Totally Driven (2CD)
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Uriah Heep
Etichetta: Uriah Heep Records
Uscita: 2015
Voto: 4/5
I veterani del rock’n’roll mondiale, gli »immortali« Uriah Heep, l’anno scorso hanno festeggiato 45 anni di attività. Dopo il nuovo live album »Live At Koko«, nato dal tour di promozione dell’ultimo disco in studio »Outsider« (2014) – che, diciamocelo, non brilla certo per freschezza creativa – i ragazzi hanno pensato di rimettere nel lettore CD una vecchia compilation intitolata “Remasters: The Official Anthology”, uscita per la prima volta nel 2001, quando gli Uriah Heep passarono qualche breve anno sotto l’ala di una oscura etichetta, la Classic Rock Legends, per dare una rinfrescata al suo suono (forse è proprio questo viaggio nel passato a):aiutarli a ritrovare un po’ di freschezza creativa per il prossimo album in studio).
Visto che le uscite della band pubblicate dalla Classic Rock Legends sono sparite in un lampo dagli scaffali dei negozi di mezzo mondo, la mossa ha parecchio senso: così la compilation «perduta» torna finalmente a disposizione degli appassionati che si interessano alla band. Va aggiunto che la stessa etichetta, nel suo breve periodo di vita, è riuscita a pubblicare alcuni documenti live degli Uriah Heep davvero interessanti, tra cui »Acoustically Driven«, »Electrically Driven«, »Future Echoes of the Past«, »The Magician’s Birthday Party« e »Live in the USA«. Chissà che la band, con l’etichetta di proprietà fondata da poco, non riesca a ripubblicare anche questi live. E c’è dell’altro. Mick Box racconta che la band decise di registrare 27 brani come preparazione ai progetti »Acoustically Driven« ed »Electrically Driven«. Quindi non va intesa come un «best of», e questo è un bene. Ma non finisce qui. Nel 2004 una delle tante etichette europee a basso budget pubblicò, all’insaputa della band, la stessa identica compilation con il titolo »Uriah Heep’s Gold: Looking Back 1970-2001«. Accidenti.
Se questa compilation non avesse qualcosa di speciale, ristamparla sarebbe praticamente inutile, visto che nei negozi ci sono un trilione di altre raccolte della band. Per svelare di nuovo al pubblico queste chicche, gli Uriah Heep hanno dovuto quindi tornare al 2001. In quel periodo erano finiti in una specie di vicolo cieco creativo, a corto di idee fresche per i propri pezzi. Nelle orecchie dei fan, però, risuonava ancora benissimo il loro album di allora, »Sonic Origami« (1998). Nella formazione di quel periodo suonavano ancora i celebri Lee Kerslake e Trevor Bolder, due musicisti che negli anni Settanta lasciarono un segno indelebile su alcuni dei dischi più rappresentativi dell’età dell’oro della band.
Su questa compilation la band rilegge i vecchi pezzi anni Settanta secondo le direzioni musicali di quel momento, quindi non stupisce l’influenza della produzione di »Sonic Origami« e l’aggiunta di sintetizzatori nel paesaggio sonoro di alcuni classici, che nelle versioni originali, quelle grezze, contengono solo il suono corposo e compatto dell’Hammond del leggendario Ken Hensley. Oggi gli Uriah Heep suonano infatti i classici dei Settanta in modo molto più retro di come li suonavano ancora all’inizio del nuovo millennio, cioè quando questa compilation fu registrata. Anche le armonie vocali funzionano diversamente da oggi, grazie ai cori di Bolder e Kerslake, che suonano molto più vicini agli originali rispetto alle armonie vocali che gli Uriah Heep costruiscono oggi. È logico. Anche Bernie Shaw suona molto più fresco e potente di quanto non faccia sull’ultimo lavoro in studio o sui palchi degli ultimi tre anni. Gli anni passano in silenzio, si sa.
Queste osservazioni pesano ancora di più alle orecchie, considerando il suono della registrazione del 2001, perché il nuovo look sonoro del 2015 ha messo su disco un paesaggio sonoro particolarmente curato, dove senti cadere uno spillo. I contrasti sono levigati al massimo, comprese le armonie vocali a più voci e l’eterno intreccio del dialogo, inconfondibile, tra tastiere e chitarra, che da sempre costruisce il suono tipico su cui poggia la carta d’identità musicale della band. Allo stesso tempo, il calore vivo e organico del suono resta intatto. La nuova veste sonora è quindi davvero ottima rispetto al suono originale della compilation del 2001.
Sicuramente un bel documento per celebrare i primi 45 anni, con una scelta di brani un po’ diversa da quella che ci si poteva aspettare. Soprattutto il secondo dischetto fa l’occhiolino ai lavori più recenti della band, ovvero a pezzi che gli Uriah Heep da un bel po’ non inseriscono più nel repertorio live. Speriamo soprattutto in due cose. Che con questo gesto gli Uriah Heep rinfreschino anche le scaletta dei concerti, e che magari ricevano un indizio su come ridare freschezza creativa al nuovo materiale. Soprattutto per quanto riguarda la compattezza del suono, che, a dirla tutta, a forza di rincorrere la ricapitolazione continua del sound anni Settanta, letteralmente frena l’evoluzione della band. Anche se si potrebbe concludere, al tempo stesso, che dopo 45 anni di vita gli Uriah Heep non hanno più bisogno di alcuna evoluzione. Ma se David Bowie si è evoluto per tutta la carriera, se si evolvono i Rush e qualcun altro della generazione dei contemporanei degli Uriah Heep, non c’è scusa che tenga per far restare gli Uriah Heep fermi al punto morto della loro creatività.
Formazione
Bernie Shaw – voce
Phil Lanzon – tastiere, cori
Mick Box – chitarra, cori
Trevor Bolder – basso, cori
Lee Kerslake – batteria, cori
Produzione
Pip Williams
Tracklist
CD1.:
1. Gypsy
2. Traveller In Time
3. Bird Of Prey
4. Sunrise
5. Rain
6. Come Away Melinda
7. Return To Fantasy
8. Look At Youself
9. Come Back To Me
10. The Easy Road
11. Sweet Freedom
12. Why Did You Go?
13. July Morning
14. Easy Livin’
CD2.:
1. Between Two Worlds
2. Only The Young
3. Different World
4. Love In Silence
5. Blind Eye
6. Wonderworld
7. Stealin’
8. Time Of revelation
9. Cross That Line
10. More Fool You
11. Universal Wheels
12. The Golden Palace
13. Lady In Black