The Jethro Tull Christmas Album

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Jethro Tull
Etichetta: RandM Records
Uscita: 2003
Voto: 2.5/5

Pubblicare album di Natale sembra ormai diventato una specie di trend tra le band leggendarie a cui, con l’età, è venuto meno il fiato creativo e che si ritrovano sempre più divorate dalla ruggine della mancanza di fantasia. Come spiegare altrimenti che nello stesso anno, quasi uno dopo l’altro, abbiano sfornato il proprio album natalizio sia The Moody Blues che Jethro Tull? Per i Moody, che da una vita non mostrano un briciolo di innovazione, non è stata nemmeno una gran sorpresa. Ma dall’eterno, indomabile flautista e dalla sua combriccola mi sarei comunque aspettato un po’ più di tatto verso i fan di lunga data, soprattutto dopo l’uscita di due album più che dignitosi in cui avevano dimostrato di saper ancora sorprendere con idee sonore fresche. Questo disco invece si regge soprattutto su idee musicali eccellenti ma ormai stramasticate, pescate dalla ricca eredità dei Tull e da quella della musica natalizia tradizionale.

“The Jethro Tull Christmas Album” a prima vista è quasi un paradosso per uno dei più noti atei della musica, uno che sul leggendario “Aqualung” (1971) se la prendeva senza mezzi termini con la religione organizzata ed è famoso per il suo umorismo sarcastico. Beh, niente paura: non c’è bisogno di temere che Ian si sia convertito in vecchiaia a un fervore religioso. Per sua stessa ammissione, il disco l’ha registrato non perché festeggi con passione la nascita di Cristo, ma come regalo di compleanno per la figlia e perché ha sempre avuto un debole per quello spirito natalizio d’altri tempi, non commercializzato. Allo stesso tempo voleva riarrangiare qualche loro classico, soprattutto quelli con una forte componente folk rock, e alcuni brani tradizionali delle feste. Ian, che da tempo non è più soltanto una leggenda della musica ma anche uno degli uomini d’affari scozzesi di maggior successo, ha però pensato anche a un trucchetto furbissimo per vendere ai fan più fedeli della band un prodotto come nuovo album dei Jethro Tull, anche se di nuovo non c’è praticamente niente.

I brani del disco sono un mix di una manciata di pezzi nuovi, vecchie canzoni riarrangiate e arrangiamenti rimaneggiati di canzoni natalizie tradizionali. Sono suonati e arrangiati in modo magistrale, come è giusto aspettarsi da Ian e dalla sua allegra brigata, ma dopo l’ascolto resta comunque un retrogusto un po’ amaro di fregatura. Su questo disco non c’è assolutamente niente che lo qualifichi in modo credibile come nuovo album dei Jethro Tull, quindi andrebbe messo in una categoria tutta sua, quella degli album delle feste, e a dirla tutta si potrebbe benissimo venderlo anche a metà prezzo. Se non ci facciamo problemi e lo prendiamo come un sincero omaggio allo spirito natalizio, però, è un album molto solido e diretto, di impronta folk rock (addirittura il loro lavoro più folk rock in assoluto, senza una vera componente prog), che per la maggior parte dei fan è già diventato un accessorio natalizio obbligato.

In due brani si è unito alla band anche un ex membro, il bassista Dave Pegg (Fairport Convention), che con il suo pedigree folk rock è sempre una garanzia quando c’è da creare o suonare un buon arrangiamento folk rock. I singoli pezzi e gli arrangiamenti folk sono per lo più ben eseguiti, fluidi, e creano un’atmosfera piacevole, campagnola e festosa, in cui ci si immagina senza fatica le distese innevate britanniche e una manciata di allegroni barbuti che escono da un pub irlandese. A parte l’arrugginitura vocale di Ian ormai di vecchia data, che in produzione hanno nascosto con abilità, non ci sono grandi obiezioni sulle esecuzioni. Le critiche vanno soprattutto alla mancanza del solito slancio, della varietà e dell’arguzia dei Jethro Tull, che di solito si sentono in gran parte dei loro lavori, a una produzione piuttosto sterile e al fatto che l’album venga venduto come un vero album in studio.

