Green

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Artista: James Sudakow
Etichetta: Autoprodotto
Uscita: 2007
Durata: 45:39
Voto: 3/5

Violino nel rock? Piuttosto insolito, è vero. Ma James Sudakow ha scelto proprio questa strada. L’americano si è praticamente diplomato in violino classico, ma i suoi idoli non sono violinisti: la sua più grande icona musicale è Jimi Hendrix. Proprio per questo Sudakow ha afferrato subito il violino elettrico e ha sperimentato con la maggior quantità possibile di suoni diversi: è diventato il Jimi dei violinisti. Ed è con questo appellativo che ha iniziato a presentarsi al mondo, dove ha attirato in fretta l’attenzione di critici e appassionati di musica di ogni tipo.

Questa sperimentazione con le tecniche più disparate per suonare il violino elettrico Sudakow l’ha infilata già nel suo debutto “Green”, uscito nel 2007. Qui presenta il suo modo di suonare attraverso un rock progressivo mescolato con elettronica e psichedelia. L’album è in un certo senso un concept, visto che i titoli di tutti i pezzi sono colori. “Black”, “Purple”, “Orange”, la title track “GREEN”, “Red” e “Blue”. Ovviamente il violino elettrico è lo strumento principale del disco, e a James fanno compagnia Matt Bissonette al basso e David Gaziel alla batteria, mentre di programmazione, missaggio e produzione si è occupato Eric Zimmermann.

James dimostra davvero di essere un maestro del suo strumento. Dal violino elettrico tira fuori suoni incredibili; se l’ascoltatore non sapesse che lo strumento principale è in realtà un violino, direbbe facilmente che quegli assoli pazzeschi sono suonati con la chitarra. Proprio grazie a questa varietà nel modo di cavare suoni dal violino, i pezzi sono molto diversi l’uno dall’altro, anche se restano tutti entro i confini larghi del progressive rock. Così, per esempio, “Black” e “Orange” sono una specie di pezzi fusion, con parecchi elementi di space rock e industrial. “Purple” è quasi un brano elettronico, con pattern e strutture progressive. Alla fine di “Purple” Sudakow regala comunque un assolo pazzesco, e la base diventa un po’ più psichedelico-spaziale. “GREEN”, il pezzo migliore del disco, torna a un concetto di musica più classico. Con questo brano James Sudakow si avvicina alle creazioni della Mahavishnu Orchestra o a quelle di Jean-Luc Ponty: fusion allo stato puro, che ci fa sperare che Sudakow sia davvero quello giusto per sopravvivere su questa scena. “Red” si tuffa nelle acque del metal progressivo, con un leggero tocco di folk. Sudakow a quanto pare è un vero fan dello space rock, perché anche questo pezzo con il tempo acquisisce una profondità cosmica. Con “Blue” la band si allontana un pochino dalla pratica seguita finora: la musica è un po’ funky, con un “groove” notevole. Qui vengono fuori anche i talenti di Bissonette e Gaziel.

James Sudakow è quindi un musicista tecnicamente quasi perfetto. Ma ai pezzi manca parecchio di anima, varietà di strutture, idee, innovazione; l’uso del violino elettrico è infatti l’unica “novità” che James porta nella musica di oggi. La base elettronica è noiosa e scadente, batteria e linee di basso sono per lo più piuttosto generiche. Spiccano forse uno o due pezzi, la title track “GREEN” e, con qualche riserva, la conclusiva “Blue”; il resto con il tempo diventa noioso e ripetitivo, anche perché i pezzi sono troppo lunghi. A quanto pare James Sudakow si è già beccato l’interpretazione moderna del progressive rock e della fusion, quella in cui bisogna fare l’assolo per tutta la durata del pezzo e sfoggiare il più possibile la propria tecnica (alla Dream Theater), che a farlo sia ogni singolo membro della band o solo uno, in questo caso Sudakow. Manca quella comunicazione tra i membri che dovrebbe esserci per fare musica ascoltabile, piacevole, bella.

Così il debutto “Green” è solo una briciola di quello che James Sudakow potrebbe raggiungere. Tecnicamente è rifinito, le idee di sicuro non gli mancano, ma deve un po’ soffocare la sua pretenziosità musicale e ascoltare anche gli altri membri (sia le loro opinioni sia il loro modo di suonare i rispettivi strumenti) mentre nascono gli album. Magari così riuscirà a mettere insieme un disco migliore, un disco che forse rappresenterà anche una piccola svolta nell’innovazione della musica progressiva. “Green” resta comunque nei circoli dei proggers, se non altro perché segnala che sulla scena c’è una nuova forza: James Sudakow.

Formazione

James Sudakow -violino elettrico
Matt Bissonette – basso
David Gaziel – batteria
Eric Zimmermann – programmazione e produzione

Produzione

Eric Zimmermann

Tracklist

1. Black (8:21)
2. Purple (5:47)
3. Orange (9:43)
4. GREEN (6:26)
5. Red (10:14)
6. Blue (5:08)

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