Season (5:41)
3. Control by Chaos (7:09)
4. No Stone Unturned (11:10)
5. Arrows of Agony (6:40)
6. Fade Away (5:45)
7. A Hero’s Welcome (6:52)
8. Undone (6:42)
9. Bloodkult (4:31)
10. Red Tears of Disgrace (5:52)
11. Silent Nothingness (6:51)