Tide – una band che ama sperimentare cose nuove (2007)
Data dell’intervista: 06.03.2007
Il 7.3.2007, prima del concerto all’Orto bar, il cantante dei Tide Kevin Koradin ha risposto con pazienza alle nostre domande.
RockLine: Prima di tutto mi interessa sapere come avete scelto il nome Tide. Hai l’impressione che la gente vi confonda con i The Tide?
Tide: Il nome Tide l’abbiamo scelto perché in quel momento ci sembrava figo. Sono passati già 7 anni. Cercavamo un nome corto che ci piacesse, e 7 anni fa abbiamo scelto questo.
A parte quando me lo chiedono, non mi risulta che qualcuno in giro ci abbia mai confusi davvero con qualcun altro.
RockLine: La vostra musica si avvicina moltissimo al livello delle band alternative rock internazionali. Il motivo è aver registrato l’album nei Paesi Bassi?
Tide: No. Abbiamo registrato nei Paesi Bassi semplicemente perché io abitavo lì. Se avessi vissuto qui, probabilmente l’avremmo registrato qui.
RockLine: Ma secondo te in Slovenia si riesce a mettere insieme un album così? Alla fine penso che la maggior parte degli sloveni non segua granché la scena musicale straniera.
Tide: Sì, uno studio in linea di massima puoi averlo anche in Slovenia. Il punto è più che altro chi lavora all’album. Cioè, se io porto un produttore dall’estero, probabilmente posso fare lo stesso identico prodotto anche qui.
RockLine: Quindi il produttore è fondamentale?
Tide: Sì, tutto ruota più che altro intorno al produttore. All’estero non hanno paura di superare certi limiti. Sanno che se si parla di rock, ogni tanto deve anche graffiare. Da noi si preoccupano che sia tutto più ascoltabile per la radio, e questo a volte fa male alla produzione rock.
RockLine: Avete suonato in parecchi festival sloveni. Siete stati invitati anche al festival serbo Exit, e poi avete fatto da spalla ai Siddharta, che ultimamente hanno soprattutto un pubblico più giovane. C’è qualche differenza tra il nostro pubblico e quello della Serbia?
Tide: Non saprei fare un vero paragone. Chi è fan di questa musica viene, chi non lo è non viene. Nei paesi dell’ex Jugoslavia il modo di vivere i concerti è più o meno simile, magari loro (i serbi, N.d.A.) sono un po’ più temperamentali e si lasciano coinvolgere un filo di più dal concerto.
Per quanto riguarda il pubblico, noi puntiamo a un pubblico mainstream. Abbiamo un pubblico abbastanza affine a quello dei Siddharta.
RockLine: A febbraio avete avuto la ristampa del debutto Seven Days. Siete soddisfatti della risposta – vi aspettavate ancora di più?
Tide: Sì, siamo soddisfatti. Abbiamo dimostrato di non essere una band underground. Io personalmente sostengo che non siamo una band underground. Il fatto che da noi giri il rock alpino non mi dà alcun motivo per considerare la mia band underground.
Da un album all’altro cambia sempre. Può darsi che col prossimo album anche noi navigheremo in acque un po’ diverse. Siamo una band a cui piace provare cose nuove.
RockLine: Avete appena iniziato il tour nei club. Cosa vi piace di più: i festival o i palchi dei club?
Tide: Dipende dalle volte. Ai festival si fa un gran casino, se suoni con band che conosci. L’audio è più discutibile, ma ci si diverte perché fai festa con gli amici. A meno che non sia tu quello che suona per primo ( è vero).
Nel club puoi sistemare il tuo suono, il tuo palco, suonare tutto il repertorio. L’atmosfera è più rilassata. Hai il tempo di comunicare con il pubblico.
RockLine: Andate anche voi a concerti e festival all’estero, per conto vostro?
Tide: In realtà ci andavo, finché non ho cominciato a suonare io. Quest’anno siamo stati così impegnati che non ho avuto tempo. Anche quando non suonavamo, preferivo riposarmi.
RockLine: Quali sono i vostri piani per quest’anno?
Tide: Più concerti possibile nei prossimi mesi. In Slovenia, ma anche all’estero, qualche festival, e piano piano finire il materiale per il nuovo CD.
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