The Whirlwind
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Transatlantic
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2009
Durata: 77:54
Voto: 4/5
I Transatlantic sono un cosiddetto supergruppo dal respiro internazionale, formato da un ex membro di una delle band prog rock più popolari degli anni Novanta, il cantante e tastierista americano Neal Morse (ex-Spock’s Beard), da un membro dell’altra delle due band prog rock più popolari degli anni Novanta, il chitarrista e cantante svedese Roine Stolt (The Flower Kings), da un membro della band prog rock più popolare degli anni Ottanta, il bassista inglese Pete Trewavas (Marillion), e da un membro della band prog metal più popolare di tutti i tempi, il batterista americano Mike Portnoy (Dream Theater). Ognuno di loro, insomma, ha dato il suo contributo a far tornare in auge il progressive rock, e lo ha fatto parecchio tempo dopo che questo genere musicale, o meglio questa corrente musicale, aveva toccato il suo zenit trionfale (69-74).
Già a colpo d’occhio si parla di una combinazione da sogno: tecnica fuori dal comune, altruismo, fiuto per gli arrangiamenti ipnotici e una montagna di esperienza, il tutto sostenuto da personalità fortissime. Anzi, per un gruppo di fenomeni del genere è perfino un bene non sfornare un disco nuovo ogni anno, perché a furia di stare sempre insieme gli scontri tra ego sarebbero dietro l’angolo. Dopo due album più che dignitosi che, nonostante l’accoglienza entusiasta di praticamente tutta la comunità prog rock, non hanno certo rivoluzionato gli orizzonti del prog moderno, è arrivata una lunga pausa di cui sono “colpevoli” le questioni religiose di Neal e il suo passaggio totale alla carriera solista. Tutti i membri dei Transatlantic, pur con i loro soliti impegni nelle band madre, sono rimasti in contatto costante e un bel giorno si sono ritrovati nello studio di Morse a buttare giù idee per il tanto atteso terzo album.
“The Whirlwind” è un concept album con una title track di 77 minuti. Quest’ultima, per ragioni tattiche, è divisa in dodici parti distinte ma legate tra loro a livello concettuale. La scrittura dei singoli pezzi della suite “The Whirlwind” è stata abbastanza equilibrata tra tutti i membri, anche se lungo il disco si sentono soprattutto le influenze della ex band di Morse, gli Spock’s Beard, e un po’ meno quelle dei The Flower Kings di Stolt. Siamo quindi di fronte alla classica fusione di prog rock sinfonico con un sacco di melodie frizzanti e possenti armonie vocali, attingendo al patrimonio sonoro di leggende come Genesis, Yes, Gentle Giant, Camel, Beatles e così via. La fetta più grossa delle parti vocali se l’è presa di nuovo Morse, mentre Stolt per lo più “se ne sta nelle retrovie” e si fa sentire di solito nei momenti più drammatici, per creare un contrasto vocale convincente.
Le tecniche strumentali uniche di tutti i musicisti emergono alla grande lungo tutto l’album, e questo vale anche per le linee di basso melodiche di Trewavas. Come da pronostico, il più scatenato nel mostrare i muscoli tecnici è Portnoy, che però non esagera con gli assoli gonfiati e si tiene piuttosto docile dentro lo spirito strumentale compatto del disco. Neal Morse è stato di nuovo l’autore della maggior parte dei testi, che hanno quindi una bella carica religiosa e parecchi riferimenti biblici. Il vortice d’aria (cioè il titolo dell’album) è usato come metafora delle turbolenze nella vita delle persone. Anche Stolt ha messo la sua parte di liriche e si è assicurato che nei messaggi dei Transatlantic non ci sia traccia di negatività.
