Top Stripper: Si va per piccoli passi, imparando strada facendo
Autore: Urban Bolta
Foto: Urban Bolta
Luogo: Orto bar / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 23.05.2013
Verso fine maggio all’Orto bar sono saliti sul palco, come spalla della band di casa C4, i Top Stripper, giovani hard rocker lubianesi che qualche mese fa sono entrati in scena a passo silenzioso ma deciso con l’uscita del debutto »High Heels Avenue« (recensione di Rockline qui). Dopo l’uscita hanno spinto parecchio sull’attività live e, grazie a uno stile personale e a un’immagine simpatica e coerente, si sono costruiti in fretta, nell’underground, la fama di band molto promettente. Dopo il concerto, in un clima rilassato nel backstage dell’Orto bar, abbiamo chiacchierato con Jaša Saban (voce), Jure Demšar (chitarra solista), Miha Majcen (batteria) e Rok Rožmanec (chitarra ritmica). Nel corso della chiacchierata i ragazzi hanno rivelato di osare sognare, ma di tenere comunque ancora ben saldi i piedi per terra.
Rockline: Ciao, Top Stripper! Qualche mese fa, quando avete pubblicato il debutto »High Heels Avenue« e lo avete presentato all’Orto bar, sembrava che foste usciti dal nulla. Prima, nel sottobosco rock sloveno, di voi non c’era traccia, anche se siete in giro da anni. Com’è nato tutto, in realtà, band e disco?
Jaša: Circa quattro anni fa ci siamo trovati io, Jure e Miha, poi abbiamo invitato anche Rok e abbiamo iniziato a suonare per il gusto di farlo. Intanto nascevano pezzi nuovi e, quando se ne sono accumulati abbastanza, abbiamo registrato l’album e l’abbiamo pubblicato. All’inizio abbiamo avuto parecchi problemi con i bassisti, ma ora ne abbiamo finalmente trovato uno con cui c’è feeling.
Miha: Io e Rok avevamo già suonato insieme nei Rockolution. Lì le cose avevano iniziato a scricchiolare, così Rok ha invitato Jure a trovarci. È nata una band nuova, a sé, con cui all’inizio facevamo cover. Nel nuovo progetto vedevo un potenziale enorme, soprattutto per la genialità di Jure alla chitarra. Quando la band ha iniziato a camminare sul serio, io e Rok siamo usciti dai Rockolution e ci siamo dedicati completamente ai Top Stripper. Ci è voluto un po’ per mettere a punto i pezzi originali, e anche in studio abbiamo sudato sette camicie. Ci sono saltati un po’ di concerti, si è rotto il disco su cui registravamo e cose del genere, ma alla fine ce l’abbiamo fatta e adesso siamo qui!
Rockline: Ho la sensazione che abbiate colpito davvero all’improvviso – col concerto di febbraio all’Orto bar, mentre prima il pubblico rock non vi conosceva.
Jaša: Magari sembra davvero che siamo spuntati dall’oggi al domani, ma noi sappiamo benissimo che dietro l’album uscito ci sono anni di prove in cantina. Quando il disco era pronto, abbiamo deciso di fare promozione, di far vedere cos’avevamo combinato e di farci conoscere anche fuori, e abbiamo iniziato a suonare dal vivo con più regolarità.
Rockline: Avete inseguito fin dalla nascita della band l’obiettivo di un album e di tutto ciò che ne consegue, o è successo tutto in modo spontaneo?
Miha: Sì, e finora siamo molto contenti dei risultati del nostro lavoro. Cerchiamo di suonare il più possibile nell’»underground« e di accumulare esperienze il più varie possibile; sappiamo di avere ancora parecchie lacune, già solo dal punto di vista tecnico dobbiamo sistemare qualche errore, per arrivare magari a un punto in cui saremo pronti anche per palchi più grandi. Fino ad allora c’è ancora un sacco di lavoro: dobbiamo migliorare a tutti i livelli, scrivere musica nuova, crescere di continuo…
Jure: Visto che hai tirato fuori il nostro lato tecnico, Miha: è proprio così, solo man mano che acquisisci nuove conoscenze musicali e tecniche ti rendi conto di tutto quello che ancora non sai. Già arrivare a questa consapevolezza è stato un passo avanti. E finché non cattureremo del tutto il groove che vogliamo, non potremo essere soddisfatti di noi stessi. Se ci butti ora su un palco più grande, ci bruciamo. Per ora non siamo all’altezza, ma ci proviamo di sicuro. Bisogna fare piccoli passi e imparare mentre li fai. Anche adesso, pure se abbiamo suonato all’Orto bar, siamo ancora a zero, se capisci cosa intendo. I chilometri sul groppone contano tantissimo.
