The Garden
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Unitopia
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2008
Durata: 101:03
Voto: 5/5
Gli Unitopia sono una band prog rock australiana nata già nel 1996, ma ci sono voluti nove anni prima che pubblicasse il suo primo album, “More Than a Dream” (2005). Quest’ultimo fu accolto bene, sì, ma da una cerchia di ascoltatori davvero minuscola. Con “The Garden”, uscito per la storica etichetta tedesca Inside Out, nota per il suo instancabile sostegno alla scena progressive, soprattutto alle band che risentono in modo evidente del prog sinfonico classico anni ’70, c’è da aspettarsi che il gruppo riesca finalmente ad avvicinare anche un pubblico più ampio.
I ragazzi se lo meriterebbero più che ampiamente, perché “The Garden” è, senza girarci intorno, una delle più belle sorprese del prog nel 2008. È un grandioso mix dei migliori ingredienti del prog sinfonico anni ’70, che porta avanti l’eredità di leggende del genere come Genesis e Yes, mentre in certi passaggi saltano fuori anche parentele con i prog revivalisti di oggi come The Flower Kings e Spock’s Beard. Con questi ultimi, però, c’è una differenza importante: gli Unitopia hanno un suono con una vena britannica spiccatissima. In più, la maggior parte dei loro arrangiamenti sinfonici e delle armonie vocali suona molto più sentita e arriva dritta alle emozioni di chi ascolta, molto più di tante cose di scandinavi o americani, che di solito sono maestri della tecnica ma spesso zoppicano quando si tratta di trasmettere il lato lirico ed emotivo dei singoli brani.
Questo calore e questa sincerità, che non mancano mai nei loro pezzi, vanno attribuiti in gran parte alla voce teatrale e carismatica di Mark Trueack, che per timbro sta a metà strada tra Gary Brooker (Procol Harum) e Peter Gabriel (ex-Genesis), mentre gli amanti del neo prog penseranno probabilmente subito a Peter Nicholls (IQ). Mark coltiva quindi quell’approccio vocale che nel progressive è da sempre il più amato e il più imitato, con la differenza che non cerca di copiare i suoi celebri modelli, anzi, ogni tanto non si fa problemi ad aggiungere anche i colori della sua voce. Su “The Garden” gli Unitopia offrono prog rock nelle sue virtù migliori: bellissimi arrangiamenti sinfonici, sostenuti da capacità strumentali eccezionali, ottime armonie vocali e svolte imprevedibili che, a ogni nuovo ascolto, riescono a sorprendere e divertire.
“The Garden” è un progetto ambiziosissimo, una raccolta di 14 brani distribuiti su due CD che, nonostante la durata tutt’altro che trascurabile, riesce a mantenere per tutto il tempo una qualità altissima. Anche se molti se lo aspetterebbero, non si tratta di un concept album, ma di una serie di temi lirici a sé stanti, legati da un motivo affine: la purificazione spirituale, ovvero la catarsi che arriva dopo dure prove. L’enorme varietà dei singoli pezzi, che per durata vanno dai due minuti fino a più di venti, è uno dei maggiori pregi di “The Garden”. Pur con l’accento sugli elementi del prog sinfonico, gli Unitopia esplorano altre dimensioni all’interno di jazz rock fusion, world music, folk rock, hard rock e progressive metal, il che arricchisce enormemente la loro musica e la allontana dal tipico revivalismo symphonic prog a cui siamo abituati con la maggior parte delle band simili.
I singoli musicisti sono strumentisti eccezionali e perfezionisti, ma hanno anche un orecchio sopraffino per gli arrangiamenti molto melodici e preferiscono lo spirito di squadra all’esibizione di virtuosismi solisti. Gli strumenti usati in questo album sono un vero mare, e tutti sono sfruttati al massimo e con effetti eccellenti. L’enorme varietà tra i singoli brani e all’interno delle loro strutture è semplicemente entusiasmante.
