The Security Of Illusion
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Saga
Etichetta: SPV Records
Uscita: 1993
Voto: 4.5/5
Dopo “The Beginners Guide To Throwing Shapes” (1989), un ritorno più che solido alle loro radici progressive rock, i Saga si sono presi qualche anno di meritato riposo. In questo periodo, dopo una lunga assenza, sono tornati nella band il tastierista Jim Gilmour e lo storico batterista Steve Negus. I due avevano lasciato il gruppo nel 1986 per dare vita al fugace progetto Gilmour-Negus Project (GNP). Visto che da solisti non se la cavavano proprio alla grande, che moltissimi fan dei Saga sognavano il loro ritorno e che avevano voglia di nuove sfide musicali nella band con cui avevano ottenuto i loro più grandi successi, il rientro era solo questione di tempo. Il loro ritorno è stato un bonus enorme: ha dato una spinta in più al trio centrale della band, formato dal cantante/tastierista Michael Sadler e dai fratelli Jim (basso/tastiere) e Ian Crichton (chitarra), spingendolo a registrare un nuovo album e ridando al gruppo quell’energia prog rock originaria con cui nei primi anni aveva sfornato i suoi lavori migliori.
Su “The Security Of Illusion” i Saga continuano a seguire le loro radici progressive rock, riprese già nel predecessore, solo che qui salgono di un altro gradino in termini di qualità. Il ritorno di Gilmour ha fatto sì che il suono delle tastiere sia di nuovo molto più eclettico. Il tipo, tra l’altro, ha tirato fuori alcuni dei suoi migliori arrangiamenti fino a quel momento. Negus, col suo stile di batteria dal sapore “70-s”, ha restituito alla band quel ritmo massiccio di cui, durante la sua assenza, si era sentita la mancanza più di una volta. Indirettamente, i due hanno dato una spinta anche agli altri tre membri originali, che proprio su questo disco hanno sfoderato alcune delle loro migliori prestazioni fino a quel momento. Il basso di Jim, per dire, qui viene spinto quasi al massimo delle sue possibilità. La “stella” più grande, però, è nientemeno che Ian, che con la sua chitarra non si risparmia di nuovo in riff succosi, assoli e passaggi complessi, ovunque gli salti in mente. La potente voce di Michael, come da copione, trabocca di carisma nei momenti più energici e di pathos in quelli più tranquilli. Con l’arrivo di Gilmour, poi, Michael ha potuto concentrarsi del tutto sul canto e stavolta ha abbandonato le tastiere. L’album ha in gran parte un suono nettamente più crudo, che non è più tipico degli anni ’80 (addio sintetizzatori elettronici, synth per chitarra e percussioni) ed è già più moderno. La produzione, in generale, è – come da tradizione della band – brillante.
Stavolta il disco ha un’introduzione particolare e piuttosto comica, “Entrance”, un breve strumentale dal sapore mediterraneo su una fisarmonica campionata, che ricorda anche la musica da circo (in mezzo si sente pure il chiacchiericcio del pubblico). Ma già dopo, il disco suona tutto fuorché circense (a meno che per voi non contino le singole acrobazie strumentali). Con “Mind Over Matter” i Saga piazzano subito una bella ricarica di energia, diretta e decisa. Nonostante la struttura in apparenza semplice e un ritornello a più voci splendido, non mancano di nuovo sezioni strumentali spiritose, dove a farla da padrone è soprattutto Ian che strapazza le corde della chitarra. “Once Is Never Enough” ha un ottimo attacco spaziale di tastiere, a cui segue un passaggio spiritoso, del tutto inaspettato ma da classici Saga, quando entrano voce, chitarra tagliente e ritmo affilato. I riff di chitarra distorti si intrecciano bene con i tappeti spaziali delle tastiere e restituiscono il suono tipico della band dei suoi giorni migliori. Qui si sente bene come le tastiere di Jim abbiano di nuovo dato più profondità a tutto il suono del gruppo.
“Along Again Tonight” è una bellissima ballata d’amore. Di solito non vado matto per questo tipo di ballate, ma la maggior parte di quelle liriche firmate da questa band suona maledettamente convincente. Michael è sempre stato un maestro delle ballate in cui bisogna metterci il cuore. Inoltre la sua voce non risulta mai sdolcinata. Così è anche stavolta: con l’accompagnamento delicato e malinconico di tastiere e chitarra, porta l’ascoltatore in estasi senza fatica. “I’ll Leave It In Your Hands” ha un’intro AOR piuttosto morbida alle tastiere, che fa pensare anche questa a una ballata, ma poi si trasforma in un pezzo bello energico, con una melodia vocale potente, riff tiratissimi e un ritmo martellante. Nella seconda parte Ian si concede anche un assolo delicatissimo, che in un attimo riporta di nuovo al cuore del ritornello. La title track “The Security of Illusion”, sicuramente uno dei pezzi centrali del disco, ha un’intro magica di chitarra acustica, a cui si unisce una voce emozionantissima e un morbido strato di tastiere. È un brano a tempo medio, a impronta acustica, piuttosto atipico per la band, che ipnotizza con arrangiamenti bellissimi di chitarra acustica e tastiere e con un ritornello sognante. Dopo tanto tempo i Saga si dimostrano di nuovo anche maestri dell’ambient.