Rockline: Alle spalle avete quindi l’uscita dell’album e mesi di promozione live. Magari state già pensando ai prossimi passi della carriera?
Miha: Per giugno non avevamo piani concreti, e ora ci è arrivato l’invito dalla Cvetličarna, dove suoneremo prima di Janez Bončina – Benč; stiamo definendo anche un concerto open-air a Metelkova nella seconda metà del mese. Sognavamo un mini tour, in lista c’erano Zagabria, Fiume, Trieste, Capodistria, ma di mezzo ci sono anche gli esami all’università, quindi il piano è saltato. Poi arriverà l’estate e con lei il nostro calcolo di suonare a qualche raduno motociclistico, altrimenti lavoreremo su musica nostra nuova. Con la nuova stagione live arriveranno ovviamente anche nuovi concerti nei club: Jedro a Medvode, poi Metelkova, Rdeča Ostriga a Škofja Loka, Mostovna, Kult a Bled, Down Town a Kranj, le opzioni aperte sono parecchie. Con il nuovo anno magari partiamo con il mini tour croato di cui parlavo…
Jure: Anche se non riusciamo a organizzare un tour, non lo viviamo come un minus, anzi, forse come un plus. Adesso che abbiamo scritto e pubblicato questi pezzi, tutto si è un po’ fermato, quindi ci farà bene se in estate riusciremo a creare del materiale nuovo. Molte band, passata la fase iniziale del primo album, pensano che ora vivranno di quello per dieci anni. Non funziona così, bisogna andare avanti, e spero di cuore che a breve scriveremo qualcosa di fresco.
Rockline: Come nasce la vostra musica originale? Un membro porta in sala prove un riff, un’idea, o i pezzi sono frutto di tutto il gruppo?
Rok: È difficile generalizzare, perché ogni nostro pezzo ha la sua storia. Di solito uno di noi porta in sala prove qualche idea e, se gli altri la afferrano, magari ne esce una buona composizione; ovviamente un sacco di idee finisce nel cestino. A volte capita che un’idea resti lì ferma un po’ e la sviluppiamo solo dopo: a volte anche la componente tempo gioca un ruolo così importante.
Rockline: Quindi i pezzi sono opera di tutto il gruppo?
Rok: Dipende dal pezzo, ma di solito, nello sviluppo delle idee, ogni membro lascia davvero il suo segno nel brano.
Miha: Di solito le idee non sono mai un problema. Alcuni nel gruppo hanno una formazione musicale, altri no. Le idee in sé non sono un problema, semmai lo è il disaccordo di una parte del gruppo su qualcuna delle soluzioni. A volte ci vuole un po’ per metterci d’accordo e trovare nel pezzo un punto in comune che piaccia a tutti.
Jure: Di idee non ne mancano davvero. La parte più difficile del comporre, soprattutto se i pezzi superano, diciamo, i tre minuti, è mettere insieme tutte le parti in un insieme sensato e coeso.
Jaša: Come hanno già detto gli altri, ognuno porta le sue proposte e ci vuole un po’ per raggiungere un consenso. Il pezzo va suonato e risuonato, i brani nascono e non c’è il rischio che come band restiamo fermi a questo album, si va avanti. Dobbiamo stare insieme, perché come gruppo siamo molto produttivi, e credo che l’estate che abbiamo davanti sia il momento giusto per far crescere il nostro lavoro.
Jure: Non parlare con un tono così ottimista, che poi finisce che non facciamo niente! (risate)
Rockline: Coltivate uno stile musicale molto interessante. Di band hard rock ce ne sono tante, ma nello spazio sloveno vi siete presentati fin dal debutto »High Heels Avenue« in modo del tutto personale. Suonate una variante di hard rock più vicina alla concezione americana del genere, nella vostra musica c’è un sacco di blues. Come ci siete arrivati?
Jaša: Il blues è sempre stato il cuore della nostra musica, abbiamo costruito tutto sul blues. Lo sentiamo, ma siccome nell’anima siamo comunque hard rocker, abbiamo deciso di intrecciare i due generi.
Jure: Il blues lo sentiamo tutti, ma poi ci devi anche dare dentro di brutto. Il blues simboleggia tutta una serie di emozioni, è succoso, richiama il sesso, è la musica attraverso cui ci si scioglie. Abbiamo scelto uno stile che sentiamo vicino tutti. Ci è uguale se somigliamo a qualcuno, se ci paragonano a chi si vuole e così via, ci piace quello che facciamo e su questo resteremo. Altrimenti non sappiamo fare.
Miha: Inoltre stiamo insieme da tanto. Nonostante tutte le figuracce che abbiamo già vissuto, abbiamo cercato di rifinire ogni pezzo il più possibile. Non parlo solo di una sequenza di accordi, ma di un arrangiamento curato, con un bel riff che si incastra bene con la voce e le altre linee. Era importante dedicare un sacco di tempo alla nascita di ogni pezzo.
