The World
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Pendragon
Etichetta: Snapper Records
Uscita: 1991
Durata: 58:59
Voto: 4/5
“The World” è uno degli album più importanti della carriera dei Pendragon, band britannica di culto del neo prog: segna il ritorno trionfale a standard neo prog ambiziosi dopo il tentativo piuttosto sfortunato di flirtare col pop su “Kowtow” (1988).
A differenza della maggior parte dei colleghi neo prog, che di solito andavano a nozze con le tematiche più cupe, i Pendragon sono sempre stati dei grandi positivisti, capaci di affrontare nei testi anche seri problemi sociali con una bella dose di ottimismo. Su “The World”, oltre alle fantasticherie romantiche su viaggi verso luoghi nuovi e inesplorati e ai classici ‘filarini’ amorosi dentro certi testi, ci imbattiamo in pezzi che toccano senza pretese alcuni problemi sociali ed ecologici. Rispetto ai tanti ottimi paroliere che si trovano nel neo prog, però, il boss della band, il chitarrista e cantante Nick Barrett, in questo campo non se l’è mai cavata un granché.
Anche la sua voce così particolare è, come sempre, questione di gusti: può piacerti un sacco, può non darti fastidio grazie alla sua tecnica chitarristica eccellente, oppure puoi semplicemente non sopportarla. Con un cantante migliore i Pendragon oggi sarebbero forse addirittura in cima all’offerta neo prog, ma il testardo bonaccione ha almeno la stessa fiducia nelle proprie doti vocali che in quelle chitarristiche. Nella maggior parte dei ritornelli ha sempre accanto un valido sostegno nel mago delle tastiere Clive Nolan, che ha già dimostrato più volte, soprattutto con la sua band Shadowland, di essere un cantante più che decente.
L’unico vero neo dei Pendragon, che getta un’ombra su “The World” e sul resto dei loro lavori in studio fino all’album “Pure” (2008), è una certa mancanza di originalità nella scelta di alcuni motivi, presi in prestito più che palesemente dalle migliori band prog degli anni Settanta, con Genesis e Pink Floyd in testa. Lo stile di Barrett è sempre stato fortemente ispirato all’approccio di David Gilmour (Pink Floyd), quindi la somiglianza si sente, soprattutto dove usa la slide, e ancora di più. Nemmeno la parentela col linguaggio dei Marillion di Fish è casuale: parliamo praticamente di “cugini”. Sul “The World” i Pendragon hanno portato avanti il genuino linguaggio neo prog che i Marillion, all’inizio degli anni Novanta, avevano già “superato”.
Già l’iniziale “Back in the Spotlight” mostra chiaramente che la band era piena di slancio e di voglia di tornare agli alti standard prog con cui negli anni Ottanta si era guadagnata lo status di culto. L’atmosfera rilassante, estremamente positiva e allo stesso tempo energizzante, creata soprattutto dall’ottimo connubio tra le delicate trame di tastiera di Nolan e le frasi chitarristiche melodiche di Barrett, è sostenuta dai giocosi ornamenti ritmici del batterista Fudge Smith. Un’apertura eccellente che, produzione a parte, sa parecchio di anni Ottanta, ma che, soprattutto grazie a Nolan, mostra anche il loro volto nuovo e un po’ più maturo.
La malinconica e vagamente nostalgica epopea “The Voyager” mette in mostra la capacità innata della band di fondere con arte melodia e complessità. Nonostante i tanti arrangiamenti complessi e l’abbondanza di cambi di tempo inaspettati, non perdono la melodia nemmeno per un attimo. Già l’intro sognante di chitarra acustica fa capire che si tratta di un brano di grande intensità. Gli assoli ‘piangenti’ di Barrett, imparati da Dave Gilmour, imprimono al pezzo un sigillo di malinconia esaltante, mentre sullo sfondo scorrono drammatiche cortine di sintetizzatori.
Anche “Shane” ha una lunga intro ‘celtica’ che potrebbe piacere in egual misura ai fan dei Pink Floyd e a quelli degli Iron Maiden, per poi sfociare in una power ballad a tempo medio con tanti inserti di slide e arrangiamenti orchestrali di accompagnamento sullo sfondo. Il registro vocale di Barrett sarà pure parecchio limitato, ma non gli si può mai rimproverare la mancanza di trasporto emotivo. “Prayer” si apre come una ballad qualunque, che non promette granché, ma la lenta costruzione di un motivo epico sopra una marcia di batteria illumina il pezzo con un’atmosfera positivista, quanto basta per far impazzire qualsiasi fan della band.
Il melodrammatico epos di oltre 21 minuti “Queen of Hearts”, strutturato come una suite in tre parti, è un brano decisamente più interessante, con tanti fenomenali inserti di chitarra e tastiere e arrangiamenti celtici che fanno venire l’acquolina in bocca a tutti gli amanti del revival prog. Motivi epici e andamenti ritmici spiritosi si alternano di continuo con eleganza, mantenendo però struttura melodica ed epicità. Particolarmente esaltante è la parte finale “The Last Waltz”, a metà strada tra inno e power ballad. La conclusiva sveglia ecologica “And We’ll Go Hunting the Deer” sfoggia una lunga intro di sintetizzatori che nell’atmosfera suona perfino un filo ‘alla Oldfield’, per poi sciogliersi in una ballad atmosferica con sapidi arrangiamenti acustici. Peccato che la profondità vocale di Barrett sia piuttosto povera: l’effetto epico che cerca nel ritornello gli riesce solo con l’aiuto della voce di Nolan.
“The World” è stato uno degli album chiave per portare avanti la tradizione neo prog negli anni Novanta, quando il genere non era più popolare. Sul piano musicale, a parte la voce debole di Barrett, non c’è nulla da rimproverargli. Può entusiasmare tutti quelli a cui sta più a cuore l’approccio melodico e un po’ più leggero dentro il rock progressivo, ma che al tempo stesso adorano un’alta preparazione tecnica. L’album è una delle incarnazioni più evidenti del revival prog, il che può essere inteso tanto come pregio quanto come difetto, visto che la mancanza di innovazione e di vero avventurismo prog è stata fino a poco tempo fa quasi una malattia cronica dei Pendragon. I loro meriti nel mantenere in vita e rivestire l’eredità musicale dei giganti del prog con camicie di produzione moderne e nel riaccendere così, a poco a poco, l’interesse del pubblico per un genere praticamente estinto, però, sono stati e restano senza dubbio enormi.
Formazione
Nick Barrett – chitarra, voce
Clive Nolann – tastiere
Peter Gee – basso
Fudge Smith – batteria
Produzione
Nick Barrett
Tracklist
1. Back in the Spotlight (7:39)
2. The Voyager (12:15)
3. Shane (4:25)
4. Prayer (5:21)
5. Queen of Hearts (21:46)
a) Queen of Hearts
b) … a Man Could Die Out Here …
c) The Last Waltz
6. And We’ll Go Hunting Deer (7:14)