The Hobbit: The Desolation of Smaug

0 6

Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Peter Podbrežnik

Artista: Shore, Howard
Etichetta: Universal Music Group
Uscita: 2013
Voto: 5/5

Le opere letterarie del leggendario scrittore inglese J.R.R. Tolkien, anche a più di quarant’anni dalla sua morte, continuano ad accendere la fantasia di lettori vecchi e giovani e, nell’ultimo decennio, di un sacco di spettatori al cinema. Personaggi e luoghi della “Terra di Mezzo” fantastica di Tolkien sono stati ispirazione musicale chissà quante volte in passato, sia nella musica popolare sia in quella classica e orchestrale, che di solito, attraverso i vari arrangiamenti, dà vita a queste immagini fantasy in modo particolarmente convincente. Peter Jackson, il regista neozelandese diventato famoso con l’adattamento cinematografico della trilogia tolkieniana ‘Il Signore degli Anelli’, quando ha dovuto scegliere la colonna sonora della sua nuova trilogia spettacolare, stavolta ispirata al libro di Tolkien »The Hobbit«, da noi semplicemente ‘Lo Hobbit’, ha deciso di unire di nuovo le forze con il celebre compositore e arrangiatore canadese, pluripremiato, Howard Shore.

Shore si era già fatto notare come autore delle musiche di tutti e tre i film sul pericoloso viaggio di Frodo verso il Monte Fato, quindi era logico che Jackson decidesse di rinnovare la loro collaborazione di successo anche per la trasposizione cinematografica dell’avventura di Bilbo, tra monti e valli fino alla Montagna Solitaria, dove sotto lo sguardo vigile dell’astuto drago Smaug si nasconde l’antico tesoro dei nani. Qualche anno fa, con la colonna sonora di »The Hobbit: An Unexpected Journey«, primo capitolo della nuova trilogia, l’esperto Shore aveva riconfermato il suo raffinato talento nel creare arrangiamenti orchestrali possenti e pittoreschi, con cui evoca senza fatica immagini e visioni del mondo fantasy di Tolkien, guadagnandosi ancora una volta valanghe di elogi e riconoscimenti.

Stavolta Shore, di nuovo al lavoro con la New Zealand Symphony Orchestra, si è trovato davanti a una sfida completamente nuova. Chi ha già visto per caso al cinema il secondo film della trilogia »The Hobbit«, stavolta sottotitolato »The Desolation of Smaug« o, nella nostra traduzione, ‘La desolazione di Smaug’, si sarà accorto che è nettamente più cupo del primo capitolo, ‘Un viaggio inaspettato’. All’altezza è anche l’atmosfera della parte del leone delle composizioni di Shore sul doppio album »The Hobbit: The Desolation of Smaug«: dominano perlopiù toni sinfonici più oscuri, cambi di tempo fulminei e passaggi drammatici, che non fanno altro che accentuare il senso di oppressione e i tanti pericoli in cui s’imbattono, lungo il viaggio verso Erebor, lo hobbit Bilbo, lo stregone Gandalf, il re Thorin e la loro compagnia di nani.

Shore ha anche prodotto le proprie composizioni, seguendo il più fedelmente possibile le idee registiche e la scenografia di Jackson, così che certi arrangiamenti si incastrano alla perfezione con le singole inquadrature e azioni del film. Già il pezzo d’apertura »The Quest For Erebor«, coi suoi arrangiamenti orchestrali drammatici, evoca un’atmosfera misteriosa, mistica e un po’ malinconica, in mezzo alla quale si ‘insinua’ il celebre tema positivo ‘degli hobbit’, comparso in tutti i precedenti film di Jackson sugli eventi importanti della Terra di Mezzo. In »Wilderland« arrivano per la prima volta toni decisamente guerreschi e cupi, la cui intensità cresce di secondo in secondo, a rappresentare la crescente angoscia della compagnia di amici inseparabili in viaggio, che si ritrova ancora una volta nel bel mezzo di una natura selvaggia, inospitale e sconosciuta.

»The House of Beorn«, il momento della storia in cui la compagnia di Bilbo incontra l’enigmatico mutaforma Beorn, gigante di giorno e orso di notte, è zeppo di arrangiamenti variegatissimi: tra le vocalizzazioni corali si alternano di continuo la sensazione sommessa di un rifugio provvisorio e l’attesa angosciosa di uno scontro ormai vicino. In »Mirkwood«, dove Gandalf si separa dalla compagnia, che con il cuore pesante si addentra nell’ignoto attraverso la cupa dimora degli elfi silvani, si mescolano una bellezza solenne, che rappresenta la grandezza della saggezza elfica, e una lugubre tensione, che riflette il pericolo della forza oscura della foresta infetta che i viaggiatori devono attraversare per raggiungere la meta. Nell’ultimo segmento, a causa di un’improvvisazione inattesa, regna un’atmosfera completamente caotica.

