Live Archive 70, 80, 90s
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Hackett, Steve
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2001
Voto: 5/5
“Live Archive” è la raccolta di registrazioni dal vivo del leggendario chitarrista Steve Hackett che i fan aspettavano da una vita. L’uscita comprende quattro CD che raccontano tre diverse epoche live di Hackett (anni ’70, ’80 e ’90) con tre formazioni diverse. Con questo box Steve ha deciso di tagliare almeno un po’ le ali al commercio illegale dei suoi bootleg e di offrire ai fan di lunga data una selezione di alcune delle sue registrazioni più suggestive. Prima di lui avevano già battuto la stessa strada, o l’avevano seguita, altri leggendari nomi del rock progressivo, tra cui King Crimson ed Emerson, Lake & Palmer. Steve ha fatto una mossa azzeccatissima, visto che la maggior parte di questi pezzi si può ascoltare per la prima volta in versione CD. Inutile sottolineare che parliamo di un grande musicista da palco, con una quantità invidiabile di concerti sulle spalle, che non ha mai inseguito gloria e lustrini e per gran parte della carriera si è concentrato sulla sua fanbase, di una lealtà fuori dal comune.
I primi due CD raccolgono le registrazioni della prima formazione live di Steve, nata nel 1978, subito dopo l’uscita del suo secondo album “Please Don’t Touch” (1978). Oltre a Steve e a suo fratello John al flauto e alla chitarra, nella band c’erano allora Nick Magnus alle tastiere, John Shearer alla batteria, Dick Cadbury al basso e Pete Hicks alla voce. La registrazione arriva da un concerto all’Hammersmith Odeon di Londra nel 1979. Ci trovi ottime versioni di gran parte dei pezzi migliori dei suoi primi tre album (“Voyage of Acolyte”, “Please Don’t Touch” e “Spectral Mornings”) e anche di qualche brano registrato ai tempi dei Genesis (“Horizons”, “Blood On The Rooftops” e “I Know What I Like”). La band era affiatatissima e quasi tutte le esecuzioni sono davvero riuscite. Tra tutte, metterei in risalto “Ace Of Wands”, “A Tower Struck Down”, “Star Of Sirius” (anche se qui a volte mi manca proprio la voce originale di Phil Collins), “Spectral Mornings” e “Shadow Of Hierophant”. Soprattutto con l’esecuzione magistrale di quest’ultima, un’epopea sinfonica piuttosto impegnativa e uno dei lavori più ambiziosi della carriera di Steve, riescono a incantare completamente l’ascoltatore.
Sono un po’ meno convincenti nel classico dei Genesis “I Know What I Like”, che senza Peter Gabriel o Collins al microfono non ha mai quel suo fascino originale, condito di sarcasmo. In compenso la arricchiscono con l’ottima sezione strumentale “Wardrobe Boogie”, dove Steve e compagnia sfornano una jam piuttosto interessante, basata soprattutto su un boogie, cosa molto atipica per Steve, e dove si concede anche qualche assolo parecchio bluesy. Anche se Hicks è un cantante decisamente bravo e con una sua dose di carisma, secondo me si trova più a suo agio nei pezzi di taglio rock melodico/AOR, come dimostra con una discreta prova vocale in “Narnia” e “Racin In A”, che nell’originale hanno la splendida voce di Steve Walsh (Kansas). Steve, ovviamente, non può fare un concerto senza lo strumentale “Kim” (qui presente in ben due registrazioni), dedicato alla moglie brasiliana Kim Poor, che è anche l’autrice della gran parte delle copertine dei suoi dischi. Tra le sorprese fuori programma ci sono i brevi strumentali acustici “Etude in A min” e la conclusiva “Racing In A Coda”. La band qui era molto affiatata, la scaletta è da sogno e l’atmosfera quasi magica (con applausi scroscianti del pubblico). Secondo me è proprio per questo che i primi due CD spiccano in modo particolare.
