Toto – ancora una volta convincenti a Mantova
Autore: Jernej Vene
Luogo: Palabam, Mantova, Italia
Data del concerto: 31.03.2007
Numero di spettatori: 4000
Prezzo del biglietto: 28,75 Eur
La band rock americana Toto ha pubblicato l’anno scorso l’album Falling in between, e la sua promozione va avanti ormai da più di un anno. Quest’anno i Toto festeggiano trent’anni di carriera. Di successi ne hanno avuti parecchi, e tra questi sicuramente conoscete Africa e Rosanna. Quest’ultima ha vinto tre Grammy, esattamente come l’album Toto IV nel 1982.
Gli intenditori di buona musica della Slovenia non si perdono i concerti dei Toto, se sono più o meno a tiro da casa nostra. Il primo aprile di quest’anno era riservato alla trasferta a Mantova, città del nord Italia che sta una trentina di chilometri a sud della più famosa Verona. Ci siamo ritrovati in quanto basta per un pullman e l’avventura domenicale è partita. In realtà era più una gita in famiglia che un’avventura, perché è filato tutto liscio come l’olio (anche il pullman si è scaldato presto, in una mattinata piuttosto umida). A metà pomeriggio eravamo a Mantova, nella periferia dei centri commerciali, dove sorge anche il moderno Palabam. Tutto intorno un mare di macchine, con gente che, col tempo schifoso che faceva, aveva deciso di andare a fare shopping nella propria Mecca. Ma da noi è uguale, da quando gli yankee ci hanno insegnato come si spendono i soldi, no? Tic tac, ed ecco arrivare un bus a due piani, da cui sono scesi Leland Sklar (il bassista dei Toto, che al momento sostituisce Mike Porcaro, malato) e Tony Spinner, chitarrista e cantante aggiunto, che hanno chiesto agli addetti alla sicurezza dove potevano parcheggiare. Da veri professionisti non hanno fatto le star, a differenza di quelli che vorrebbero esserlo ma ne hanno ancora di strada da fare, e di solito se la tirano parecchio. Con i Toto vale sempre la prima scelta.
Il ritiro dei pass stampa è filato senza intoppi, così io e Tadej, il capo della spedizione, siamo entrati subito in sala e abbiamo agganciato per la manica il bassista Sklar, che ha risposto volentieri a qualche domanda. Ci ha detto che aveva accettato l’invito a entrare al volo nella band appena aveva sentito i pezzi dell’album Falling in between. Per lui era una bella sfida, e la scaletta di un concerto intero se l’è imparata in cinque giorni!!! Quando siamo rimasti mezzi senza parole, ha sorriso beffardo e ha detto che quello è semplicemente il suo lavoro. Gli abbiamo detto che l’avevamo già visto a Vienna e a Zagabria con Phil Collins, e lui ha aggiunto che lavorare con Collins è divertentissimo, proprio come con i Toto. Il tempo stringeva e ci siamo salutati amichevolmente. Gli organizzatori ci avevano sistemato tutto quello che serviva, ma purtroppo la sicurezza locale non era proprio all’altezza, tanto che per un po’ abbiamo pensato di dover fotografare il concerto dal pubblico. Anche questo si è poi risolto, e i risultati li potete vedere nelle foto.
I Toto hanno aperto con due pezzi dell’album più recente (la title track e King of the world), dove si è sentita la maestria di tutti gli strumentisti, soprattutto nell’intelligente dialogo tra tastiere e chitarra. È seguita Pamela (dall’album Seventh one), dove al cantante Bobby Kimball si è spento il microfono, cosa che si è ripetuta ancora qualche pezzo dopo. Vabbè, la tecnica si può sistemare, la voce invece no, soprattutto se il signore non è più giovanissimo. Quella sera Kimball non era all’altezza del compito. Fa sempre più fatica a cantare le note lunghe e acute, gli manca il fiato e a tratti si vede chiaramente che soffre da morire, perché vorrebbe dare tutto. Nell’angolo posteriore sinistro del palco teneva una specie di medicinali o lenitivi per la voce, cioè per la gola, a cui tornava dopo ogni passaggio vocale faticoso.