Shore, maestro della drammaticità negli arrangiamenti e dei cambi di tempo improvvisi e fulminei con cui costruisce con efficacia un pericolo imminente, dà il meglio in particolare in »Flies And Spiders«, dove Bilbo e i nani devono vedersela con ragni giganteschi. Il motivo centrale ricorda un po’ quello dell’ultimo capitolo della prima trilogia di Jackson, cioè ‘Il ritorno del re’, in cui Frodo affrontava la gigantesca ragnatela Shelob (Želob nella traduzione slovena di Branko Gradišnik), e con questo Shore ha reso bene il legame di parentela tra la mostruosa progenie di ragni. Nella parte finale si ‘insinua’ anche il celebre tema mistico che rappresenta il potere dell’Unico Anello di Sauron, già comparso nei film precedenti, mentre l’arrangiamento conclusivo suona particolarmente epico.

In »The Woodland Realm« Shore ha riarrangiato con successo il riconoscibile tema elfico dei film precedenti, condendolo con elementi pastorali e tanti nuovi ornamenti sinfonici, per cui la sua rappresentazione degli elfi silvani suona decisamente più cupa e bellicosa del solito, quando comparivano i loro parenti più ‘raffinati’ di Rivendell o Lothlorien. »Feast Of Starlight« vanta un’atmosfera spiccatamente eterea, che simboleggia la saggezza elfica ma anche l’inizio inatteso di un’amicizia e di una storia romantica tra il nano Kili e l’elfa dai capelli rossi Tauriel: smorza un po’ la drammaticità della maggior parte dei pezzi dell’album e dura fino al momento in cui torna a ‘insinuarsi’ il motivo dell”Unico Anello’. »Barrels Out of Bond«, dove Bilbo si rivela un ladro intelligente e un salvatore, ha sfumature ambient un po’ più luminose, che ravvivano gli arrangiamenti decisamente turbolenti con cui Shore, anche in »The Forest River«, dove il ritmo si fa incalzante, rende a meraviglia la lotta della compagnia contro la corrente del fiume e contro gli orchi.

»Bard, A Man Of Lake-Town«, dove compare per la prima volta il misterioso uomo del lago e contrabbandiere Bard, di cui la compagnia al primo incontro non sa se sia amico o nemico, ha un’atmosfera tesissima e misteriosa, che simboleggia l’incontro fatale con uno sconosciuto che stringe in mano un arco con la freccia puntata. In »The High Fells«, il momento della storia in cui l’azione torna sullo stregone Gandalf, che è salito sulla montagna per sciogliere, in mezzo alle tombe dei Nazgul risorti, l’enigma del misterioso Negromante, dominano come ci si aspetta variazioni orchestrali marcatamente cupe, mentre le armonie corali femminili rafforzano l’atmosfera antica e arcaica. »The Nature Of Evil«, dove Gandalf finisce nella spaventosa fortezza di Dol-Guldur e i suoi presentimenti sul ritorno del Signore degli Anelli si fanno sempre più concreti, è una vera e propria manifestazione di oscurità e caos ambientale, ovvero quello che Shore sa fare meglio quando vuole mettere in musica il trionfo del male. In »Protector Of The Common Folk« tornano sfumature ambient un po’ più chiare, che dimostrano con efficacia la determinazione e il coraggio di Bard nella sua rivolta contro il sindaco corrotto, mentre i sottili inserti barocchi in mezzo evocano bene l’immagine dell’antica Città del Lago.

Il secondo disco si apre con »Thrice Welcome«, dove il sindaco corrotto della Città del Lago, per puro interesse personale, accoglie come ospite la compagnia di guerrieri nani di Thorin e dà un banchetto solenne in onore del loro imminente ritorno a Erebor, legato alla promessa di una parte del favoloso tesoro con cui potrebbe riempire tutti e quattro gli angoli del suo forziere. Come si addice al momento, anche qui dominano inserti orchestrali dal sapore barocco, mentre il suono degli archi avvolge tutto in un manto di mistero e di febbrile attesa. »Girion, Lord of Dale«, il ricordo dell’antenato di Bard, che molti anni fa riuscì a ferire, ma non a uccidere, il drago Smaug, si regge su un ambient con un’aura antica che emana di continuo dai vari arrangiamenti. In »Durin’s Folk«, dove al centro torna la compagnia dei nani, l’orchestrazione ha un tempo un po’ più lento del solito, con un suono degli archi marcatamente rustico. »In the Shadow of the Mountain« ha una struttura simile, solo che suona ancora più epico e maestoso, perché lo hobbit e i suoi compagni nani arrivano finalmente alla meta: all’ombra della possente montagna dove si nasconde il favoloso regno dei nani.

In »A Spell of Concealment«, dove l’azione si sposta di nuovo su Gandalf e sul suo arrivo a Dol-Guldur, mentre lo stregone grigio scopre che l’antica fortezza di Sauron è avvolta da un incantesimo di abbandono, dominano inserti dal tono sacrale e passaggi bombastici, che accentuano ancora di più l’atmosfera misteriosa e cupa. »On the Doorstep« è tra le composizioni più lunghe dell’album, il che non sorprende affatto, visto che si ricollega a un evento quasi cruciale dell’intera avventura: Bilbo e i nani arrivano davanti all’ingresso nascosto di Erebor e quasi rinunciano all’intera impresa, dopo non aver trovato il buco della serratura. La prima metà del pezzo è di conseguenza avvolta in sfumature ambient più scure, mentre nella seconda, grazie alle possenti armonie corali, l’atmosfera si rischiara un po’, a simboleggiare nuova speranza e gioia, dopo che Bilbo riesce a scoprire la serratura.