La tiratissima “Stand Up” si apre con un classico riff hard rock, di quelli che a Ian sono sempre piaciuti, poi entrano i tappeti ambient delle tastiere e la voce. Oltre al ritornello incisivo, è un altro brano capace di portare l’ascoltatore in estasi. Una miscela interessante tra hard rock e finezze prog ambient. “Days Like These” è uno degli esperimenti più interessanti del disco, perché è puro neo prog. Una mossa piuttosto insolita: una band che alcuni considerano addirittura tra i padri del neo prog decide di scrivere un pezzo che mi ricorda un po’ i primi Marillion (il ritmo è molto simile a quello di “Market Square Heroes”). Oltre al ritmo neo prog fatto e finito, sorprende anche che la voce principale, dopo tanto tempo, sia di Jim Gilmour (l’ultima volta era successo nel classico “Scratching The Surface”). Chi conosce quel brano sa che Jim, oltre alle sue eccellenti doti di tastierista, è anche un cantante più che solido. Le sue capacità alle tastiere, invece, emergono alla grande nel breve strumentale “Voila!”, dal sapore orientale, dove suona un motivo al pianoforte di gran gusto.
“No Man’s Land” è di nuovo la quintessenza dei Saga classici, con un ritornello melodico semplice ma tanti colpi di scena strumentali. La sezione ritmica picchia a tutto vapore mentre passaggi di chitarra tiratissimi la tagliano in due. I numerosi cambi di tempo regalano anche brevi momenti di sogno. Nella seconda parte ci sorprendono con un interessante inserto strumentale jazz, dove possiamo di nuovo godercela con gli assoli reciproci dei signori Ian Crichton e Jim Gilmour. La conclusiva “Without You” parte in modo drammaticissimo, con una vera marcia di batteria. Poi entrano una voce da spezzare il cuore e uno strato malinconico di tastiere. In sostanza è un’altra ballata d’amore, ma i Saga la vestono con abiti strumentali così colorati, che cambiano di continuo, da farne alla fine uno dei pezzi migliori del disco, almeno per quanto riguarda l’intensità espressiva. I passaggi di chitarra di Jim durante i cambi di tempo sono una vera delizia per le orecchie, mentre la batteria in certi punti suona addirittura brutale. Forse un finale un po’ troppo frettoloso, seguito di nuovo da quel motivo circense dal sapore mediterraneo dell’inizio, che chiude l’album nel modo giusto, lì dove era cominciato.
“The Security of Illusion” è stato senza dubbio un grande ritorno ai vertici dell’art rock e, secondo me, fino a quel momento uno dei loro album migliori in assoluto, paragonabile persino ai primi. La band non cercava più di registrare un singolo da classifica e si sente: per tutta la durata il disco si distingue per una coerenza eccezionale nell’atmosfera complessiva (anche se probabilmente sono tra i pochi a cui piacevano anche i loro esperimenti più pop). Allo stesso tempo si è visto quanto Gilmour e Negus contassero per la band, anche se è lontanissimo dal dire che fossero dei salvatori visto che i Saga se l’erano cavata bene anche come trio. Però in quel periodo mancava sempre quel pezzetto del loro suono inconfondibile, per cui erano sempre stati più vicini al progressive che al pop o al rock classico. Ed è proprio quello che questo album contiene di nuovo, ed è per questo una gioia per la maggior parte dei fan, che hanno visto tornare una band unita e pronta a entrare con successo negli anni ’90. Purtroppo, l’anno dopo la band non riuscirà a mantenere l’alto standard art rock che con “The Security Of Illusion” si era ripresa perché sfornerà il suo lavoro più debole fino a quel momento, dovuto più che altro a circostanze sfavorevoli.
Formazione
Michael Sadler – voce
Ian Crichton – chitarra
Jim Crichton – basso, chitarra
Jim Gilmour – tastiere
Steve Negus – batteria, percussioni, tastiere
Produzione
Saga
Tracklist
1. Entrance [instrumental] (0:49)
2. Mind Over Matter (4:41)
3. Once Is Never Enough (5:28)
4. Along Again Tonight (4:15)
5. I’ll Leave It in Your Hands (4:42)
6. The Security of Illusion (5:42)
7. Stand Up (4:20)
8. Days Like These (4:46)
9. Voila! [instrumental] (1:41)
10. No Man’s Land (5:20)
11. Without You (6:47)
Durata dell’album: 48:31