The Unspoken King
Autore: Rok Klemše
Artista: Cryptopsy
Etichetta: Century Media
Uscita: 2008
La belva canadese del technical death metal Cryptopsy è stata per un bel pezzo uno dei nomi più grossi del genere. Gli album Blasphemy Made Flesh (1994) e None So Vile (1996) restano ancora oggi due pietre miliari del technical death metal, che hanno aperto la strada anche ad altre formazioni progressive/tecniche canadesi: Martyr, Quo Vadis, Neuraxis e compagnia. Ma perché nella prima frase c’è scritto “è stata”? Perché con il nuovo album, The Unspoken King, i Cryptopsy hanno sfornato senza dubbio il lavoro peggiore della loro carriera, e di parecchio.
Dopo l’uscita del disco precedente, Once Was Not, la band è stata lasciata (di nuovo) dal carismatico cantante Lord Worm, e i due capoccia del gruppo, Alex Auburn (chitarra) e Flo Mounier (batteria), si sono trovati davanti al compito tutt’altro che facile di riempire il vuoto lasciato dalla sua nuova uscita di scena. Un’evoluzione del sound è sempre ben accetta, per carità, ma con The Unspoken King i Cryptopsy hanno fatto completamente cilecca. Le radici del technical death metal sono sepolte e dimenticate: i giganti canadesi si sono buttati su un suono deathcore moderno. Sì, The Unspoken King è un disco indegno del nome Cryptopsy. Una nuova direzione di solito richiede facce nuove, ed è così che su questo disco debuttano il nuovo cantante Matt McGachy e la tastierista Maggy Duran (che nel frattempo ha già mollato la band). E cosa c’è esattamente di così brutto in The Unspoken King? Praticamente tutto! Cercherete invano i tipici riff di chitarra sporchi e pesanti che erano diventati il marchio di fabbrica di Auburn: al loro posto ci sono accordi “chugga chugga” generici da metalcore e breakdown core da pianto. Le chitarre, a dirla tutta, si potrebbero anche lasciar passare, visto che ogni tanto saltano fuori un riff interessante e un assolo o due. La componente più blasfema del nuovo disco sono le vocals di McGachy, orribili: il solito deathcore da “voglio essere brutale a tutti i costi”, con un sacco di urla incomprensibili e grugniti senza senso. Come se non bastasse, tra l’anima assente e la brutalità finta, a McGachy piace pure mostrare il suo lato emo con un canto pulito sdolcinato e penoso. I testi, a dir poco disastrosi, mettono l’ultimo mattone su uno dei dischi peggiori degli ultimi tempi. L’unica cosa davvero ascoltabile di questo album resta così la splendida batteria di Mounier, che non per niente è uno dei nomi più grandi del metal estremo, ma purtroppo anche questa parte si perde nell’aborto dei nuovi Cryptopsy.
L’evoluzione del sound di una band, lo ripeto, è necessaria e importantissima per sopravvivere e crescere. Ma solo se è un’evoluzione nella direzione giusta, cioè migliore. Con The Unspoken King i Cryptopsy sono andati più indietro che avanti, e anche se hanno scelto il deathcore, in quel genere ci sono un’infinità di band migliori. The Unspoken King si merita quindi quasi senza dubbio l’etichetta di peggior album death metal dell’anno, e di certo quella di delusione dell’anno.
Formazione
Matt McGachy – voce
Alex Auburn – chitarra, backing vocals
Éric Langlois – basso
Flo Mounier – batteria, backing vocals
Christian Donaldson – chitarra
Maggie Durand – tastiere
Tracklist
1. Worship Your Demons 02:12
2. The Headsmen 05:14
3. Silence the Tyrants 04:09
4. Bemoan the Martyr 04:10
5. Leach 04:48
6. The Plagued 04:09
7. Resurgence of an Empire 04:40
8. Anoint the Dead 03:19
9. Contemplate Regicide 05:29
10. Bound Dead 06:26
11. (Exit) the Few 02:31