Il primo singolo dell’album più recente era Bottom of your soul, dove Lukather ha usato per la prima volta la chitarra acustica e ha infuso a un bel pezzo lungo una delicatezza che hanno solo i grandi. Lo hanno aiutato parecchio il tastierista Phillinganes e il chitarrista Spinner, che hanno arricchito il suono con le armonie vocali. A fine pezzo, mentre cambiava chitarra, Lukather ha sbraitato contro il suo tecnico; per cosa, per fortuna lo sanno solo loro due (i chitarristi sono animali lunatici, quando si parla di strumenti).Caught in the Balance (dall’album Mindfields) ha regalato un bel suono e belle proiezioni (su due schermi laterali e uno centrale), ma purtroppo a offuscare l’esecuzione ci ha pensato l’interpretazione di Kimball. Dopo è toccato a Don’t chain my heart (dall’album Kingdom Of Desire), che ha entusiasmato con un’introduzione rivisitata, dove a prendersi gli applausi è stato l’assolo di Lukather, mentre nella parte centrale Lukather e Phillinganes si sono scambiati gli accenti musicali.
Il classico Hold the line ha fatto dondolare sul serio il pubblico, trascinandolo in un godimento rock, e dopo Lukather, che si occupa sempre di tenere i contatti con la platea, ha annunciato il più bel figlio di don Vito Corleone, Tony Spinner, che ha preso il ruolo di cantante principale in Stop loving you, con cui è iniziata la parte acustica del concerto (Phillips suonava un set di batteria più piccolo). I’ll be over you Lukather l’ha eseguita con vero sentimento, ed era toccante sentire la partecipazione soprattutto della parte femminile del pubblico, che cantava con dedizione. Lukather ringraziava con un Molto grazie e chiedeva alla gente quanti fossero i musicisti. Ovviamente quasi tutti hanno alzato la mano. Alla domanda su quanti conoscessero la musica, non l’ha alzata quasi nessuno. Gli italiani e le lingue straniere, che vuoi farci…
A chiudere la parte acustica, Greg Phillinganes ha conquistato il pubblico con un assolo di tastiere prima cupo, poi sempre più luminoso. La dinamica del suo intervento era davvero toccante. È seguita Rosanna, all’inizio una variazione jazzistica e un po’ vaudeville, sghemba, sul tema noto, dove i musicisti hanno mostrato di che calibro sono. Hanno sostenuto la melodia famosa con accordi di cui all’inizio non capisci se c’entrano o no. Dopo aver suonato il primo terzo del pezzo, con una pausa di un secondo sono passati alla versione che tutti conosciamo di Rosanna, come ai concerti del tour dell’anno scorso (Belgrado, Graz, ecc.). Lukather e Phillinganes si sono di nuovo scambiati le linee principali, il primo nel frattempo si grattava il sedere, e in mezzo hanno infilato anche il tema principale di Birdland, il pezzo dei giganti del jazz rock Weather Report, per poi riportare la cosa da maestri a Rosanna. I’ll supply the love, Isolation e Gift of fatih hanno acceso ancora di più il pubblico, portandolo verso i picchi della serata.
Il pezzo Kingdom of desire è stato lo spunto per l’assolo di Lukather. Visto che era già bello sudato, non ha avuto problemi ad attaccarsi una paletta di plastica sulla fronte, dove è rimasta per qualche decina di secondi, proprio mentre iniziava un assolo tranquillo, di taglio jazz. Ovviamente la plastica è presto finita in mezzo al pubblico. A dare una mano a Luke sono stati Sklar e Phillips, mentre Steve in un’apparizione breve ma efficace ha dimostrato di essere ancora tra i migliori chitarristi del mondo. Il controllo del suono è incredibile, ha un senso magnifico di quando e come suonare ogni nota, cade quasi inconsapevolmente in uno stato di estasi e dalla chitarra tira fuori sempre nuove combinazioni armoniche. Lukather, Phillinganes e Sklar hanno poi suonato una melodia breve ma piuttosto complessa, ripetendola durante l’assolo di batteria. Simon all’inizio ha suonato con loro, poi si è esibito nel suo numero. È un batterista dal tocco raffinatissimo, non c’è un colpo di troppo, ma quello che mi ha entusiasmato di più è stato che gli altri tre non hanno perso il ritmo del loro pezzo nemmeno per un istante. Dal punto di vista musicale sono le cose più difficili, quelle in cui si vede chi sa suonare. E i Toto sanno suonare.
