The Faceless e compagnia a Kranj (2018)
Autori: Primož Novak, Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Trainstation, Kranj
Data del concerto: 16.02.2018
Prezzo del biglietto: 8,00€
Le offerte last minute passano spesso per trucchetti di marketing, ma con i concerti il discorso cambia. Stavolta, al concerto già annunciato di Srd, Nature e Grob si sono uniti a sorpresa i progressive death metaller americani The Faceless, a cui era saltata la data in Svizzera. Insomma, a un cartellone già interessante si prospettava una bella spezia in più.
A rompere il ghiaccio è stata una giovane band black metal del Litorale, con un bel nome bello sloveno. Grob. Nonostante la giovinezza, cioè l’anno di nascita, di esperienza al gruppo non ne manca di certo: dentro ci sono membri ben rodati di band come Kreation Kodex, Hellcrawler e Human Putrefaction. I Grob stanno accumulando chilometri live piano ma con costanza; io li ho beccati per la prima volta stavolta, e di proposito non mi sono ascoltato l’unica uscita finora, il demo Graveyard of Eden. Sapevo solo che i Grob suonano black metal, cosa che la band ha messo subito in chiaro con un look uniforme: tutti con cappucci neri in testa, e il frontman che durante il concerto non ha rivolto al pubblico nemmeno una parola. In poco meno di tre quarti d’ora i Grob hanno presentato la loro visione del black metal, orientata soprattutto verso lo stile svedese di Marduk e Dark Funeral, ma con melodie ben piazzate e brevi parti epiche che a tratti hanno ricordato i giganti polacchi Mgła. I Grob hanno fatto un riscaldamento più che adeguato; per un giudizio più approfondito bisognerà ascoltare il full-length d’esordio in arrivo, Metanoia, mentre dal vivo c’è almeno una cosa da sistemare, che venerdì scorso disturbava parecchio. Non solo il suono della grancassa, o meglio dei trigger, sembrava qualcuno che prende a mazzate degli scatoloni di cartone: il batterista era anche messo a durissima prova dalla tenuta fisica, tanto che durante i blast beat usciva dal tempo in modo molto evidente e ben udibile, e andava in debito d’ossigeno nei passaggi più veloci.
Dopo il riscaldamento black metal dei Grob è toccato ai Nature. Una band che qualche anno fa si era fatta notare, per poi sparire dai radar. Sembrava che non esistesse più, e invece i Nature sono rispuntati fuori. Si è scoperto che lo hanno fatto con una formazione parecchio rinnovata. Nel loro set i Nature volevano conquistare con un death metal dalle tinte progressive, che ricordava quelle band degli anni Novanta che hanno piantato paletti importanti nel metal. Decisamente intrigante, ma qualche problema si è fatto vedere. Spesso la faccenda risultava caotica, senza capo né coda. Non c’era la sensazione che il tutto respirasse come un insieme. Le idee sono buone, senza dubbio, ma a tratti suonava buttato lì alla rinfusa. I Nature promettono bene, con ritmiche interessanti, intrecci vocali e chitarre sicure. Le idee sono sicuramente quelle giuste, ma serve ancora un minimo di ordine sensato.
Il secondo attacco black metal della serata, molto più concreto e convincente, è arrivato dai Srd, che in tempo record sono diventati praticamente i portabandiera del black metal sloveno. Era da un pezzo che non usciva il debutto di una giovane band capace di convincere la critica e, senza troppi sforzi, di conquistare anche il pubblico. Con il loro messaggero della morte ai Srd è riuscito tutto come per gioco, ed è bello vedere e sentire che non si adagiano sugli allori né ristagnano. A Kranj i ragazzi hanno salutato con un pezzo nuovo (se la memoria non mi inganna) e poi, nonostante un suono un po’ scadente, hanno dimostrato ancora una volta tutta la forza e la maestosità dell’album Smrti sel. La band è stata guidata in modo superlativo dall’affidabile e convincente Goran, che sputa fuori i brani con testi sloveni come se ci avesse scommesso, ma la parte strumentale non è certo da meno, con riff memorabili e una batteria devastante e varia. I Srd hanno presentato anche l’eccellente Sreča na vrvici, tutta nel proprio io, e hanno chiuso troppo presto il loro set epico e d’impatto con la brillante e monolitica trasposizione musicale di dieci minuti della Soči di Gregorčič, che ancora una volta ha dimostrato di appartenere senza dubbio ai migliori traguardi della musica slovena in assoluto.