La cosa più interessante dell’intero disco è senza dubbio l’iniziale “Birthday Card at Christmas”, dedicata (come tutto l’album) alla figlia di Ian, Gael, che a Natale festeggia anche il compleanno e che, stando alle parole sarcastiche di Ian, resta quindi sempre all’ombra di Cristo. Tanti bei arrangiamenti folk di flauto e chitarra acustica, più passaggi solidi alla chitarra elettrica di Martin con in sottofondo la voce di Ian, bella provata, la rendono abbastanza spiritosa da meritarsi una menzione speciale. Convincono un po’ meno i brani natalizi tradizionali rivestiti con una camiciola folk rock, quasi tutti strumentali, in cui Ian e compagnia per un po’ tornano a travestirsi da Babbo Natale e folletti irlandesi e se ne vanno in slitta a sbronzarsi in un pub. Ancora meno entusiasmanti sono i classici dei Tull riarrangiati come (prevedibilmente) “A Christmas Song”, “Jack Frost And The Hooded Crow”, “Weathercock”, “Fire at Midnight”, “Ring Out Solstice Bells” e “Bouree”, interessanti solo per il confronto con gli originali, molto migliori e più energici. Personalmente non vedo proprio alcun bisogno di riarrangiarli, visto che sono stati privati di alcuni dei migliori elementi (prog) rock per farli suonare più morbidi possibile. Secondo me sarebbe stato molto meglio registrare qualcosa di nuovo, anche se comunque è meglio così che metterci dentro le versioni originali e venderlo poi come nuovo album in studio.

Il vincitore del premio come uomo d’affari scozzese di maggior successo stavolta ha infilato in un grazioso uovo di Pasqua colorato un uovo di cuculo travestito, che ciò nonostante riesce a creare una solida atmosfera natalizia, che alla fine è anche il suo scopo principale. Personalmente questo album, che a parte le feste di Natale o qualche situazione davvero eccezionale durante l’anno non tocco nemmeno, non lo considero affatto parte della loro regolare discografia in studio, ma un’uscita di categoria speciale. Ian, sì, ha poco in comune con il suo lontano cugino Scrooge, quello del celebre racconto natalizio di Dickens. In compenso ha anche lui un bel fiuto quando si tratta di ricordarsi come spremere qualche soldino in più con poca fatica, soldini che fanno sempre comodo per rimettere a nuovo gli allevamenti ittici e comprare grandi quantità di cibo per gatti. Il problema principale di “The Jethro Tull Christmas Album”, un prodotto folk rock del tutto decente che arriva come il cacio sui maccheroni per ammazzare la noia quando a Natale qualcuno ha la brillante idea di intristirvi con i canti natalizi tradizionali nelle versioni dei “valorosi” Frank Sinatra, Dean Martin o Bing Crosby, resta l’inevitabile sensazione che sia stato creato soprattutto per far saltare fuori, nell’attesa di un vero album in studio dei Jethro Tull, qualche soldo in più dalle tasche dei fan più sfegatati della band, quelli che comprano sempre tutto ciò che porta il nome Jethro Tull. Se l’album fosse venduto a metà prezzo (magari come si vendono gli EP) o regalato ai loro concerti per l’acquisto di altri album, il mio giudizio sarebbe probabilmente un po’ diverso.

Formazione

Ian Anderson – voce, flauto, chitarra acustica, mandolino, ottavino, percussioni
Martin Barre – chitarra elettrica, chitarra acustica
Jonathan Noyce – basso nei brani 2, 5, 9, 11, 13 e 15
Andy Giddings – tastiere, fisarmonica, basso, organo
Doane Perry – batteria, percussioni nei brani 1, 4, 6, 8, 10, 12 e 14

MUSICISTI OSPITI:
David Pegg – mandolino nel 3 e basso nel 4
James Duncan – batteria nei brani 2, 5, 9, 11, 13 e 15, percussioni nel 3
The Sturcz String Quartet – direttore Laszlo Bencker;
Gábor Csonka – primo violino
Péter Szilágyi – secondo violino
Gyula Benkö – viola
András Sturcz – violoncello

Produzione

Ian Anderson

Tracklist

1. Birthday Card At Christmas (3:37)
2. Holly Herald (4:16)
3. A Christmas Song (2:47)
4. Another Christmas Song (3:31)
5. God Rest Ye Merry Gentlemen (4:35)
6. Jack Frost And The Hooded Crow (3:37)
7. Last Man At The Party (4:48)
8. Weathercock (4:17)
9. Pavane (4:19)
10. First Snow On Brooklyn (4:57)
11. Greensleeved (2:39)
12. Fire At Midnight (2:26)
13. We Five Kings (3:16)
14. Ring Out, Solstice Bells (4:04)
15. Bourée (4:25)
16. A Winter Snowscape (Martin solo) (4:57)

Durata dell’album: 62:51

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