Kontra kontroli

0 3

Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Indust-Bag
Etichetta: PureZen Records
Uscita: year
Voto: 4.5/5

Ecco qua! I vecchi punk nel 2015 colpiscono ancora, e per la seconda volta. Dopo i V.I.A. Ofenziva, che dopo anni e anni di “calci e rincorse” sono finalmente riusciti a partorire il loro primo album in studio »Bele rože«, sulla scena torna, a quindici anni di distanza dall’ultimo vero album in studio, anche la band di Metlika Indust-Bag. Cosa chiedere di più?

Gli Indust-Bag sono una vera leggenda della scena slovena, e non solo: lo sono stati anche nei territori della defunta ex patria comune. Pare siano nati già nel lontano 1979. Come numero di uscite non hanno mai brillato, ma questa formazione ha sempre avuto la caratteristica di spostare e alzare di continuo l’asticella dell’evoluzione del proprio suono e del proprio stile. Dal purismo puntato sulla devastazione punk, intriso delle influenze della new wave degli anni Ottanta, che si definiva anche per lo spettrale tappeto di sintetizzatori, il sound si è plasmato piano piano in una postura più diretta, “retro-classicamente rock”, dove la band flirta con astuzia con elementi di rock’n’roll e blues e, grazie a un suono di chitarra incredibilmente corposo e succoso, tiene vivo tutto lo sguardo sonoro rivolto al live. In sostanza, l’essenzialità rock messa in fila nella maniera più autenticamente nuda che il rock’n’roll possa offrire.

Visto che gli Indust-Bag sono stati infilati nel cassetto del punk rock, la band si distingue per un maggiore impegno nella costruzione degli arrangiamenti. Proprio questa cartolina rock’n’roll semplice, dallo sguardo rivolto alle origini e incrociata col punk, dà la risposta al perché oggi gli Indust-Bag (per dirla con la caricatura più bizzarra) tirino più verso gli Steppenwolf che, per dire, verso i Tubeaway Army. Quello che distingue la band dal sacco dei suoi contemporanei del punk rock sloveno, con in testa Pankrti, Lublanski psi, Otroci revolucije, Niet e qualcun altro di quell’epoca, è che gli Indust-Bag si impegnano di più nel modellare le canzoni in sé, che non restano per forza dentro la classica casella del punk, quella dello stereotipo standard della sensibilità slovena. Anche nel nuovo album ai motivi principali vengono spesso aggiunti ornamenti di chitarra, confezionati con la finezza del minimalismo, e anche la linea di basso (nella title track) può staccarsi dal riff di chitarra principale: così gli Indust-Bag creano contrasto, colorano gli arrangiamenti e riempiono in modo super efficace lo spazio disponibile del paesaggio sonoro. Possibile anche la modulazione della melodia all’ingresso nei passaggi mid-eight (V nas je strast) e un efficace cambio d’atmosfera nei pezzi. Proprio questa varietà del riffing rock purosangue, che si intreccia col carisma punk, apre a possibili paralleli anche con band di respiro internazionale. Certe mosse, in altre storie, potrebbero infatti averle usate gruppi come i Motörhead originali (quelli dei Settanta; la title track, soprattutto per la sua cinetica riff-ritmica sporca e rock’n’roll), i The Cult (alcuni inserti dell’iniziale Ni upora, ma in generale anche per l’approccio vocale di Goran) o, nella versione leggera ma sempre graffiante e incisiva, i The Ramones (Za dober model). L’energia, in ogni caso, si può paragonare anche a quella di band della nostra vicina del sud, e la prima che salta in mente sono i Majke.

Gli Indust-Bag si staccano dal resto della divisione punk rock slovena anche per un livello più alto di musicalità. Sia nelle linee vocali di Goran, sia nel contributo della parte strumentale della squadra. Per questo non stupisce che a tratti si possano cercare paralleli sonori con i Mi2, di impronta pop. La melodia, infatti, appartiene al carattere del “pacchetto” sloveno-geografico.

La prova vocale di Goran è quella di sempre. Resta quindi nello standard dell’eccesso vocale Indust-Bag, come c’era da aspettarsi (e pretendere). Il suo approccio vocale è rimasto immutato per tutti i lunghi anni di vita della band. Goran è virile e tagliente, appassionato: senti le emozioni sgorgare fuori mentre il tipo si getta anima e corpo sui versi. Il tutto in sintonia con la predica di versi concisi e sinceri, di una poesia succosa. È chiaro che i testi di un album così li ha scritti un uomo della generazione che ha messo la musica punk sulla mappa del rock, come strumento di rivolta contro ogni conformismo. Tanto tempo fa. Musicisti così, infatti, oggi non ne fanno più. Per questo gli Indust-Bag sono una band con un carisma artistico perfettamente riconoscibile e rifinito, che ne definisce il carattere musicale originale, riconoscibile a un miglio di distanza.