Steve Lukather è un maestro dell’intrattenimento, a volte nelle sue battute si spinge un po’ oltre il limite, e Mantova ha visto il loro show addirittura il 1° aprile, così Steve si è preparato di conseguenza. Ha presentato i membri della band: Greg Phillinganes è stato direttore musicale di Michael Jackson e Stevie Wonder, e ovviamente Lukather ha fatto tutta la presentazione con la voce di Michael Jackson. Risate a non finire! Di quella leggenda di Lee Sklar, Lukather ha detto che si conoscono da trent’anni e che è contento di averlo con loro. A Mike Porcaro, il bassista di sempre, abbiamo augurato da lontano una pronta guarigione, e Luke si è ricordato del fratello di Mike, Jeff. Dalla sua morte sono passati più di quattordici anni, ma Luke pensa a lui ogni giorno. Ha preso fiato e ha cominciato ad asciugarsi gli occhi con la manica…Di certe cose non si scherza di sicuro, nemmeno il primo aprile. Presto si è ripreso….Hanno tirato via Taint your world e Gypsy train, in mezzo si sono divertiti con la hit di Dean Martin That’s amore con la voce di Marlon Brando (Don Corleone) e con quella hanno presentato il cantante Kimball, Luke ha presentato Simon Phillips come il membro più bello delle Spice girls, cosa che si vedeva anche sul grande schermo, dove la testa di Simon era stata montata sul corpo di Victoria Beckham. La testa di Lukather invece (senza capelli) era stata impiantata sul corpicino di un neonato bello cicciottello, in compagnia di un cagnolino rugoso che gli somigliava. Siccome Luke guardava il pubblico, ovviamente non vedeva cosa succedeva sullo schermo. Il tizio delle luci lo prendeva in giro togliendo l’immagine dallo schermo ogni volta che Luke si girava per vederla. Al quarto tentativo ce l’ha fatta e rideva come un matto.
Africa ha chiuso il concerto, e siccome il grande tastierista David Paich non c’è più, l’ha cantata e suonata Greg Phillinganes. Verso la fine del pezzo sono usciti di scena uno dopo l’altro, l’ultimo è stato Phillips. Nel bis hanno suonato la veloce Drag him to the roof (dall’album Tambu), dove Greg e Luke si sono di nuovo messi in luce. Sul palco non c’erano amplificatori, e il suono complessivo era accettabile, forse in fondo alla sala c’era solo un po’ troppo eco, ma lasciamo stare i dettagli.
Resta comunque un’interpretazione vocale (con l’eccezione di Kimball) e strumentale brillante, che molti non raggiungono nemmeno in sogno. Lo dimostrano ogni volta. Insomma, un concerto di cui faccio fatica a trovare abbastanza giudizi e reazioni positivi. Ai vecchi lupi di mare della musica le idee non sono ancora finite: nella chiacchierata dopo il concerto Lukather ha annunciato il suo album solista per la fine del 2007, e piano piano stanno preparando anche nuovi pezzi inediti. Il presto del lunedì mattina è arrivato in un lampo anche grazie al piacevole viaggio di ritorno verso casa, per il quale ringrazio Concert Freak.
Jernej Vene
Scaletta
01. Falling In Between
02. King Of The World
03. Pamela
04. Bottom Of Your Soul
05. Caught In The Balance
06. Don’t Chain My Heart
07. Hold The Line
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parte acustica
08. Stop Loving You
09. I’ll Be Over You
10. Cruel
11. Solo Greg Phillinganes
12. Rosanna
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medley
13. I’ll Supply The Love
14. Isolation
15. Gift Of Faith
16. Kingdom Of Desire
17. Solo Steve Lukather
18. Solo Simon Phillips
19. Taint Your World
20. Presentazione della band
21. Gypsy Train
22. Africa
23. Drag Him To The Roof
Steve Lukather – chitarra, voce
Bobby Kimball – voce, tamburello
Simon Phillips – batteria
Greg Phillinganes – tastiere
Leland Sklar – basso
Tony Spinner – chitarra, voce
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