The Sentinel
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Pallas
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 1984
Durata: 57:26
Voto: 5/5
“The Sentinel” è stato il debutto dei leggendari neo prog rocker scozzesi Pallas, che insieme a Marillion, IQ, Pendragon e Twelfth Night sono tra i rappresentanti più importanti della nuova ondata di rock progressivo esplosa a metà anni Ottanta. “The Sentinel” vanta un concept sempre interessante e affascinante sull’ascesa e la caduta di Atlantide. Il cuore del concept è innanzitutto la guerra tra le civiltà di Atlantide e Lemuria (la rivale orientale in lotta per il predominio sul mondo). Allo stesso tempo, però, nel concept si trovano anche tanti parallelismi con i temi da guerra fredda (allora ancora attualissimi): il “eterno” conflitto tra Occidente e Oriente. Nei testi Atlantide compare soprattutto come metafora efficace dello scontro tra due civiltà.
La “Sentinella” nei testi rappresenta uno speciale meccanismo di difesa e una sorta di importante fattore di pace, un equilibrio tra le due superpotenze che (purtroppo senza successo) impedisce che finiscano per distruggersi a vicenda (insomma, qualcosa di simile all’arma nucleare). Lo scontro finale è inevitabile e alla fine del concept arriva il crollo di entrambe le potenti civiltà. I Pallas, del resto, non sono stati la prima band prog rock a toccare il tema di Atlantide: già i leggendari tedeschi Eloy, nel loro lavoro migliore “Ocean” (1977), avevano provato a far capire dove può portare la guerra tra due mondi e due ideologie diverse, ma sono stati comunque uno dei pochi gruppi ad “osare” di pubblicare un concept album a metà anni Ottanta, anche se non proprio nel modo in cui lo avrebbero voluto all’inizio.
Va detto che l’album ha una storia di gestazione e produzione parecchio interessante e quasi drammatica, curata niente meno che dal leggendario produttore Eddy Offord (noto soprattutto per le collaborazioni con Emerson, Lake & Palmer e Yes). La versione originale, uscita nel 1984, è infatti lontanissima dalle vere ambizioni e visioni della band, che aveva immaginato l’album come un prodotto molto più complesso, guidato dall’ambiziosa suite “Atlantis”, ma l’etichetta EMI la costrinse a cambiare i piani iniziali. Così l’album, all’uscita, fece un bel buco nell’acqua, visto che nemmeno i tre pezzi più commerciali ebbero l’effetto sperato, mentre i fan del gruppo rimasero fregati per anni, perché non potevano ascoltare la suite “Atlantis” per intero, ma solo mettendo insieme vari LP e l’edizione originale dell’album, fatta a metà. Questo grosso errore, che ha quasi causato lo scioglimento del gruppo, è stato rimediato solo dopo molti anni.
La visione originale della band è stata presentata per la prima volta nella ristampa dell’album del 2004, quando finalmente è uscito con la suite “Atlantis” completa, ed è proprio a questa versione che è dedicata questa recensione, perché si tratta non solo di uno dei migliori esordi in studio, ma anche di uno dei migliori album nella storia del neo prog rock. Mentre nella versione nata sotto dettatura della EMI prevalgono i pezzi più commerciali e si trovano solo tre parti della suite “Atlantis”, per giunta con la scaletta nell’ordine sbagliato, la nuova edizione è una vera delizia: soprattutto nella seconda parte spiccano fantastici arrangiamenti sinfonici uniti a intelligenti frasi di chitarra, nella migliore tradizione del prog sinfonico anni Settanta, oltre a un’insolita epicità e a una coesione eccezionale tra i singoli brani e il concept sulla fine di Atlantide.
Quello che rende “The Sentinel” e la sua versione originale uno dei rappresentanti più interessanti del genere è, prima di tutto, la fantastica prova vocale di Euan Lowson, che insieme a Fish (ex-Marillion), Geoff Mann (Twelfth Night) e Peter Nicholls (IQ) rientra senza dubbio tra i cantanti più carismatici nella storia del neo prog. Un vero peccato che abbia lasciato la band poco dopo l’uscita di “The Sentinel” e abbia smesso di lavorare nell’industria musicale.
I primi tre brani “di riscaldamento” mostrano il lato più energico e, diciamo, un po’ più commerciale della band, mentre il seguito, guidato dalla suite “Atlantis”, “squartata” in più brani collegati tra loro, è una vera manna per tutti gli appassionati di prog. L’energico “Shock Treatment” è ancora oggi uno dei pezzi più amati del gruppo, grazie soprattutto all’ottima voce di Lawson e alla fluidità eccezionale tra le frasi di chitarra di Niall Matthewson e gli arrangiamenti futuristici di sintetizzatore firmati Ronnie Brown, mentre Derek Forman garantisce la massiccia potenza dei vari passaggi di batteria.
“Cut And Run” vanta frasi di chitarra sinistre e un crescendo di drammaticità grazie a passaggi imprevedibili e a una prestazione vocale sempre eccellente. Entusiasma in particolare l’improvviso passaggio a una sezione strumentale pomposa, che suona come presa da un film di fantascienza. L’inno “Arrive Alive” è un classico Pallas a tutto sangue, che ancora oggi non può mancare a nessun loro concerto e, allo stesso tempo, di gran lunga il pezzo più radiofonico dell’album (ovviamente per i soliti standard Pallas). L’epicità elevata delle parti di sintetizzatore, le frasi di chitarra potenti, il dinamismo ritmico e un ritornello maestoso che suona come un inno di battaglia con cui la band chiama alla rivoluzione garantiscono un mix perfetto di melodia e sperimentalismo, grazie al quale “Arrive Alive” entra tra gli indimenticabili classici degli anni Ottanta.
