The Great Divide

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Enchant
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2014
Durata: 55:18
Voto: 4/5

I revivalisti prog rock americani Enchant sono ‘risorti dalla tomba’ dopo (circa) dieci anni, dopo che per un bel pezzo sembrava che con il disco »Tug Of War« (2003) avessero chiuso per sempre la loro avventura musicale, così che i singoli membri della band potessero concentrarsi più facilmente su uno dei passatempi preferiti del cittadino americano medio: occuparsi con più dedizione della propria famiglia (che era anche il loro comunicato ufficiale alla stampa). Bene, i membri della band – tra i quali negli ultimi anni è saltato all’occhio soprattutto il neo-arrivato dei Spock’s Beard, il cantante Ted Leonard, che indirettamente, come nuova voce di una band più popolare, ha contribuito a risvegliare l’interesse per l’eredità degli Enchant – in questo lungo periodo sono riusciti a ‘ricaricare le batterie’ con idee compositive del tutto fresche, e si sente chiaramente nel loro nuovo album.

»The Great Divide« è infatti, ancora una volta, tutta un’altra storia rispetto a tutti i suoi predecessori, il che significa che la band porta avanti la sua lodevole tradizione di cambiare un po’ stile a ogni nuovo lavoro in studio. Una direzione stilistica leggermente diversa si intuisce già dalla copertina, che si discosta parecchio dalla tradizione Enchant fin qui, mentre la band è riuscita a tenersi tutte le sue qualità strumentali di alto profilo e come compositrice su »The Great Divide« è diventata ancora più matura. Stavolta hanno lasciato campo libero al loro lato prog rock sperimentale, mentre gli elementi prog metal sono un filo meno presenti rispetto ad alcune cose del passato e il peso maggiore va agli arrangiamenti ambient spesso ondeggianti, dove un ruolo importante l’ha giocato soprattutto il tastierista Bill Jenkins.

In passato gli Enchant erano noti come una delle band prog rock americane più cupe della ‘terza ondata’, ma questo loro ottavo lavoro, cosa quanto mai rinfrescante, è un po’ più ottimista di quanto la maggior parte dei fan si sarebbe forse aspettata. L’approccio vocale e compositivo di Leonard porta i segni del suo passaggio negli Spock’s Beard, che in generale hanno uno sguardo più positivo sul mondo, ma gli altri due membri originali degli Enchant, cioè il chitarrista/produttore Doug Ott e il bassista Ed Platt, con i loro contributi compositivi hanno fatto in modo che i fan di vecchia data riconoscano ancora le finezze sonore tradizionali di questa band prog moderna così spesso trascurata.

L’opener »Circles«, caratterizzata da un’atmosfera che sale, è un mix azzeccatissimo di raffinatezza tecnica, impatto ed eclettismo, con in primo piano per tutto il tempo un arrangiamento principale melodico: una riuscita miscela del vecchio e del nuovo approccio Enchant. Dovrebbe piacere a tutti i fan di lunga data. Leonard dimostra a ogni passo che la sua voce è in forma smagliante, mentre i passaggi furbi firmati dal batterista Sean Flanegan lasciano il giusto spazio alle scorribande epiche di chitarre e tastiere.

»Within an Inch« ha un attacco cupo che ricorda vagamente certi vecchi standard degli Enchant, ma presto prende il sopravvento un ambient più rilassato con un arrangiamento portante melodico, e non mancano nemmeno dei bei duelli armonizzati tra tastiere e chitarre. La title track, uno dei punti più alti di »The Great Divid«, è un mix riuscitissimo di sensibilità pop rock, grazie al ritornello che sale, ed eclettismo da art rocker, grazie a variazioni ritmiche intelligenti. Nella più tosta »All Mixed Up« non mancano improvvisazioni furbe di tastiere e chitarre, mentre i vari arrangiamenti, per lo più sottili, accompagnano bene l’approccio vocale melodico di Ted. »Transparent Man« è un’altra felice combinazione delle tradizionali finezze sonore degli Enchant con lievi spruzzate prog metal e una generosa infusione di raffinatezza sinfonica grazie alle tastiere di Jenkins, posate con grande delicatezza. »Life In a Shadow« da un inizio quasi da ballad si trasforma in un pezzo energicissimo, dove si sentono in senso positivo le ‘conseguenze’ dell’ingresso di Leonard negli Spock’s Beard. »Deserve to Feel« parte prog metal, poi gli Enchant le inoculano presto sfumature ritmiche jazz e portano il pezzo in un baleno a un ‘livello superiore’ di equilibrio ambient e avventura sonora. La conclusiva »Here And Now« è tra i momenti più complessi di »The Great Divide«, con tante improvvisazioni di tastiera audaci, ma allo stesso tempo conserva il sottile marchio onnipresente che si sposa alla perfezione con le maniere vocali di Ted.

Gli Enchant sono tornati con un lavoro molto buono, che piacerà di sicuro anche a tutti gli amanti dell’attuale versione degli Spock’s Beard, visto che »The Great Divide« ha parecchi punti in comune con l’album attuale degli ‘spockobardi’, cioè »Brief Nocturnes And Dreamless Sleep« (2013), ma nella misura giusta, così da non risultare per caso troppo simile e fastidioso. »The Great Divide« non sarà un capolavoro, ma, come detto, nel riconoscibile stile Enchant porta comunque qualche cambiamento gradito, fresco e positivo. Allo stesso tempo, con tutta probabilità regalerà alla band qualche nuovo giovane fan che ha cominciato a scoprire il mondo del prog rock solo di recente, soprattutto tramite le band con contratto con l’etichetta InsideOut Music, il che, ai giorni nostri, con la ‘musica col cervello’ per lo più messa al bando dalle grandi etichette, è un evento più che positivo.

Formazione

Ted Leonard – voce, chitarra
Douglas Ott – chitarra
Ed Platt – basso
Bill Jenkins – tastiere
Sean Flanegan – batteria 

Produzione

Douglas Ott

Tracklist

1. Circles
2. Within an Inch
3. The Great Divide
4. All Mixed Up
5. Transparent Man
6. Life in a Shadow
7. Deserve to Feel
8. Here and Now
9. Prognosticator

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