Dopo “Overture”, un breve collage di suoni diversi nello stile di “Speak To Me” dei Pink Floyd, di cui in mezzo al diluvio di rumori si riesce a sentire pure uno stralcio, è il momento della title track, annunciata da un arrangiamento sinfonico pomposo. Il motivo centrale, con la sua risonanza multi-armonica di trame di tastiera e passaggi di chitarra, ricorda moltissimo certi lavori del passato degli Spock’s Beard, e ogni fan della band se ne accorgerà al volo. Lo stesso vale per la parte d’apertura di “The Wind Blew Them All Away”, mentre “On The Prowl” è un mix di un po’ di tutto e, grazie ai fraseggi di chitarra di Stolt, contiene perfino un pizzico di blues. Per buona parte dei pezzi Morse si sfoga soprattutto all’organo Hammond, che insieme al mellotron resta il suo giocattolo da tastiere preferito. La forza maggiore dei Transatlantic, per la maggior parte dei brani, sono le armonie vocali melodiche e di qualità nelle mani di Morse e Stolt, come quelle di “Out Of The Night”, dove regnano melodie possenti, quasi epiche. Grazie a queste, il disco non è difficile da conquistare nemmeno per chi di solito non va matto per la complessità tipica del prog rock e per gli arrangiamenti vasti e pomposi.
Un grosso bonus di “The Whirlwind” rispetto ai due predecessori sta anche nel fatto che qui non c’è nessun colossale mega-epico ultra-complesso da più di venti minuti (a meno che, ovviamente, non si conti l’intera suite di 77 minuti). Di solito proprio dentro questi epici giganteschi venivano a galla i difetti maggiori della formazione stellare, che in quei casi si sbriciolava in fretta in frammenti e non riusciva più a tenere insieme testa e coda della composizione. Il 12 minuti conclusivo “Dancing With The Eternal Glory/The Whirlwind (Reprise)”, il pezzo più lungo del disco, è invece venuto fuori benissimo, con un motivo centrale forte che mette in mostra il meglio della band.
A dire il vero, però, su “The Whirlwind” non ci sono scoperte sonore sconvolgenti: come previsto si resta fedeli alla solita ricetta prog rock classicheggiante, solo servita in forma un po’ più compressa, così che il debito verso la tradizione sonora dei giganti del prog non risulti troppo evidente. Anche se i Transatlantic non si possono certo accusare di copiare, qua e là infilano apposta qualche motivo che è un omaggio più che palese all’eredità di gruppi tipo Camel, Yes, Genesis, Gentle Giant, Kansas e così via. Insomma, ormai è quasi scontato per il tandem creativo Morse-Stolt e, in fondo, anche giustificabile, visto che è un modo per far girare il nome di leggende di un’epoca musicale molto più romantica.
Con “The Whirlwind” la band internazionale e super-stellare, come da copione, non ha piantato nessuna nuova pietra miliare nell’infinito universo del prog rock, ma ha sfornato il suo lavoro migliore e più maturo finora, che di sicuro saprà saziare l’appetito della maggior parte dei buongustai del prog rock. Parliamo, ovviamente, prima di tutto dei fan fedeli degli Spock’s Beard e dei The Flower Kings e degli amanti della tradizione prog rock sinfonica. Tutti i musicisti coinvolti restano maestri del proprio mestiere. Alcuni, dalla nascita del gruppo, sono perfino cresciuti in modo evidente nel loro modo di esprimersi, come nel caso di Portnoy. Anche se non offre nulla di nuovo, il disco dall’inizio alla fine è abbastanza vario e interessante da non far addormentare nemmeno i fanatici del prog più viziati e abituati a tutto. Finché i Transatlantic saranno formati da musicisti così speciali, con talenti fuori dal comune e un’alta dose di creatività, la loro storia di successo potrà continuare a lungo e il progressive rock non finirà nel dimenticatoio dell’oscurità totale.
Formazione
Neal Morse — voce, tastiere, chitarra acustica, percussioni
Roine Stolt — voce, chitarra elettrica, percussioni, extra, mellotron, minimoog & soundscape
Pete Trewavas — basso, cori, occasionalmente sintetizzatore VST & orchestrazioni
Mike Portnoy — batteria, cori
MUSICISTI OSPITI:
Chris Carmichael – arrangiamenti per archi
Marc Papeghin – corno francese
Collin Leijenaar, Jessica Koomen, Henk Doest & MP – schiocchi di dita
Produzione
Transatlantic
Tracklist
1. The Whirlwind
I. Overture / Whirlwind
II. The Wind Blew Them All Away
III. On the Prowl
IV. A Man Can Feel
V. Out of the Night
VI. Rose Colored Glasses
VII. Evermore
VIII. Set Us Free
IX. Lay Down Your Life
X. Pieces of Heaven
XI. Is it Really Happening?
XII. Dancing with Eternal Glory / Whirlwind (Reprise)