Isis, Dälek e Transitional ipnotizzano il Kino Šiška (2009)
Luogo: Kino Šiška, Lubiana
Data del concerto: 16.11.2009
Numero di spettatori: 0
Da quando il Kino Šiška ha riaperto i battenti, è tutto un susseguirsi di concerti di musicisti di altissimo livello. Stavolta nel nostro piccolo paese sono passati tre maestri di musica ambient e oscura: Transitional, Dälek e i vecchi amici della scena slovena Isis. L’interesse maggiore era ovviamente per gli Isis, visto che i ragazzi richiamano sia le folle metal e rock sia gli amanti della musica sperimentale.
TRANSITIONAL
La serata è stata aperta dal duo Transitional. Vengono dal Regno Unito e coltivano una specie di stile post rock/metal. Già l’inizio della loro esibizione è stato di quelli che non scordi. Non so a chi fosse la colpa, ma in apertura il volume era assordante. Più tardi mi è sembrato che l’abbiano abbassato un po’, ma senza tappi per le orecchie era praticamente impossibile ascoltarli. Davvero non lo capisco: perché un volume così? La musica è buona, ma dobbiamo diventare tutti sordi per ascoltarla? Si potrebbe goderla a un livello molto più moderato. Non so se tutti avessero dei calzini così buoni da potersi infilare nelle orecchie, ma il concerto con quelli si reggeva decisamente meglio. I Transitional erano comunque piuttosto interessanti, ma lentissimi. Costruivano le loro atmosfere quasi doom con una lentezza tale che mi avevano già quasi fatto addormentare, finché non mi ha svegliato l’urlo mostruoso del chitarrista e cantante Kevin Laska. Poi l’esibizione si è un po’ ravvivata, ma il tempo mi è sembrato sempre troppo monotono, e di certo ha pesato anche la mancanza di un batterista (la batteria era preregistrata).
DäLEK
I Dälek sono un duo composto da Dälek alla voce e Oktopus tra manopole e trigger vari. Chiedersi che ci faccia un duo hip hop a un concerto metal sarebbe stato più che lecito, se si fosse trattato di un normale duo hip hop. I due omoni pescano sì parecchio dall’hip hop, ma non bisogna trascurare nemmeno le spinte psichedeliche e d’avanguardia. Quello che c’è dietro è senza dubbio la parte un po’ particolare. Oktopus sa creare basi oscure eccellenti, anche se verso la fine del set i suoi suoni mi sembravano già un po’ sfiancati. Anche l’MC aveva qualche cosa interessante da dire, ma nel complesso si trattava dei tipici temi di critica sociale. Hip hop eccellente in ogni caso, che non esalta “hoes” o “homeys” ma si concentra davvero su problemi importanti. L’esibizione è stata dinamica e di livello, solo per un attimo monotona (come per i Transitional).
ISIS
Gli Isis sono una formazione interessante della California, che mescola nella sua musica post rock, space rock e hardcore metal. Ci sono anche altri ingredienti, ma questi sono quelli principali. In Slovenia ormai sono di casa, e probabilmente anche questo è uno dei motivi per cui il loro concerto è stato così ben frequentato, soprattutto dai fanatici del metal.
Già all’inizio era chiaro che gli Isis erano la band per cui molti appassionati di musica avevano comprato il biglietto. La ressa era incomparabilmente più grande che con le due band precedenti. Gli Isis hanno davvero un bel po’ di chilometri live sulle spalle, e anche la popolarità è molto più alta rispetto ai primi due gruppi.
Un sacco di brani del gruppo partono con parti metal, a cui seguono lunghe sezioni strumentali. Da qualche parte in mezzo spunta anche qualche passaggio più morbido e disteso. Negli Isis spiccano soprattutto le parti atmosferiche, in cui costruiscono il suono poco a poco fino ad arrivare ai momenti più duri. È durante questa costruzione del suono che sono più convincenti, mentre le parti metal non regalano nessun colpo di genio e sono più o meno ordinaria amministrazione. In compenso la combinazione tra questi momenti post rock e gli scatti verso il metal è piuttosto riuscita. Proprio come nella musica c’erano evidenti salti dalle parti ambient a quelle metal, anche il cantante saltava dallo scream alla voce pulita. Lo scream non è che sia chissà quanto impressionante, non c’è nulla di eccezionale in questo campo, mentre la cosiddetta voce “clean” era molto più convincente.
Con gli Isis non c’è da cercare chissà quali exploit tecnici (neanche di assoli ce ne sono a palate), perché si tratta più di sviluppare il suono e intrecciare melodie. Lo fanno con due chitarre e suoni ambient di tastiera, e quando il tastierista lascia le tastiere e imbraccia la chitarra, si sentono intrecciarsi tre linee di chitarra. Tutto questo a tratti riesce a essere persino magico, perché la sensazione di sentire una melodia che avanza e si lega alle altre melodie sugli altri strumenti può essere davvero straordinaria. Peccato solo che col tempo questi schemi diventino prevedibili e noiosi, per quanto bene sappiano tessere i loro tappeti sonori.
Gli Isis hanno suonato in modo solido, concentrato e, purtroppo, praticamente senza comunicare col pubblico. Ma per questo tipo di musica è quasi comprensibile, visto che dominano di continuo atmosfere cupe. Il volume era alto come per tutta la serata, ma nei passaggi più calmi si poteva comunque ascoltare senza ricorrere a protezioni per le orecchie. Anche per l’equilibrio tra i vari strumenti gli Isis sono stati al massimo livello, e a farli salire ancora un gradino è stato il fatto di essere gli unici ad avere un vero batterista. Se l’esibizione in sé è stata ben condotta, lo stesso non si può dire della durata, perché i ragazzi volevano lasciarci già dopo una buona ora. Dopo lunghe proteste del pubblico sono tornati e hanno suonato la classica ora e mezza. Il concerto non è stato il top di quest’anno, ma di sicuro ha dato una bella scossa all’offerta musicale in Slovenia. La prossima volta, però, abbassate un po’ il volume, altrimenti a questo vecchietto l’udito si metterà a fischiare ancora di più!
Foto: Robi Lipej
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