L’album però parte davvero solo dopo i primi tre pezzi. La suite “Atlantis” si apre con l’ottima prima parte di “Rise and Fall”. È una composizione in due parti, attraverso la quale l’ascoltatore si fa finalmente una vera idea delle capacità prog e di tutto il potenziale virtuosistico di questa leggendaria band. L’insieme di arrangiamenti sinfonici, frasi di chitarra e assoli brillanti resta sempre su un livello altissimo. Lo stesso vale per il “racconto” vocale di Lowson nel capitolo successivo sull’ascesa e la caduta della leggendaria civiltà. Il tutto è accompagnato, come si deve, anche da un ritornello melodico che non si dimentica facilmente.
“East West è un pezzo molto più malinconico, quasi una ballata, con un canto struggente che ti gela il sangue e inserti drammatici di pedaliera del basso, pianoforte e mellotron. Il testo stesso e il modo in cui è presentato sono quasi agghiaccianti, soprattutto per chi si ricorda ancora i tempi in cui la corsa agli armamenti e la guerra fredda erano in pieno svolgimento. “March on Atlantis” nella prima parte smorza un po’ l’atmosfera drammatica e porta perfino un’aura di ottimismo (illusorio), ma già il seguito riporta subito l’ascoltatore con i piedi per terra. La sezione strumentale contiene ottimi effetti orchestrali di sintetizzatore e dinamici passaggi di batteria. In più punti si sente che i Pallas hanno imparato parecchio dai loro celebri antenati prog, Genesis e Yes in testa, anche se lo nascondono abbastanza bene.
Il seguito di “Rise and Fall” è meno interessante della prima parte, ma vanta comunque alcuni effetti di sintetizzatore ondeggianti e accattivanti, che alzano la tensione, e la narrazione di Euan, che ricorda subito imprese simili di Fish con i Marillion. Niall Mathewson, che pure si fa notare con una serie di interessanti inserti solisti e frasi brillanti, in questa fase della sua carriera di chitarrista non aveva ancora raggiunto il livello espressivo di uno Steve Rothery (Marillion) o di un Mike Holmes (IQ), almeno per quanto riguarda la finezza chitarristica, ma in seguito ha fatto bei progressi e oggi è tra i migliori chitarristi neo prog.
Il finale dell’album contiene tre ottimi pezzi epici, tra i quali è difficile indicare il migliore. Il primo è “Heart Attack”, che offre un bel pieno di dramma e pomposità. Lowson si supera ancora una volta con numerose acrobazie vocali e sfrutta le sue capacità vocali praticamente fino in fondo, mentre i passaggi tra le varie sezioni e la fluidità degli arrangiamenti sono al livello delle migliori band prog degli anni Settanta. La sezione centrale ha perfino qualche parallelo con i Genesis, soprattutto grazie a un soffio di atmosfera pastorale, quasi “vecchia Inghilterra”, e di sinfonismo.
“Atlantis” si potrebbe definire il vertice dell’album, perché contiene tutti gli elementi migliori, o meglio più rappresentativi, della band. Vuol dire che non mancano grinta e drammaticità, con pomposi arrangiamenti sinfonici di tastiere e frasi di chitarra irrequiete che si contendono il dominio. Il canto di Euan è di nuovo fantastico e raggiunge il culmine nel ritornello epico. A raccontare bene la storia ci pensa anche la narrazione filtrata dagli effetti, che crea allo stesso tempo un’atmosfera futuristica, anche se l’affondamento di Atlantide sarebbe avvenuto millenni prima della nostra era. La conclusiva “Ark of Infinity”, nonostante la catastrofe finale e la distruzione delle civiltà che arriva nel concept, contiene una convincente miscela di malinconia e atmosfera solenne, il che ne fa un finale quanto mai azzeccato per questo album di prima qualità.
La ristampa di “The Sentinel”, cioè la versione del 2004, si piazza tra i migliori risultati del rock progressivo anni Ottanta e mostra chiaramente come avrebbe dovuto essere l’album già alla sua uscita originale nel 1984. In realtà è un album migliore di almeno due gradini, che se fosse uscito già allora nella forma giusta avrebbe potuto tranquillamente misurarsi perfino con il leggendario esordio dei Marillion. Sul piano musicale all’album non si può davvero rimproverare nulla, ed è per giunta accompagnato dalla fantastica produzione di Offord. “The Sentinel” non è comunque il primo album nella storia della band, visto che già nel 1981 avevano pubblicato il live “Arrive Alive”, ma resta il loro lavoro più riconoscibile e ancora oggi il migliore, uno che in futuro faticheranno a superare.
Formazione
Euan Lowson – voce, cori
Graeme Murray – basso, chitarra, cori
Ronnie Brown – sintetizzatore, pianoforte a coda, cori
Niall Mathewson – chitarra, sintetizzatore, cori
Derek Forman – batteria, percussioni
Produzione
Eddy Offord
Tracklist
1.Shock Treatment
2.Cut and Run
3.Arrive Alive
4.Rise and Fall. part 1
5.Eastwest
6.March on Atlantis
7.Rise and Fall, part 2
8.Heart Attack
9.Atlantis
10.Ark of Infinity