The Mars Volta: Octahedron

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Etichetta: Mercury Records
Data di uscita: 23. 6. 2009
Produzione: Omar Rodríguez-López
Durata dell’album: 50.03 min
Genere: Progressive Rock/Experimental Rock
Voto: 8.5/10


Il chitarrista Omar Gabriel Lopez e il cantante Cedric Bixler-Zavala, le due menti dei The Mars Volta, i progster moderni made in USA, prima dell’uscita di «Octahedron» avevano annunciato più volte, un po’ per scherzo e un po’ sul serio, che era arrivato il momento anche per questa band sperimentale e spesso votata ai concept, nata dalle ceneri degli alternativi At the Drive In, di fare il proprio ‘album pop’. «Octahedron», il loro quinto lavoro in studio, è stato senza dubbio il disco più accessibile al grande pubblico tra tutti quelli dei The Mars Volta, con un sacco di momenti acustici e malinconici, ma d’altra parte era ben lontano da una improvvisa ‘svendita commerciale’: restava saldamente ancorato al progressive rock e conteneva parecchi passaggi sperimentali, con ritmi spezzati, cambi di tempo improvvisi e i soliti riconoscibili attacchi di furia distorta, accompagnati dal canto frenetico e inconfondibile di Cedric.

Rispetto al predecessore, carico e tutto d’impatto, «The Bedlam in Goliath» (2008), per gli standard dei The Mars Volta «Octahedron» era un disco quasi sereno e meditativo. Allo stesso tempo è stato il loro ultimo album con il chitarrista dei Red Hot Chili Peppers John Frusciante e il batterista Thomas Pridgen, e il primo senza il tastierista Isaiah «Ikey» Owens. La maggior parte delle tastiere è stata suonata da Marcel Rodriguez-Lopez, il fratello minore di Omar. «Octahdedron» ha evitato del tutto il concept e ogni brano, a livello di testi, è un capitolo a sé. La maggior parte dei testi parla di sparizioni e rapimenti di persone, alcuni hanno anche un taglio di critica sociale e se la prendono soprattutto con la società americana, cosa che da dei musicisti rock con radici latine ormai ci si aspetta quasi di default.

L’opener nostalgico «Since We’ve Been Wrong», che si apre come una ballata serena, è stracolmo di arrangiamenti acustici, mentre Cedric sfodera una delle sue prove vocali più pacate e sottili di tutta la storia dei The Mars Volta fino a quel momento. Il tutto è condito da un bel ritornello e da armonie di chitarra melodiose, che però portano con sé l’inconfondibile, specifico suono della chitarra di Lopez. A metà circa arriva il passaggio a una sezione sinfonica, dove a creare l’atmosfera maestosa ci pensa soprattutto il mellotron.

«Teflon» è una creatura più ‘tradizionale’ e sperimentale dei The Mars Volta, con un’influenza dei King Crimson ben percepibile, passaggi di chitarra complessi, ritmi spezzati, cambi di tempo inattesi e un testo di critica sociale su cosa sarebbe potuto succedere alla società americana se alle presidenziali USA del 2008 avessero vinto i repubblicani guidati dal compianto candidato John McCain, che rispetto ad alcuni dei suoi successori oggi passa addirittura per ‘moderato’ e ‘pacato’. Del resto, in passato Cedric si era per lo più tenuto alla larga da temi politici così espliciti.

«Halo of Nembutals», nonostante la natura sperimentale marcata e le sezioni ritmiche complesse, ha un ritornello melodico e nel complesso risulta parecchio interessante. «With Twilight As My Guide», che non nasconde certe influenze dei Pink Floyd, è una ballata delicata a trazione acustica, con una prova vocale di Cedric decisamente malinconica, tappeti di mellotron, passaggi di chitarra malinconici e un finale un po’ psichedelico.

La martellante «Cotopaxi» è uno dei pochi pezzi di «Octahedron» che contiene il caos, l’imprevedibilità, l’ardore e la tensione che ti aspetti dai The Mars Volta: Cedric si trasforma di colpo di nuovo nella sua versione vocale frenetica, mentre la coppia ritmica Alderete/Pridgen, sotto la direzione delle acrobazie chitarristiche di Lopez, ha un sacco di spazio per orchestrare scaltri cambi di tempo. Anche «Desperate Graves», iperattiva e incoronata da un’ambientazione cupa, prosegue sulla stessa linea caotica e sperimentale con cui i The Mars Volta si erano fatti conoscere nei dischi precedenti, solo che stavolta non manca un arrangiamento finale di chitarra acustica, decisamente sottile.

La ballata malinconica «Copernicus», con arrangiamenti acustici e un approccio vocale delicato, sposta di nuovo l’atmosfera dell’album verso acque calme ed eteree. L’inserimento intelligente di campioni elettronici le dà un lieve marchio psichedelico e giustifica in parte la sua lunghezza dilatata. L’impresa finale, intitolata «Luciforms», è il culmine sperimentale di «Octahedron». Nella parte iniziale è completamente psichedelica, finché non entra una sezione ritmica caotica con un suono di chitarra frenetico, che probabilmente sarebbe piaciuto anche al capo dei King Crimson, Robert Fripp.

Con «Octahedron», il loro album più accessibile finora ma pur sempre ampiamente sperimentale, i The Mars Volta hanno tirato il ‘freno a mano’ e creato un disco che è un piacere ascoltare dall’inizio alla fine, anche quando non si è in vena per alcune delle loro imprese più d’impatto, avanguardistiche e caotiche. Con «Octahedron» hanno dimostrato di essere tutt’altro che quei ‘selvaggi’ indomabili a cui importa solo fare più rumore possibile, come venivano considerati da una certa schiera di ‘puristi’ della musica. La scelta coraggiosa dei The Mars Volta di provare a creare con «Octahedron» qualcosa di diverso da ciò che i fan si aspettavano fino ad allora ha pagato più che bene, e l’album nel suo insieme rientra tra le loro prove più interessanti di sempre.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Since We’ve Been Wrong (7:20)
2. Teflon (5:04)
3. Halo of Nembutals (5:30)
4. With Twilight as My Guide (7:52)
5. Cotopaxi (3:38)
6. Desperate Graves (4:56)
7. Copernicus (7:22)
8. Luciforms (8:21)

Formazione:
Cedric Bixler-Zavala – voce
Omar Rodriguez-Lopez – chitarra, sintetizzatore, programmazione della batteria nel brano n. 7, arrangiamenti
John Frusciante – chitarra
Marcel Rodriguez-Lopez – tastiere, sintetizzatore, Mellotron, percussioni
Isaiah “Ikey” Owens / tastiere (citato, ma non suona nell’album)
Juan Alderete – basso
Thomas Pridgen – batteria

Musicista ospite:
Mark Aanderud – pianoforte


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