The Pineapple Thief e Lizzard fanno il pienone allo Szene di Vienna (2018)

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Sono passati due anni e gli inglesi The Pineapple Thief tornano in tour con un nuovo disco in studio. Negli ultimi anni la band ha raccolto un sacco di attenzioni tra gli appassionati di prog rock, da quando in formazione è arrivato l’ex batterista dei Porcupine Tree, Gavin Harrison. La popolarità è cresciuta a vista d’occhio, ma in Slovenia non sono ancora passati. La tappa più vicina, con i Lizzard come gruppo di supporto, è stata Vienna.

Lo Szene di Vienna non è un locale enorme, quindi con un’affluenza media la sala sembra già bella piena. Con i Lizzard, in apertura, all’inizio sembrava che l’interesse sarebbe stato scarso, anche se il pubblico potenziale potrebbe essere molto simile a quello della band principale. Il trio francese, che si definisce art rock, ha sparato i pezzi dell’ultimo album «Shift», uscito quest’anno. Il trio, che si era già fatto valere in Slovenia, anche stavolta non ha deluso. Ogni pezzo aveva un carattere suo. Si sentivano influenze di prog rock, stoner rock, post rock, rock psichedelico e chissà cos’altro. Sull’affiatamento della band non c’è nulla da dire. Il tutto respirava, ogni membro del trio ha fatto più che bene la sua parte. Il chitarrista ha sciorinato una marea di riff interessanti, ogni tanto ha tirato fuori anche il looper, così che la base di chitarra si ripetesse lungo il brano, il bassista riempiva il suono con le sue linee di basso, e non è mancata nemmeno la batterista, che ha sorpreso con i suoi ritmi e i suoi interventi sui piatti. I Lizzard sono senza dubbio una band che promette bene, se continueranno a essere così innovativi e a lavorare sul nuovo materiale.

Per i The Pineapple Thief era logico mettere in primo piano il nuovo album Dissolution, uscito a fine agosto. La band ha quindi aperto con Try As I Might, ma ha suonato anche qualche pezzo da Your Wilderness e Magnolia. In un set cortissimo, il quintetto ha mostrato di avere un approccio professionale. I brani sono stati eseguiti con precisione, lo show era curato, e c’erano anche delle belle luci, che hanno valorizzato alla grande l’atmosfera della band. I The Pineapple Thief sanno suonare sognanti, complessi e delicati. Nei pezzi più dolci il cantante ha imbracciato la chitarra acustica, dando allo show più sfumature e facendo emergere l’influenza dell’indie rock. Ma a risaltare meglio sono stati i pezzi più orientati al prog e con più varietà ritmica. Nella band il protagonista è sì Bruce Soord, ma più di una volta la scena se l’è presa, a ragione, il batterista Gavin Harrison. Il tizio che si è fatto valere nei King Crimson e nei Porcupine Tree ha entusiasmato per tutto il tempo con il suo modo di suonare. Ogni suo colpo aveva un senso, e con i passaggi non ha esagerato come fanno altri accademici. Harrison evidentemente sa che non gli serve fare assoli di continuo per farsi notare. Al di là di chi spiccava di più, i The Pineapple Thief hanno funzionato come un blocco unico. Con il loro repertorio hanno mostrato una bella varietà. In primo piano c’erano i pezzi più incisivi, spiccavano la distorta 3000 Days e Nothing at Best, il brano con cui la band aveva attirato per la prima volta un’attenzione più ampia.

Dopo una buona ora la band ha lasciato il palco dello Szene, ma dopo un forte applauso del pubblico è tornata con altri tre pezzi. Con Not Naming Any Names la band ha accompagnato dolcemente il pubblico dentro The Final Thing on My Mind, dall’album Your Wilderness, uno dei brani più progressivi del gruppo. Con il pezzo finale, Snowdrops, la band ha pescato addirittura da materiale vecchio di più di dieci anni.

Lo Szene pieno zeppo ha dimostrato che, dopo tanti anni di fatica, i The Pineapple Thief sono diventati una delle band più promettenti del prog rock di oggi. Lo stesso vale, ovviamente, per gli strambi francesi Lizzard.

testo: Primož Novak
foto: Aleš Podbrežnik


LIZZARD:
1. Singularity
2. Vigilent
3. The Orbiter
4. Loose Ends
5. Shift
6. Mined
7. Passing By

THE PINEAPPLE THIEF:
1. Try as I Might
2. In Exile
3. Alone at Sea
4. Threatening War
5. Far Below
6. No Man’s Land
7. That Shore
8. All That You’ve Got
9. Shed a Light
10. 3000 Days
11. Part Zero
12. White Mist
13. Nothing at Best
—dodatek—
14. Not Naming Any Names
15. The Final Thing on My Mind
16. Snowdrops

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