There is no sound in space
Artista: James Sudakow
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2009
Durata: 37:10
Voto: 3/5
Era il 2007 quando James Sudakow pubblicò il suo esordio, “Green”. Già allora collaborava con il genio della produzione Eric Zimmermann, e quella collaborazione l’ha riesumata anche per il secondo album, “There is no sound in space”. Stavolta Zimmermann, oltre a programmare e produrre, si prende anche il ruolo di chitarrista. Sudakow e Zimmermann diventano così un duo di maestri degli strumenti elettrici: violinista e chitarrista.
Su “There is no sound in space” i due hanno scelto una strada diversa da quella che Sudakow aveva imboccato su “Green”. A batteria, linee di basso e tutti gli altri strumenti ha pensato Zimmermann con le sue skill al computer, ed era chiaro fin da subito che l’accento sarebbe finito su violino e chitarra, gli unici due strumenti “naturali” del disco. Già da questo si capiva che “There is no sound in space” sarebbe stato parecchio diverso da “Green”. La prima cosa che salta all’orecchio sono le modifiche elettroniche curate da Zimmermann. Sullo sfondo si sentono spesso pattern ripetuti di tastiere che, per lo più, creano un sound o psichedelico o space. La loro musica “live” la mischiano anche con beat di ogni tipo, di quelli tipici dell’elettronica.
“Hail the victorious dead” parte in piena manovra di musica elettronica; eppure l’atmosfera è tale che capisci subito che non si tratta del solito pezzo elettronico a caso. Ogni tanto spuntano Zimmermann con la chitarra e Sudakow con il violino, che buttano lì qualche riff breve, magari un assolo. Lo sfondo elettronico va avanti fino alla fine, a cambiare sono solo violino e chitarra. In questo pezzo i due puntano soprattutto su un’ambientalità electro-rock. Segue un’altra canzone dal titolo pomposo, “When I am king”. Anche qui lo scenario si sviluppa allo stesso ritmo di “Hail the victorious dead”. Un fondale costante a cui Zimmermann e Sudakow aggiungono ogni tanto lick, riff, flick, assoli e tutto quello che c’è in mezzo. Il terzo pezzo è la title track, “There is no sound in space”. Stavolta è il violinista Sudakow a offrire un’intro piacevole, dando all’ascoltatore la speranza che il brano porti un po’ di freschezza e buona musica. Di nuovo un sacco di attenzione va all’ambient del pezzo, il che qui è del tutto appropriato. Però i singoli pattern tornano troppo a lungo e troppe volte; va detto, però, che ai due riesce di creare un vero ambient spaziale. In “Stardusted” il sound space di cui sopra è ancora più esplorato ed evidente, ma l’intero pezzo è di nuovo, più che altro, un pattern ripetuto.
La seconda metà del disco si apre con “Moment of silence”. Un inizio minaccioso e ottimo, a cui segue un dialogo fenomenale tra chitarra e violino. Stavolta lo sfondo è più naturale e si incastra meglio con entrambi i protagonisti. Il pezzo ha anche la durata giusta (quasi tre minuti e mezzo) per quello che Sudakow e Zimmermann vogliono dire con esso. Peccato solo che, in generale, nelle creazioni di Sudakow di pezzi così ce ne siano troppo pochi. “Waiting for a miracle” non cancella la brutta impressione di prima. L’ambient c’è, d’accordo, ma la musica, purtroppo, è di nuovo sfondo e non il centro dell’attenzione di chi ascolta. “Strange orange glow” con la sua intro insolita si allontana appena un po’ dallo stile precedente, ma il brano di per sé non ha di nuovo abbastanza anima e compattezza per essere buono. In compenso “The greatest life I’ve ever known” è una vera bomba da parte di Sudakow e Zimmermann. L’intro è tremendamente simile a quella della title track, il resto invece è piuttosto minimalista, con linee di basso argute. Anche la batteria qui è più rifinita, e ascoltandola hai la sensazione che non ci sia solo per fare da sfondo. Violino e chitarra trovano un equilibrio super. Così almeno il finale è decente. Anzi no: non decente, ottimo.
Dopo l’esordio “Green”, dunque, James Sudakow ha cambiato disco e ha provato qualcosa di diverso. Si è liberato dell’ormai fin troppo diffuso “virus” metal della fusion di oggi, ha preferito riprendere quel sound space già creato su “Green”, esplorarlo un po’ di più e presentarlo con l’etichetta di musica ambient. Con Zimmermann in un paio di registrazioni funzionano alla grande insieme, ma la collaborazione prima di registrare l’album avrebbe dovuto durare di più, se Sudakow voleva tirare fuori qualcosa di migliore e più compatto. Se quindi ha intenzione di restare su questa strada creativa, lui e Zimmermann devono continuare a lavorare insieme, perché il potenziale c’è di sicuro. James su “There is no sound in space” ha comunque mostrato più anima nella musica rispetto a prima, ma ha trascurato troppo il sound sperimentale che aveva trovato e che aveva tirato fuori così bene dal suo violino elettrico. Il prossimo progetto deve fondere i pregi di “Green” e di “There is no sound in space”, e se ci riuscirà, il successo è garantito.
Formazione
James Sudakow – violino elettrico
Eric Zimmermann – chitarra elettrica, programmazione
Produzione
Eric Zimmermann
Tracklist
1. Hail the victorious dead
2. When I am king
3. There is no sound in space
4. Stardusted
5. Moment of silence
6. Waiting for a miracle
7. Strange orange glow
8. The greatest live I’ve ever known