I The Faceless non sono proprio degli sconosciuti. Sono saliti per la prima volta su un palco sloveno nel 2010, durante il tour Bonecrusher, e poi non sono più tornati. Nel frattempo la band ha pubblicato due album; il quarto, intitolato In Becoming a Ghost, è uscito l’anno scorso. Negli ultimi anni il gruppo si è beccato ogni tipo di critica. Prima per il cambio drastico di stile, poi per le continue cancellazioni dei tour. Su queste ultime non c’era nessun motivo valido, e i fan volevano letteralmente distruggerli. I commenti sui social erano senza peli sulla lingua, e sembrava che la band non potesse reggere. Nonostante le pressioni pesanti e gli innumerevoli cambi di formazione, il leader Michael Keene ha tenuto in piedi il gruppo e, in versione ridotta, lo ha portato in giro per l’Europa, promettendo al tempo stesso di non cancellare più nessuna data. In Europa è filato tutto liscio, finché non è saltata la data in Svizzera. I The Faceless volevano comunque suonare da qualche parte e, per un caso del destino, sono finiti a Kranj, dove si sono uniti a tre band di casa.
L’esibizione dei The Faceless è stata relativamente breve, ma dolcissima. La band ha aperto con la trilogia di Autotheism, tre brani collegati tra loro. È partita lenta e sognante, per poi trasformarsi in qualcosa che potrebbe definire il progressive death metal estremo. Con l’album Authotheism i The Faceless sono cresciuti. Non erano più solo una formazione di death metal tecnico, ma hanno iniziato a simpatizzare forte con la progressione. E qui la band ha mostrato che si può mettere insieme quasi l’impossibile: la tecnicità dei Necrophagist e la vena progressive degli Opeth. Le voci melodiche hanno ricevuto critiche, ma il tutto funziona senza dubbio in tutta la sua complessità. Con Autotheism la formazione ridotta dei The Faceless, a cui mancava il bassista, si è fatta valere eccome. Certo, mancava ancora quel colpo di tecnicità giusto, arrivato con l’album Planetary Duality. Non c’è voluto molto ad aspettarlo, perché è subito arrivata Sons of Belial, proprio da quel disco. Velocità e virtuosismo non finivano più. I The Faceless hanno poi tirato il fiato con Spiraling Void dall’album più recente, che mostra la band in una luce più progressive, con più voci pulite da parte di Michael Keene. Un colpo durissimo è arrivato con An Autopsy dal debutto. Questo pezzo è un ottimo esempio di deathcore tecnico, soprattutto caotico e imprevedibile. Insomma, l’esatto contrario dei cliché del deathcore. I The Faceless hanno quindi offerto un’altra novità: l’accento più forte era in realtà sull’album Planetary Duality, il che non è proprio logicissimo se hai in tasca un disco fresco di stampa. Ma proprio quell’album non ha solo reso speciale la band, ha anche fatto capire che negli USA si stanno risvegliando band di death metal tecnico moderno sul modello tedesco.
I The Faceless, dopo tutte le liti e le critiche dei social, evidentemente non sono da buttare. La band è affiatata. Michael Keene con il suo modo di suonare e cantare spicca senza dubbio, mentre il cantante Ken Sorceron, che suona anche negli Abigail Williams (black metal), è senza dubbio un acquisto. Lo scream è più potente, e si sposa bene con gli elementi black metal della band, ancora più marcati nell’ultimo album, e anche il growl è presente, quindi la formazione rispetta tutti i requisiti. Keene è stato accompagnato per tutto il tempo alla grande dal chitarrista ritmico Justin McKinney (The Zenith Passage), mentre della batteria veloce e precisa si è occupato il giovane Bryce Butler, che si è fatto valere senza dubbio e ha soddisfatto le alte aspettative. Ora si spera soprattutto che Keene sia riuscito a stabilizzare in qualche misura la formazione, dove un bassista farebbe davvero comodo per completare il quadro sonoro.
Tirando le somme di questo concerto piacevole e brutale, i The Faceless, Srd, Nature e Grob, per otto miseri euro, venerdì sera al Trainstation di Kranj hanno saziato più di un’anima devota alla musica metal più estrema. Un’offerta last minute che si è decisamente ripagata.
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