I dettami taglienti tirano fuori una dose di melodia sopra la media (per lo standard del punk rock sloveno in generale), mentre Goran, con una voce virile dal registro medio-basso, che ogni tanto ricorda quanto sia compatibile con la new wave di moda negli anni Ottanta, fa i conti senza compromessi con l’insostenibile stato dell’esistenza nel meraviglioso nuovo (pazzo) mondo. L’album esprime il dissenso verso la capitolazione del popolo sotto l’armata di sanguisughe di dubbia morale ed etica, che da più di due millenni ci impone una vita in maschera! Il motore di base della vita in maschera è la paura immaginaria e la brama di controllo (il consumismo è controllo), che ci porta sicurezza dalla paura immaginaria. Ciò che è immaginario non è reale. Quindi viviamo vite false. Sia la paura che la giustizia sono, in questo sistema, un’illusione perfetta, e in entrambe crediamo ciecamente. E ci prostituiamo, vendiamo la nostra dignità per un ciuffo di attenzione. È chiaro che in una situazione così la rivolta non ci sarà mai. Basta leggere i versi dell’iniziale Ni upora, una critica alla generazione di drogati di Facebook “avvolti nel cotone sterile della mamma”, cresciuta di recente in versione “filoamericana”, che un giorno dovrebbe prendere in mano la guida del paese, e alla loro apatia totale, al loro grigiore intellettuale. Hanno capitolato subito. Prima ancora che qualcuno gli chiedesse un’opinione. E se anche le hanno espresse, può capitare che le definiscano in un attimo schizofreniche e gli offrano pillole calmanti. Come fossero caramelle. Così il controllo, ovviamente, è più facile.

Anche la copertina. Perfettamente punk nel design più autentico. Già al primo sguardo capisci subito di cosa si parla, senza giri di parole. Servizio punk al sapore del rock più genuino! Il motivo del filo spinato che Cerar ha steso di recente al confine tra Slovenia e Croazia, gli Indust-Bag l’hanno tirato intorno al pianeta intero. La verità è qui. Abbiamo paura. E il controllo è la nostra unica soluzione. Al prezzo della libertà venduta. Viviamo quindi in una prigione planetaria. Fino a quando? Le domande restano sempre le stesse. Probabilmente resteranno tali fino alla fine dell’umanità.  Comunque sia. Lucidità e sarcasmo catturati su questo disco, in cui nel nero del meraviglioso nuovo mondo la band tira fuori ancora una sana strada verso la cazzeggiata rock’n’roll, lasciano aperti i finali delle storie nelle canzoni: segno che nei ragazzi cova ancora la speranza in un domani migliore e la voglia di ribellarsi!

Questo album è un assalto punk rock’n’roll perfettamente “spogliato”, che nella sua sincerità non potrebbe essere interpretato in modo più autentico. I pezzi hanno cotto a lungo, ben 15 anni (forse anche di più), e con questo disco gli Indust-Bag garantiscono che nelle vene del quartetto ribolle la potenza di passioni indomite. I ragazzi sprigionano l’energia di stalloni imbizzarriti, come nei mitici anni Ottanta, e affrontano l’esecuzione con un ardore a sangue pieno. Nei loro cuori non è cambiato niente. »Kontra kontroli« è probabilmente uno dei migliori dischi rock usciti nel campo del punk sloveno nell’ultimo anno, se non addirittura il migliore. Speriamo che la sua qualità dia ai ragazzi le ali e la spinta per tornare a farsi vedere più spesso sui palchi e per mettersi presto al lavoro su nuovo materiale originale.  Per il prossimo album in studio, ovviamente. Che battano il ferro finché è caldo. Fino ad allora ci godremo un mondo mettendo in rotazione l’album »Kontra kontroli«.

Indust-Bag – V nas je strast (video):

Formazione

Goran Jarnevič – voce, chitarra
Andrej Pečarič – chitarra, voce di accompagnamento
Boris Vinski – basso, voce di accompagnamento 
Izidor Ivanovič – batteria, voce di accompagnamento 

Produzione

Tomaž Maras

Tracklist

1. Ni upora
2. Kontro kontroli
3. Vrtenje
4. Padamo do dna
5. V upanju
6. Iz ust do solz
7. Za dober model
8. Podkupljiv
9. Bliža se dan
10. V območju napoja
11. V nas je strast 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie