The Twilight Chronicles
Artista: Ten
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2006
Voto: 2/5
Il cantante Gary Hughes e il resto della “banda” dei Ten si sono dati da fare e hanno sfornato il loro nuovo album, intitolato “The Twilight Chronicles”. Secondo Gary è il traguardo più grande della loro carriera e il loro lavoro più ambizioso di sempre. Parliamo dell’ottavo album in studio della band! Be’, a quanto pare non ci sono stati grossi scarti di genere e di stile rispetto a “Return To Evermore”. Il nuovo disco suona più morbido e piacerà a chi di voi giura sul primo periodo della band, meno agli altri, che magari preferiscono un album come “Spellbound”.
Si parlava di un album ambizioso, addirittura il più ambizioso! Il concetto alla base è un viaggio che dovrebbe portarci ai tempi dell’antica Roma. E allora? L’intro è fenomenale, gli arrangiamenti orchestrali costruiscono un’atmosfera maestosa fin dall’inizio del disco, e lo fanno proprio con quegli arrangiamenti orchestrali. Poi, poco prima che scoccino i quattro minuti, il disco parte inaspettatamente con un riff di chitarra eccellente e i Ten si risvegliano! C’è tutto: la voce inconfondibile di Hughes, una produzione ottima e cristallina, che crea contrasto tra il fronte principale – riff, voce, tastiere – e la sezione ritmica. Anche la chitarra solista di Chris Francis si incastra benissimo nella forma del brano durante gli assoli. Il primo pezzo è insomma un classico dei Ten, con i soliti trucchi della band, rafforzato dal lavoro di un’orchestra sinfonica. I picchi del brano sono il riff di chitarra drammatico e il ritornello stesso.
È curioso che in The Chronicles l’atmosfera resti più o meno sullo stesso punto: la band si attiene a formule collaudate, con un’impostazione riffistica più morbida e qualche pennellata del sound di “Return To Evermore”, e i Ten tirano dritti anche in The Elysian Fields. Ed è qui che si comincia a inceppare! Il pezzo è un po’ troppo lungo e la sua ripetitività diventa di minuto in minuto più fastidiosa. Come se non bastasse, il brano successivo si apre con esattamente lo stesso motivo. Si tratta della “suite” di 10 minuti Hallowed Ground, e questa mossa toglie al disco buona parte della sua credibilità. Si capisce subito che Hallowed Ground è The Elysian Fields con l’impostazione da ballad e le tastiere dominanti ristrutturate stavolta in forma riffistica di chitarra, che si sviluppa su un tempo medio. Certo, i musicisti hanno suonato alla grande, ma il difetto è troppo grave per non dare fastidio. Allo stesso modo i Ten perdono il contatto con la realtà per la nuova ripetitività dei motivi nel brano. Il pezzo si trasforma in un’avventura di quasi 11 minuti che si sarebbe potuta chiudere in sette scarsi, visto che dopo il settimo minuto rispunta quel famigerato motivo odioso. Evidentemente i Ten volevano collegare in questo modo i vari atti del concept. Twilight Masquerade, Torniquet e Oblivinon, che arrivano dopo, sarebbero tutti ottimi candidati a “singolo di successo”, anche se uno li accorcerebbe e li sfoltirebbe a una durata di 4 minuti. In ogni caso, in questi brani c’è una combinazione davvero rifinita di hard rock melodico a tempo medio, con un fluido passaggio tra le strutture dei pezzi e picchi drammatici nei ritornelli. Solo che i motivi melodici prevedibili tornano troppe volte.
Il concept ha perso il suo scopo e non è riuscito a evocare l’atmosfera che voleva. I brani sono troppo tirati per le lunghe. Minutaggi così dilatati se li possono permettere band più sperimentali, a cominciare dai power metaller Virgin Steele e Blind Guardian, fino ai prog metaller tipo Seventh Wonder o Symphony X, ma un concept del genere non è proprio riuscito nelle mani degli “hard rocker” melodici Ten. L’album ha raggiunto dimensioni epiche, ma solo per durata, perché per il resto è decisamente troppo lungo, di almeno 25 minuti. In più, nemmeno la copertina c’entra granché con il concept. Starebbe meglio sull’ultimo album in studio degli Iron Maiden, che si interroga sul senso della vita e della morte. L’album è buono, non scuote, non è magistrale e purtroppo non convince. È solo buono. I fan della band ne saranno comunque contenti, ma io suggerisco ai ragazzi di restare in futuro su strutture più brevi e di provare a ravvivare i concept scelti attraverso quelle. Potrebbero però aiutarsi con passaggi orchestrali sinfonici più ampi, lasciando la melodia nuda, suonata solo dall’orchestra, libera di scorrere. Già con questo trucco avrebbero evitato la propria ripetitività in “The Twilight Chronicles”.
Formazione
Gary Hughes – voce
John Haliwell – chitarra
Chris Francis – chitarra, basso
Paul Hodson – tastiere
Frank Basile – batteria
Produzione
Gary Hughes
Tracklist
1. The Prologue; Rome
2. The Chronicles
3. Elysian Fields
4. Hallowed Ground
5. This Heart Goes On
6. Oblivion
7. The Twilight Masquerade
8. Tourniquet
9. Born To The Grave
10. When This Night Is Done; Epilogue
Durata dell’album: 73.43