In »The Courage of Hobbits« Shore ha riarrangiato con successo il celebre ‘tema degli hobbit’ e, anche grazie a percussioni aggiuntive dal sapore improvvisato, l’ha avvolto in un manto di misticità ed enigmaticità, dipingendo bene l’ingresso coraggioso di Bilbo nell’immenso tesoro del re, con il drago dentro. »Inside Information« rappresenta il momento più cupo del film, quando Gandalf scopre finalmente il terribile segreto: il misterioso Negromante di Dol-Guldur è in realtà Sauron risorto. Come si conviene all’evento, Shore qui spinge al massimo la drammaticità dei singoli arrangiamenti, che costruiscono gradualmente l’atmosfera cupa, mentre tutto si chiude con il riconoscibile motivo oscuro che rappresenta il dominio dell’antico male, ovvero Sauron.

In »Kingsfoil«, dove Tauriel salva la vita a Kili grazie all’erba curativa elfica athelas, tornano colori ambient più ottimistici e luminosi, ulteriormente impreziositi dalla voce corale femminile dal tono ‘angelico’. »A Liar and a Thief«, l’incontro di Bilbo con Smaug, per un attimo è attraversato da arrangiamenti caotici, a tratti quasi psichedelici e melodrammatici, che alzano con efficacia la sensazione di grande pericolo. »The Hunters«, con i suoi buoni nove minuti, è il pezzo più lungo e forse anche più complesso dell’album, perché l’atmosfera cambia quasi di continuo grazie a un’alternanza dinamicissima dei vari arrangiamenti. »Smaug«, dove il malvagio e antico drago dopo tanti anni decide di partire per una nuova marcia distruttiva, ha tutta la maestosità e la pomposità necessarie, come si addice alla presentazione del personaggio chiave (negativo) del secondo capitolo della saga dello Hobbit.

Lo stesso vale per il brano marcatamente guerresco e turbolento »My Armor Is Iron«, in cui in un collage sonoro, insieme alle armonie corali, confluiscono numerosi elementi di arrangiamento che avevano segnato i pezzi più drammatici dell’album. Una particolarità enorme è la ballata folk »I See Fire«, dominata da accordi pastorali di chitarra acustica e arrangiamenti d’archi: è l’unico brano che non è frutto del genio compositivo di Shore, ma è stato scritto, suonato e cantato da Ed Sheeeran. Questo significa anche che è l’unico pezzo vocale di una colonna sonora per il secondo capitolo dello Hobbit altrimenti completamente strumentale. »Beyond the Forest«, con le sue delicate tende orchestrali e le splendide armonie corali ‘elfiche’, è un bellissimo epilogo per l’album. In chiusura, insomma, regala un bellissimo contrasto ambient rispetto alla natura cupa che domina la maggior parte degli altri pezzi.

L’ultima colonna sonora di Shore, stavolta per il secondo capitolo dello Hobbit, è un acquisto praticamente obbligato per ogni fan del mondo di Tolkien: il celebre compositore canadese si conferma ancora una volta uno dei visionari più abili nel fondere le singole scene del film con una musica orchestrale all’altezza dei capitoli chiave di questo romanzo fantasy di culto. Ognuno ha la sua idea di come dovrebbe suonare la colonna sonora ideale per i capolavori letterari di Tolkien, ma con il suo approccio da maestro Howard Shore, tra tutti i compositori passati e presenti, è senza dubbio quello che finora si è avvicinato di più alla visione originale di Tolkien.

Formazione

Howard Shore – compositore, autore degli arrangiamenti orchestrali
Conrad Pope – direttore d’orchestra, orchestrazione
James Sizemore – orchestrazione
New Zealand Symphony Orchestra – esecuzione
Ed Sheeran – voce e chitarra acustica in “I See Fire”

Produzione

Howard Shore

Tracklist

CD 1
1. The Quest for Erebor
2. Wilderland
3. The House of Beorn
4. Mirkwood
5. Flies and Spiders
7. The Woodland Realm
8. Feast of Starlight
9. Barrels Out of Bond
10. The Forest River
11. Bard, a Man of Lake-town
12. The High Fells
13. The Nature of Evil
14. Protector of the Common Folk

CD 2
1. Thrice Welcome
2. Girion, Lord of Dale
3. Durin’s Folk
4. In the Shadow of the Mountain
5. A Spell of Concealment
6. On the Doorstep
7. The Courage of Hobbits
8. Inside Information
9. Kingsfoil
10. A Liar and a Thief
11. The Hunters
12. Smaug
13. My Armor Is Iron
14. I See Fire
15. Beyond the Forest

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie