This Face

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Artista: Gnaw
Etichetta: Conspiracy Records
Uscita: 2009
Durata: 37:52
Voto: 2.5/5

Ti è mai uscito il sangue dalle orecchie? E ti piace pure? Goderti strilli peggiori delle peggiori doglie del parto? Allora i Gnaw sono quello che fa per te! Questo è un album che non è fatto per le orecchie dei teenager. Basta già solo il verso, divertentissimo: “Everybody fuckin’, everybody fuckin’, everybody fuckin’, but you!” I Gnaw sono dei “malati” della musica. Puntano tutto sulla carta della follia malata. E la cosa più folle di tutte è accorgersi che è musica solida! Non è brutta, ma non è nemmeno roba che ti faccia spuntare le ciglia sotto le piante dei piedi per tutti gli orgasmi sonori.

Ma riavvolgiamo un attimo il nastro. Il desiderio di base della band è offrire una musica che prima non esisteva. Che poi è l’assioma di base a cui dovrebbe attenersi qualsiasi gruppo. Per riuscirci, i Gnaw si sono addentrati nelle acque più torbide della musica estrema. C’è metal, c’è industrial, c’è doom. Un doom dannato! Un miscuglio folle. Immaginatela più o meno così. Spari un riff di chitarra e in studio lo “spalmi” letteralmente in un rombo spaventosamente indistinto. Il tutto lo appoggi su una batteria dal suono garage da sottosuolo, piena di passaggi fuori controllo, lontana nella produzione, mentre la funzione del ritmo la assume una densa sbavatura di riff ipnoticamente dispersa. Dal suono e dal carattere davvero da brividi!

Poi, ovviamente, la cosa principale di tutto il pacchetto: la voce! Ti è mai uscito il sangue dalle orecchie? E ti piace pure? Goderti strilli peggiori delle peggiori doglie del parto? Alan Dubin, ex cantante di formazioni di metal estremo come O.L.D. e Khanate, questi ultimi in particolare veri signori del doom underground. Il tipo ha portato la sua energia nei Gnaw. Eccome se l’ha portata! I versi, che nei gruppi precedenti avevano un carattere astratto, li ha “rimbecilliti”, ridotti a una minimalità bizzarra, e lungo il disco funzionano come una specie di protesi, di spezia. In pratica i Gnaw sono tutta un’altra storia.

Non so come diavolo abbiano girato tutte le manopole accessorie in studio, ma pochi altri si inventerebbero una trovata così geniale per creare musica sporca, un album letteralmente bruttissimo. Come disse una volta il mio collega Rok Podgrajšek in un’occasione simile: “Questa musica è così brutta che è proprio bella!” Vale sicuramente anche per i Gnaw.

I Gnaw arano un terreno vergine nella sfera della musica estrema. Tutto è sottomesso alla creazione di rumore estremo (noise), alla fedeltà di riff non melodici accordati a semitoni, che portano il ritmo già di per sé, un ritmo doom rotolante e stantio. In più si inseriscono campioni sonori dello stridio di una sega circolare, che ovviamente arriva dalla chitarra. Immagina un uomo in camicia di forza, chiuso in una cella di 1,00 m x 1,00 m, con una maschera antigas in testa, che sbatte di continuo la testa contro la parete destra e quella sinistra. Non esiste incubo peggiore. E un’altra cosa. Il termine progressive qui è del tutto azzeccato. La musica è tossicamente sperimentale. Ma non è finita. Ascoltandolo, l’album sembra suonato dal vivo, nella prima mezz’ora di prove in cantina, per puro e semplice divertimento. Nel farlo, i protagonisti hanno spento il flusso dei pensieri e si sono abbandonati alle sensazioni. Che sensazioni siano, lo descrivono i paragrafi qui sopra. Se ti concentri solo sull’ascolto dei singoli elementi della musica dei Gnaw, scopri che ogni mattoncino suona (e canta, per la voce) una traccia tutta sua. Ma quando li metti insieme, l’intero quadro e l’idea acquistano un senso coerente.

Prendi per esempio il brano Watcher, che si stacca dal resto dell’album e lo “calma”. La voce volutamente “sgangherata”, dal cupo accento alla Ozzy, qui è circondata dalla frustata di semplici effetti da tempesta, un soffio malvagio di vento liberato attraverso la chitarra. In pratica trucchi di minimalismo che nella loro particolarità bruciano. È il pezzo dell’album più vicino alle orecchie abituate alla musica convenzionale.

I Gnaw scioccano con il loro esperimento. Sprigionano tanto rumore, tanta atmosfera di autodistruzione e di terrore, che i gruppi di oggi impostati in modo convenzionale, quelli che vengono da generi votati al furore con voci da cookie monster e all’iperplasia di riff, se lo sognano. Shard è il culmine dell’album. Ritmi ipnotici in cui ogni tanto si insinua una voce assassina (“vokills” è la dicitura del gruppo nel libretto, per quanto riguarda le voci, i “vocals”) e un velo di languore chitarristico leggermente sintetizzato.

I Gnaw si portano dietro un carattere musicale tutto loro, unico! È difficile da sezionare in modo banale. Ma c’è qualcosa. È avventuroso, progressivo, esplorativo e, siccome è il primo del pianeta, pure indipendente. Se esiste l’etichetta indie rock, non c’è motivo al mondo di non usare la parolina “indie” anche per l’indie metal! L’album “This Face” non riusciranno ad ascoltarlo quelli che tornano a casa spremuti dal calvario di una giornata lavorativa di otto ore, a meno che non vivano di studio analitico della musica, come quella dei Gnaw. Sarà interessante per tutti voi che cercate qualcosa di bizzarro, strambo, scioccante, audace e una musica che si mette costantemente alla prova e si autogenera spontaneamente a livello di idee. “This Face” è un album estremamente imprevedibile e provocatorio. Ma questo è solo l’inizio. Vedremo in futuro se si tratterà di un tentativo fallito o se l’attuale sensazione di caos totale potrà affinarsi in un senso ancora più grande. È una questione di equilibrio. Quanto astratto si può offrire a scapito del senso. Quanto ne può digerire la massa e a che punto ti dichiara pazzo da legare. E alla fine dei conti. Se è tutto solo azzardo e bluff di ragazzini viziati con le tasche piene di tutto, con l’unico scopo di dirottare l’attenzione su di sé, oppure se è davvero l’onesto coraggio di esplorare l’arte musicale. Aspettiamo.

Formazione

Alan Dubin – voce
Jun Mizumachi – chitarra
Jamie “The Bog†Sykes – percussioni
Carter Thornton – tastiere, effetti, programmazione
Brian Beatrice – effetti

Tracklist

1. Haven Vault
2. Vacant
3. Talking Mirrors
4. Feelers
5. Backyard Frontier
6. Watcher
7. Ghosted
8. Shard
9. BYF (Reprise)

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