Jaša: Non ci basta un pezzo in quanto pezzo, lo rimaneggiamo di continuo, vogliamo sentirci dentro l’insieme, che piaccia a tutti, che l’abbiamo rifinito tutti. Solo quando possiamo identificarci tutti con un pezzo sappiamo di averlo portato alla forma definitiva. Blues e rock’n’roll, lì siamo semplicemente a casa.
Jure: La nostra musica non è da primo ascolto. Credo e spero che non lo sarà mai. Certi musicisti, per dire, dedicano molta attenzione a costruire l’atmosfera, noi vogliamo arrivarci con una formazione semplice – due chitarre, basso, batteria, voce. Soprattutto voce. Per questo la nostra musica probabilmente non piacerà a tutti. Contiene molti messaggi, svolte atmosferiche, quindi non si può parlare del tipico hard rock da festaioli. Non è proprio roba da radio, ma a me personalmente non importa per niente, finché facciamo quello che ci piace.
Miha: In realtà ci siamo scontrati anche col problema di aver scritto musica troppo bella per poterla anche solo eseguire…
Jure: Dai, non puoi mica dire tutto adesso… (risate)
Miha: Così abbiamo dovuto metterci d’accordo su come eseguirla. Riff e tutti gli altri elementi prendono vita davvero solo quando li suoni bene. Ovviamente volevamo studiare bene ogni elemento, ed è stato anche il motivo principale che per un po’ ci ha frenati dal registrare.
Rockline: Siamo nel 2013. L’hard rock sta vivendo tempi migliori rispetto a, mettiamo, dieci anni fa. Avete appena pubblicato il debutto e con questo avete messo piede con passo deciso in mezzo alla scena: come sono le reazioni, come sta andando tutto? Com’è la scena vista con i vostri occhi?
Jaša: Ci sono tante band nuove, tante band buone, secondo me la scena fiorisce. A queste band bisogna dare più occasioni di mostrarsi. Ce ne sono troppo poche. In ogni caso penso che la scena sia ancora in crescita, le band fanno buona musica originale, quindi meriterebbero che la scena, con più visibilità, venisse portata a un livello più alto, fuori dal sottosuolo.
Miha: La scena hard rock non sarà mai più popolare come ai suoi tempi d’oro. Forse proprio questa è l’occasione, o il messaggio, che bisogna trovare qualcosa di nuovo. Noi vogliamo cercare qualcosa di nuovo attraverso la musica, anche se in ogni caso non pensiamo a cambiamenti radicali – ci piace la musica che suoniamo. Il mercato musicale è il sesto mercato più grande al mondo. E dentro questo mercato c’è spazio anche per l’hard rock, anche questo mini segmento è ancora molto più grande di quanto chiunque di noi riesca a immaginare. Con tanto impegno credo che si possa arrivare al punto in cui tutte le gocce di sudore versate finora ti tornano indietro. Con qualità, buona esecuzione, contenuti e un’identità unica si può arrivare a partire un giorno per un tour europeo o americano. Ci sogniamo, ma siamo anche consapevoli di dove siamo oggi. Il nostro primo obiettivo è portare la qualità a un livello davvero alto. Intanto ci divertiamo e già adesso viviamo bei momenti.
Jure: Lo stile, di un tipo o dell’altro, a prescindere da tutti i pregiudizi che ci sono oggi al mondo, può essere sincero solo se viene dal cuore. Se una musica è fatta per pura necessità di essere ascoltata, di solito è una merda. Ma se un musicista sente quello che fa, anche se magari la sua musica non è orientata al mainstream, prima o poi troverà un pubblico che lo accoglierà. Finché sei sincero, tutto è possibile.
Rockline: Eccoci alla domanda finale, al pensiero conclusivo. Volete dire qualcosa ai nostri lettori?
Miha: Siamo attivi su Facebook, dove potete contattarci per i concerti. Vogliamo allargare il più possibile la nostra base di fan, per restare in contatto diretto. È difficile promuoversi attraverso altri media, dove regna il denaro. Purtroppo non siamo a uno stadio in cui possiamo investire molto nella promozione. Il disco si può avere da noi per il prezzo simbolico di tre euro, ci sono anche le magliette. Grazie a tutti quelli che ci avete accolto finora, si nota un grande progresso nel modo in cui la gente si avvicina a noi, ci piace ogni simpatia, ogni sostegno che riceviamo, perché ci dà nuova carica.
Jure: Accettiamo ogni proposta con il massimo piacere. Fate i bravi, e a presto!
Rockline: Grazie per il vostro tempo e in bocca al lupo per il futuro!
Intervista a cura di: Urban Bolta
Foto: Karin Zelko
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