Il terzo CD propone la registrazione di Castel Sant’ Angelo a Roma, nel 1981, durante il tour dell’album “Cured” (1981). Oltre ai due Hackett e a Nick Magnus, la formazione di allora comprendeva Chas Cronk al basso e Ian Mosley alla batteria, prima che quest’ultimo entrasse nei Marillion. Steve era allora piuttosto popolare in Italia, come dimostrano anche le ovazioni scatenate dei fan italiani, scatenati davvero. Nella scelta dei pezzi la band oscilla tra le cose migliori dei primi quattro album (a cui nel frattempo si era aggiunto “Defector”, 1980) e alcuni brani del “Cured” di allora, che a dirla tutta non è tra i suoi risultati migliori. Su quel disco Steve decise di far saltare la sua formazione di fino ad allora, iniziò a scrivere pezzi più brevi e meno complessi e si prese in carico tutte le parti vocali. Proprio per questo ultimo aspetto, in cui non ha mai brillato più di tanto (anche se per un chitarrista è assolutamente solido, soprattutto se paragonato a un Steve Howe (Yes), che qui di solito è proprio il buio totale), la scaletta è stata scelta con cura e i pezzi vocalmente più impegnativi sono spariti.
La registrazione si apre con l’ottimo strumentale “The Air Conditioned Nightmare”, incentrato sulla chitarra e uno dei brani migliori di “Cured”. Magnus alle tastiere accompagna bene la chitarra di Steve per tutto il tempo, mentre la sezione ritmica Cronk/Mosley suona nettamente più dura dei predecessori. Oltre a questo, spiccano le versioni dello strumentale dalle tinte jazz “Jacuzzi”, dell’immancabile “Ace Of Wands” (secondo me uno dei tre migliori strumentali della sua carriera), dell’orientaleggiante “The Steppes”, delle schizoidi e sballate “Slogans” e “A Tower Struck Down” e del classico lirico “Spectral Mornings”. Non sorprende che siano tutti strumentali. Quando Steve prova a fare il cantante nei fiaschi AOR come “Funny Feeling”, “Picture Postard” e “Hope I Don’t Wake”, viene fuori una cosa piuttosto patetica, se non sdolcinata, perché la sua voce non è proprio adatta a questo genere di esperimenti, anche se si sente quanto si sia sforzato di convincere il pubblico pure su questo terreno. Se la cava meglio con “Every Day”, che è molto più vicina al suo prog sinfonico. Nel complesso, un altro set vario e ben eseguito da una band in ottima forma, di un periodo in cui Steve ha cambiato il suo suono in modo piuttosto radicale.
Il quarto disco documenta il concerto al Grand Theatre di Londra, dove Steve suonava con la formazione che portava in giro il suo album di allora, “Guitar Noir” (1993). Oltre ai due fratelli Hackett c’erano Julian Colbeck alle tastiere, Doug Sinclair al basso e Hugo Degenhardt alla batteria, musicisti per nulla inferiori ai loro predecessori. Stavolta la scaletta è varia come poche, perché fino ad allora Steve aveva pubblicato una valanga di album piuttosto diversi tra loro, e la maggior parte suona parecchio più dura, merito in parte anche di una sezione ritmica rock molto più spigolosa. Per cominciare, sorprendono con un “Medley” interessante, un collage ben riuscito di alcuni dei più amati strumentali di Steve come “Myropia”, “Los Endos” (ancora dai tempi dei Genesis), “Imagining”, “Ace Of Wands e “Hackett To Pieces” (che a metà anni ’80 amava suonare anche con i GTR, il breve esperimento AOR messo in piedi con Steve Howe). Una resurrezione splendida di alcuni dei momenti migliori della carriera di Steve. Degenhardt si dimostra nella maggior parte dei pezzi un batterista dall’energia incredibile, che con i suoi colpi massicci regala anche ai brani più vecchi una componente diversa, più incisiva.
Tra le altre esecuzioni, a farci impazzire di più sono lo spiritoso-spaventoso “Vampyre With A Healthy Appetite”, un altro classico imprescindibile di Steve, lo strumentale dai colori andini “Sierra Quemada”, l’etnico “Take These Pearls” con un’ottima prova alle percussioni, l’atmosferico-surreale jazz rocker con elementi di flamenco “Dark as The Grave”, il medley “Spectral Mornings/Firth Of Fifth/Clocks”, dove ripropongono alcuni vecchi favoriti, la rilettura di “Cinema Pardiso” di Morricone, che già nell’originale è uno dei suoi migliori pezzi per chitarra, e la deliziosa versione dell’ottimo strumentale “In That Quiet Earth”, ancora dai tempi dei Genesis, che secondo me è il picco di questa registrazione e risveglia una dose invidiabile di nostalgia. Allo stesso tempo Steve dimostra di essere migliorato parecchio come cantante, con due buone prove in “In the Heart Of the City”, di taglio AOR, e nel blues rock “Lost In Your Eyes” (dove lo coprono bene anche i cori e dove ogni tanto imbraccia pure l’armonica). Un altro ottimo documento di una band con un’energia completamente diversa dalle precedenti, ma con l’inconfondibile suono della chitarra del maestro che veglia su tutti.