Citando solo alcuni dei brani che spiccano di più (anche se ogni singolo pezzo dell’album merita l’attenzione dei gourmet del prog rock) va ricordata la traccia d’apertura, la ballata romantica “One Day”, che si apre al pianoforte e con il canto malinconico di Mark, e che ricorda parecchio una delle ballate leggendarie dei Procol Harum. Subito dopo arriva l’esatto opposto, la title track, un’epica di oltre 22 minuti, composizione complessissima fatta di ricchi arrangiamenti orchestrali, ritmi tribali di percussioni, passaggi pastorali di flauto e finezze jazz di sassofono, linee melodiche di chitarra e chissà quant’altro.
In tutto questo gli Untiopia mantengono sempre un’alta dose di melodia e non si perdono mai in improvvisazioni oscure. Anche “Anguelique” è un ottimo esempio di brano in cui la band riesce a fondere insieme generi totalmente diversi in modo raffinatissimo e fluido. Si apre come una ballata d’amore folk rock con sontuosi arrangiamenti sinfonici, poi l’ingresso di chitarra spagnola, percussioni e cori femminili la porta dritta in acque etniche. Seguono assoli di pari livello di Hammond, sassofono e chitarra. In un pezzo come “I Wish I Could Fly”, tra incantevoli passaggi pastorali di flauto, splendidi arrangiamenti orchestrali e l’uso della slide guitar, dimostrano una dose di sottigliezza fuori dal comune, che nella maggior parte delle band prog rock di oggi non si trova. Vale la pena citare anche il secondo brano epico dell’album, i più di 16 minuti di “Journey’s Friend”, dove inseriscono anche elementi di progressive metal, hard rock e jazz rock fusion.
Passando ai testi: nella prima metà del disco sono piuttosto forti, ma andando avanti da questo punto di vista diventano un filo generici. L’eccessivo scivolare nei temi amorosi si aggancia in fretta a frasi fatte ormai belle consumate. Gli Unitopia sono, come dice già il nome, degli idealisti, che per filosofia stanno più vicini a Yes e The Flower Kings che, per dire, a King Crimson e Porcupine Tree.
“The Garden” è un album magnifico, che dall’inizio alla fine farà godere tutti i veri devoti del prog. È uno dei pochissimi album prog rock usciti nel 2008 di cui mi azzardo a dire che col tempo si guadagnerà uno status di culto, se non proprio il titolo di capolavoro. È un lavoro grandioso e costante, pieno di svolte, sorprese e arrangiamenti bellissimi: succede sempre qualcosa, e in modo fluidissimo e ipnotico. “The Garden” suona al tempo stesso possente e mistico. E insieme è anche divertentissimo e non ha nemmeno un riempitivo inutile, di quelli a cui i revivalisti prog rock ricorrono di solito per motivi vari. Durante l’ascolto si sente per tutto il tempo che i musicisti si sono goduti da matti la composizione dei brani, che il disco è nato in un clima molto positivo e che credono davvero nella propria missione. Gli Unitopia hanno creato una delle più belle fiabe progressive rock degli ultimi anni, di fronte alla quale ogni amante del prog sinfonico dovrebbe provare beatitudine. Con questo disco gli emergenti australiani hanno dimostrato di meritarsi un posto tra le migliori band della scena prog rock contemporanea e che anche in futuro possiamo aspettarci da loro solo la massima qualità.
Formazione
Mark Trueack – voce
Matt Williams – chitarra, cori
Sean Timms – tastiere, cori, chitarra acustica, mandolino, banjo, percussioni
Amanda Timms – flauto
Shireen Khemlani – basso
Monty Ruggiero – batteria
Tim Irrgang – percussioni
Produzione
Unitopia
Tracklist
CD1:
1. One Day
2. Garden
3. Angeliqua
4. Here I Am
5. I Wish I Could Fly
6. Inside The Power
CD2:
1. Journey’s Friend
2. Give And Take
3. When I’m Down
4. This Life
5. Love Never Ends
6. So Far Away
7. Don’t Give Up Love
8. 321