Steve ha messo insieme una raccolta davvero invidiabile di alcuni dei momenti migliori della sua lunga carriera live da solista. Tutti e tre i CD hanno un suono molto buono e, quanto alle esecuzioni, faticherei a scegliere il migliore. Probabilmente punterei sui primi due CD, che raccontano gli esordi live e il periodo in cui secondo me aveva intorno la formazione migliore e anche la scaletta più interessante per un grande amante del rock progressivo sinfonico. Questa raccolta di archivi è stata solo la prima di una serie di raccolte uscite negli anni successivi. Visto che non è nemmeno difficile procurarsele tramite l’etichetta Inside Out, nessun fan di Steve dovrebbe restare senza almeno una di loro, anche se “Live Archive 70, 80, 90s” è probabilmente la migliore di tutte, perché cattura tre fasi chiave dell’evoluzione di Steve come solista.
Formazione
Steve Hackett – chitarra, armonica, voce
John Hackett – flauto, chitarra, bass pedal
Dick Cadbury – basso, cori (CD 1,2)
John Shearer – batteria (CD 1,2)
Pete Hicks – voce (CD 1,2)
Nick Magnus – tastiere (CD 1,2,3)
Chas Cronk – basso, cori (CD 3)
Ian Mosley – batteria (CD 3)
Julian Colbeck – tastiere (CD 4)
Doug Sinclair – basso, cori (CD 4)
Hugo Degenhardt – batteria, cori (CD 4)
Produzione
Steve Hackett
Tracklist
CD 1: (55:32)
Hammersmith Odeon – Londra 30/06/79
1. Intro (2:00)
2. Please Don’t Touch (5:46)
3. Tigermoth (3:37)
4. Every Day (7:29)
5. Narnia (4:36)
6. The Red Flower of Tai Chi (4:03)
7. Ace Of Wands (7:23)
8. Carry On Up The Vicarage (3:33)
9. Etude in A min (0:37)
10. Blood On The Rooftops (0:18)
11. Horizons (1:58)
12. Kim (2:36)
13. The Optigan (1:29)
14. A Tower Struck Down (3:30)
15. Spectral Mornings (6:57)
CD 2: (56:29)
Hammersmith Odeon – Londra 30/06/79
1. Introductions (1:07)
2. Star Of Sirius (10:16)
3. Shadow Of The Hierophant (9:35)
4. Clocks (7:18)
5. I Know What I Like (8:50)
6. Wardrobe Boogie (5:02)
7. Racing In A (10:15)
8. Racing In A Coda (2:06)
CD 3: (74:50)
Castel Sant’ Angelo – Roma 13/09/81
1. The Air Conditioned Nightmare (5:00)
2. Jacuzzi (5:04)
3. Funny Feeling (5:07)
4. Ace Of Wands (7:47)
5. Picture Postcard (5:18)
6. The Steppes (6:50)
7. Every Day (6:28)
8. Overnight Sleeper (4:28)
9. Hope I Don’t Wake (4:25)
10. Slogans (5:18)
11. A Tower Struck Down (3:26)
12. Spectral Mornings (5:39)
13. The Show (3:52)
14. Clocks (6:08)
CD 4: (70:54)
The Grand Theatre – Londra 08/06/93
1. Medley: Myopia / Los Endos / Imagining / Ace Of Wands / Hackett to Pieces (4:46)
2. Vampyre With A Healthy Apptite (6:13)
3. Sierra Quemada (4:20)
4. Take These Pearls (4:56)
5. In The Heart Of The City (5:32)
6. Walking Away From Rainbows (3:38)
7. There Are Many Sides To The Night (5:20)
8. Kim (2:25)
9. Dark As the Grave (5:26)
10. Always Somewhere Else (6:17)
11. Lost In Your Eyes (5:02)
12. Medley: Spectral Mornings / Firth of Fifth /Clocks (8:13)
13. Cinema Paradiso (3:16)
14. In That Quiet Earth (5:20)
Durata dell’album: 05:33:37